Serie tv, la stagione delle donne in crisi: tutti i titoli in arrivo
di Alessandra De Tommasi , di Alessandra De TommasiDonne sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi no, molto peggio: stando alle serie in TV di questi giorni e dei prossimi a venire, l’universo femminile si trova in emergenza perpetua. Le serie, infatti, dipingono uno stuolo di protagoniste letteralmente a pezzi, che dondolano sul baratro in attesa di capire che piega prenderà la loro vita.
Provaci ancora, Billie!
Già il titolo è tutto un programma, come per I Hate Suzie Too, seconda stagione della dark comedy britannica in arrivo il 30 dicembre su Sky Serie e NOW. Per chiudere l’anno, insomma, con una maratona di disavventure, scelte sbagliate e autocommiserazione. Suzie somiglia moltissimo a colei che l’ha interpreta e l’ha creata, Billie Piper: ex cantante, ex attrice di fantascienza, ex moglie. Il concetto di “ex” racchiude la sua essenza: sembra, infatti, che tutto ciò che di buono le sia accaduto ormai appartenga al passato (sia prossimo che remoto). Nel primo ca…
Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi no, molto peggio: stando alle serie in TV di questi giorni e dei prossimi a venire, l’universo femminile si trova in emergenza perpetua. Le serie, infatti, dipingono uno stuolo di protagoniste letteralmente a pezzi, che dondolano sul baratro in attesa di capire che piega prenderà la loro vita.
Provaci ancora, Billie!
Già il titolo è tutto un programma, come per I Hate Suzie Too, seconda stagione della dark comedy britannica in arrivo il 30 dicembre su Sky Serie e NOW. Per chiudere l’anno, insomma, con una maratona di disavventure, scelte sbagliate e autocommiserazione. Suzie somiglia moltissimo a colei che l’ha interpreta e l’ha creata, Billie Piper: ex cantante, ex attrice di fantascienza, ex moglie. Il concetto di “ex” racchiude la sua essenza: sembra, infatti, che tutto ciò che di buono le sia accaduto ormai appartenga al passato (sia prossimo che remoto). Nel primo capitolo, investita dalla divulgazione di foto intime, si è ritrovata senza carriera e senza matrimonio anche perché la fellatio in una delle immagini incriminate ha fatto capire al marito di essere stato tradito. Nei nuovi episodi Suzie non si trova affatto a tutta velocità sulla via maestra della redenzione. Anzi. Scrocca un posto letto alla sorella incinta, si presta alle becere strategie di un reality e fallisce persino nel tenersi stretto l’amore del figlio. Un disastro su tutta la linea, una favola nera senza morale.
Che campi a fare?
Davanti alla tomba dell’amante, Valeria Golino si lancia in un corso accelerato su sesso e piacere. Senza il quale a suo dire ha poco senso tirare avanti. Questa, ovviamente, è una parafrasi elegante di quanto zia Vittoria – così si chiama il suo personaggio – dice alla nipote adolescente Giovanna (l’esordiente Giordana Marengo). Succede ne La vita bugiarda degli adulti (dal 4 gennaio su Netflix), l’adattamento dell’omonimo romanzo di Elena Ferrante (edito da E/O in Italia). Anche in questo caso vale il “nome omen”: sullo sfondo di Napoli negli Anni Novanta si consumano segreti, menzogne e attriti domestici mai sopiti. Vittoria, infatti, non ha fatto un passo fuori dal Pianto, dalle quattro mura domestiche dov’è nata e cresciuta e dove ancora vive. Guarda con astio e da lontano la vita agiata del fratello professore Andrea (Alessandro Preziosi), ma in realtà in questo sottobosco si trova benissimo. Non prova imbarazzo quando entra in cortile e trova la vicina addetta a fare la ceretta ad un’amica. Anzi. Il disagio nasce dallo scollamento della realtà che l’ha portata ad adagiarsi in una finzione a cui ha iniziato a credere.
Parenti serpenti
È in ottima compagnia perché la categoria dei parenti serpenti resta tra le più popolate (e non solo sul piccolo schermo). L’elenco di figlie alle prese con genitori inadatti, anaffettivi o pericolosi sta ufficialmente per allungarsi. Merito anche di almeno due fuoriclasse della recitazione, che sullo schermo prestano il volto a padri inesistenti. Il primo è Jean Reno, che su AppleTV+ mette in scena Quello che non ci siamo detti, una commedia francese agrodolce presentata in anteprima al Festival della TV di Monte-Carlo e tratta dall’omonimo romanzo di Marc Levy (BUR). Michel è uno che sceglie un modo estremo per raddrizzare i torti di una genitorialità fallimentare: dopo la morte fa recapitare alla figlia Julia (Alexandra Maria Lara) un androide con le sue sembianze, ricordi ed emozioni per concedersi una seconda chance nel rapporto. A termine, però: le batterie si scaricano dopo una settimana. La ragazza, che di fatto ha vissuto come fosse un’orfana per tutti i momenti della propria esistenza – incluso il giorno delle nozze – non può essere biasimata per la reazione scomposta a questo regalo a dir poco teatrale.
Fuori dalla galera, fuori dalla mia vita
Di sicuro la capirebbe bene la figlia di Sylvester Stallone in Tulsa King (dal 25 dicembre su Paramont+): Dwight è un boss mafioso che passa 25 anni in carcere da innocente e, una volta uscito di prigione, viene pure silurato ed esiliato dalla famiglia. Un benservito immeritato, insomma, ma su cui lui potrebbe anche passare sopra, se non fosse per quella che considera ancora la sua bambina. Lei, invece, proprio non ne vuole sapere di cucire quello che definire “uno strappo” sarebbe a dir poco un eufemismo.
Una mamma per… figlia
Ci sono poi situazioni in cui i ruoli si ribaltano, ma non in senso tenero come in Una mamma per amica. Nel caso di Ginny & Georgia (dal 5 gennaio su Netflix con la stagione 2) i risvolti sono penosi e anche drammatici. La madre in questione (Brianne Howey) ha una di quelle classiche storie da teenager con gravidanze indesiderate, del tutto inadatta a ricoprire qualsivoglia ruolo adulto e quindi fonte di grandi problemi per la sua stessa prole. La ragazzina che ha messo al mondo (Antonia Gentry) si deve letteralmente far carico dell’inadeguatezza della genitrice abdicando al suo ruolo di adolescente e ricoprendo quello di baby sitter/badante. Già la pubertà è difficile, ma con Georgia come madre diventa un vero e proprio dramma senza fine e con troppi colpi di scena da parare.
Calamite per disastri
Un altro gruppo di signore a dir poco problematiche sono le colleghe spagnole di Sky Rojo, di ritorno su Netflix il 13 gennaio con la terza e ultima stagione. Dinamite pura e calamite attira-guai: definirle “sbandate” vorrebbe dire far loro un complimento. In fuga perenne da prostituzione, droga e omicidi, finiscono sempre con gli uomini sbagliati raccontandosi che, in fondo, non hanno granché da perdere. Collezionano scelte discutibili, ignorano il senso del limite e si buttano a capofitto in ogni affare losco che capiti loro a tiro. Dicono di volere la libertà ma finiscono per imboccare ogni vicolo cieco nel raggio di chilometri: preferiscono le scorciatoie quindi, invece di accontentarsi di un’esistenza modesta ma dignitosa, giocano alla roulette russa con la propria vita.
Ricettatrice di scandali
Succede più o meno lo stesso a Camille (Alice Englert) de Le relazioni pericolose (il 1° gennaio va in onda l’episodio finale su Lionsgate+): vittima di un’infanzia indigente, umiliata e violentata da chi avrebbe dovuto proteggerla, diventa carnefice dell’alta società francese del XVIII secolo. In questo prequel dell’omonimo capolavoro letterario (che ha ispirato il film con Glenn Close) l’ex domestica ordisce trame per ottenere un titolo nobiliare e schiacciare l’aristocrazia parigina. Per farlo si serve di un amante spregiudicato e diseredato, Valmont (Nicholas Denton), e di una serie di lettere piene zeppe di confidenze incriminanti. In confronto Lady Whistledown di Bridgerton è un’educanda.
Giochi letali
Sempre a proposito di ficcanaso di professione che tendono a scavarsi la fossa con le proprie mani, un fulgido esempio arriva dal Brasile con Sguardo indiscreto (il 1° gennaio su Netflix). Qui una hacker di rara bravura diventa voyeur di una vicina sex worker ritrovandosi invischiata in una rete pericolosissima. Il punto di partenza – al netto dell’ambientazione e della provenienza geografica – resta molto simile: queste donne spezzate dalla vita, deluse dagli affetti o private della propria dignità cercano la voce che è stata loro tolta. Con ogni mezzo e a tutti i costi. Ne sa qualcosa Jen (Mairead Tyers), la protagonista sfortunata di Extraordinary (dal 25 gennaio su Disney+): vive in un mondo pieno di superpoteri ma lei è l’unica ad esserne sprovvista. In una prospettiva ribaltata e tragicomica, si ritrova suo malgrado senza grandi aspettative, già sconfitta sulla linea di partenza. Nel suo essere sopra le righe riesce a creare un legame con il pubblico, proprio come fanno le due donne di Killing Eve, che con questo progetto condividono i produttori.
Ancora una volta la fantascienza si conferma metafora di una condizione umana: lo conferma Hannah Wells (Billie Lourd), la scienziata che scopre un nuovo virus in American Horror Story: NYC (dal 28 dicembre su Disney+).
Con le loro idiosincrasie e fragilità le figure femminili seriali sembrano frutto dei nostri tempi, squisitamente attuali pur essendo sbriciolate, a pezzi e a tratti schiacciate dalle avversità o dalla propria natura. Sono quei momenti di rottura a renderle umane e accessibili e – perché no? – anche a farci sentire un po’ meglio dandoci anche il permesso di cadere in questa corsa a ostacoli chiamata vita.