Greta Esposito, da 'Mare fuori al 'Gattopardo': "Mi piace dire bugie, con questo lavoro tengo a bada la mia disonestà"
di Gianmaria TammaroGreta Esposito, attrice, napoletana, nata nel 2001, ama il suo mestiere. E, allo stesso tempo, è contenta quando può prendersi una pausa. Perché è importante, dice, non lavorare troppo, trovare una distanza tra sé stessi e i personaggi che si interpretano, e soprattutto avere modo di vivere. Sì, vivere: è una cosa di cui è particolarmente convinta. Non vuole lasciare la sua città, perché le piace e la trova sempre interessante. È cresciuta nel cuore di Napoli. Non è tifosa per scelta, racconta; è tifosa perché è giusto così, perché fa parte di lei, come tanti altri piccoli comportamenti. Non li cerca: arrivano da soli. Non le danno fastidio: sono naturali, organici, interiorizzati. Da bambina, ha fatto parte del coro del San Carlo. A 8 anni, ricorda, ha ottenuto il suo primo ruolo. Recitare è un modo per esorcizzare la disonestà che ci accomuna, e anche …
Greta Esposito, attrice, napoletana, nata nel 2001, ama il suo mestiere. E, allo stesso tempo, è contenta quando può prendersi una pausa. Perché è importante, dice, non lavorare troppo, trovare una distanza tra sé stessi e i personaggi che si interpretano, e soprattutto avere modo di vivere. Sì, vivere: è una cosa di cui è particolarmente convinta. Non vuole lasciare la sua città, perché le piace e la trova sempre interessante. È cresciuta nel cuore di Napoli. Non è tifosa per scelta, racconta; è tifosa perché è giusto così, perché fa parte di lei, come tanti altri piccoli comportamenti. Non li cerca: arrivano da soli. Non le danno fastidio: sono naturali, organici, interiorizzati. Da bambina, ha fatto parte del coro del San Carlo. A 8 anni, ricorda, ha ottenuto il suo primo ruolo. Recitare è un modo per esorcizzare la disonestà che ci accomuna, e anche per essere qualcun altro. Negli ultimi anni, Greta Esposito ha preso parte a: Mare fuori, Mental e Shake, disponibili in streaming su Raiplay; e ai film Qui rido io, Delta e Mixed by Erry. Prossimamente sarà nel Gattopardo di Netflix. Ci sono ruoli più belli e altri meno belli, ammette. Ha studiato Cinema e spettacolo, si è laureata con una tesi in Estetica, ed è felice quando le persone le dicono che sembra più grande.
Lei è originaria di Forcella, giusto?
"Io sono nata a Vicoletto San Giorgio ai Mannesi. Successivamente mi sono trasferita a Via Duomo. Mia madre era una studentessa fuorisede, e abitava lì. È arrivato prima mio fratello, poi io. Dopo Via Duomo, siamo andati in una traversa dei Quattro Palazzi. Sono sempre stata lì, insomma. In quella zona. Nel centro storico di Napoli".
Ha frequentato il liceo di Piazza del Gesù.
"Sì, il Genovesi".
Pensandoci, non è un periodo così lontano.
"Sono passati circa cinque anni. Mi sono diplomata a 17 anni. Ho fatto la primina".
E com'è stato vedere tutti i suoi compagni di classe diventare maggiorenni?
"Io sono sempre stata una delle più piccole. E questo, in qualche modo, mi ha portata a confrontarmi presto con le persone più grandi di me. All'inizio, confesso, non è andata bene. Perché senti questa distanza, soprattutto alle elementari e alle medie. Al liceo no, l'ho sentita di meno. Avevo capito come comportarmi. Sono riuscita a integrarmi, e a non vedere più la pesantezza di quei due anni di differenza. È una cosa che mi è tornata utile anche dopo, all'università e sul lavoro".
In che modo?
"Se mi vede, mi dà 16 anni. Anche meno, probabilmente. Ma appena mi sente parlare le sembro più grande".
Se non sbaglio, è stata al Giffoni Film Festival come giurata.
"Ci sono stata per - credo - dodici anni. La prima volta che ci sono andata avevo 6 anni, e l'ultima volta, invece, 18".
Con gli amici della scuola e del Giffoni continua a sentirsi?
"Con alcuni sì. Di altri, onestamente, non ricordo né il nome né la faccia. Ma è normale. Non possiamo rimanere fermi nello stesso luogo, con gli stessi ricordi, per sempre. Giffoni è stata una parte fondamentale della mia vita; ci sono andata per dodici anni, dopotutto. Era un appuntamento che aspettavo con ansia".
È stata anche ospite, ultimamente.
"Sì, ed è stato molto bello per due motivi. Il primo: perché sono tornata in un posto che amo, con persone che ho sempre conosciuto, cambiando totalmente prospettiva. Ero io a rispondere alle domande, questa volta. E le dirò di più: all'inizio non ci volevo nemmeno andare, perché non mi sentivo adatta".
Il secondo motivo?
"Ho potuto raccontare la mia esperienza, e questo, per qualcuno, è stato importante. È stato un incontro estremamente interessante per quanto mi riguarda".
E invece, rispetto alle masterclass che ha seguito, ci sono state cose che, con il senno di poi, con l'esperienza diretta come attrice, ha rivalutato?
"Ricordo con estremo piacere una masterclass con Massimiliano Gallo: fu molto, molto bella. Semmai, ecco, le cose che non ho ritrovato come attrice sono state dette in alcuni degli incontri ufficiali con le star internazionali. Ovviamente c'è la tendenza ad addolcire la realtà per renderla più accettabile. Spesso si dicono mezze verità".
In che senso?
"A volte è necessario indorare la pillola. E quindi raccontare qualcosa che gli altri vogliono sentire. Certo, non sono storie fedelissime alla realtà, ma quando le ascolti hai voglia di viverle. Una bugia può essere detta a fin di bene".
Ed è per questo che ha deciso di fare l'attrice?
"No. La cosa che mi ha colpito di più dell'esperienza del Giffoni è stato poter vedere un film, discuterne con gli altri e incontrare professionisti di tutto il mondo. Non limitarsi, insomma, al nostro cinema. Ho capito il lato più pratico di questo mestiere. Però non è stato il festival a farmi dire: voglio fare l'attrice. È una cosa che mi chiedono spesso, com'è iniziato il mio percorso".
Ha trovato una risposta?
"Non c'è un momento in cui mi sono decisa. È un po' come se non l'avessi mai scelto. Non veramente. Facevo teatro da bambina, poi sono entrata nel coro del San Carlo. Questa è la conclusione di un processo. Forse non so fare altro. Ho pensato di fare architettura, ma non ci ho mai provato. Quello che mi è successo è quello che mi ha portato qui, oggi".
Qual è una delle verità taciute, nascoste, che non dicevano a quegli incontri del Giffoni?
"Che questo è un lavoro. Un lavoro vero, un lavoro come tanti altri. E non è così romantico come può sembrare. Io mi sento una privilegiata, a volte. Ed è una cosa che mi dà un fastidio atroce. Mi portano il caffè quando glielo chiedo; vengo protetta da tutti, ho un menù, mi vengono a prendere e mi riportano a casa a fine giornata. Ci riflettevo, lo dico onestamente. La gavetta è una merda, e lo so. E non l'ho superata. Però quando vedi questo mestiere così, quando sei sul set, capisci che privilegio che è. O almeno, ecco, è quello che sento io. Quest'aspetto non è mai venuto fuori in quei dibattiti; il mondo dello spettacolo è un mondo estremamente idealizzato. Io amo recitare. Amo stare sul set. Tutto quello che circonda l'azione e lo stop mi piace molto meno. Anzi, non mi piace per niente. Ma devi farne parte: devi. Perché è così che va".
Prima mi diceva questa cosa: che a vederla le danno meno degli anni che ha e che poi, quando la sentono parlare, si ricredono. Recitare è, in qualche modo, una sorta di riscatto? Un modo per continuare a vivere la sua adolescenza?
"Non ci ho mai pensato prima. Probabilmente sì. Però credo che sia anche qualcosa che non ho cercato: è successo, come le dicevo. Non mi sono mai analizzata dall'esterno, soprattutto quando ho cominciato a fare questo lavoro. Ricordo che quando ero bambina mi divertivo a giocare alla cassiera: ero da sola, a casa di mia nonna, usavo il suo comò come cassa, e parlavo con dei clienti che non esistevano. Forse lo facevo perché, come dice lei, ne avevo bisogno".
Qual è stato il suo primo ruolo?
"A 8 anni ho fatto parte del cast di Ho sposato uno sbirro di Carmine Elia, ed è stato divertente, poi, ritrovarsi sul set di Mare fuori. A 18 anni c'è stato Il commissario Ricciardi di Alessandro D'Alatri".
E poi Mare fuori.
"Tra le due stagioni è arrivato il ruolo di Qui rido io di Mario Martone, poi Mental. Subito dopo ci sono stati Delta di Michele Vannucci e Mixed by Erry di Sydney Sibilia. Quindi c'è stata una lunga, lunga pausa. Abbiamo girato Shake solo in estate. E ora sono di nuovo in pausa".
Queste pause le fanno paura o sono un sollievo?
"A me piacciono tanto. Servono. Quando non lavoro, non ci penso. Mi dedico, invece, alle mie passioni. Shake è finito ad agosto, e il mio prossimo set partirà a breve. Per me è fondamentale non lavorare in continuazione. Perché mi permette, dopo, di impegnarmi come si deve. Quello che raccontiamo, alla fine, fa parte di quello che viviamo. Di quello che, ogni giorno, osserviamo e sentiamo. Per fare questo lavoro, è indispensabile vivere".
Quali sono le sue passioni?
"Viaggiare. E studiare. Ho fatto Cinema e spettacolo alla Federico II; mi sono laureata a luglio, con una tesi in Estetica".
Qual era il tema di questa tesi?
"La mercificazione della cultura. Ora mi sono iscritta a un master di sceneggiatura alla Sapienza. Se mi vuole chiedere perché, non lo so nemmeno io. A settembre ho iniziato a studiare l'organetto, che è una cosa che mi piace tantissimo. E poi leggo, leggo tanto".
Che cosa sta leggendo adesso?
"Il libro di Paolo Calabresi, Tutti gli uomini che non sono. Storia vera di una falsa identità: è bellissimo".
Che rapporto ha con la sua famiglia? Vive da sola?
"No, ma mi piace autogestirmi. Mi piace essere libera".
Lei ama, ha detto, i teen drama. Trovarsi, ora, dall'altra parte con Mare fuori che tipo di esperienza è?
"Una di cui, le dico la verità, non mi sono ancora resa conto. Per me, le due stagioni di Mare fuori sono passate. Capisco che qualcosa è cambiato quando le persone mi fermano, mi chiedono una foto o mi fanno una domanda sul mio personaggio. Io provo sempre a preservarmi".
Come?
"Non ho TikTok, per dirle. In questi giorni, ho scoperto che è diventato virale un video in cui io e Maria Esposito balliamo. Ecco, me l'ha dovuto dire una mia amica. Tendo molto a far finta di non sapere o di non accorgermi di quello che sta succedendo. Non voglio lasciarmi coinvolgere. Mare fuori è diventato un'altra cosa, si è trasformato. Ha una sua indipendenza, ora. Non appena è arrivato su Netflix, ha raggiunto un altro pubblico. Ed è incredibile. Perché non è successo anche prima? Perché prima nessuno ne ha parlato nello stesso modo? Perché era sulla Rai?".
Perché? Glielo chiedo anche io.
"Non glielo so dire. Ora, però, devi vederlo. Devi. Per me fa parte del passato: come le dicevo, ho finito di lavorarci due anni fa. Sono andata avanti. È stata una bomba, sì, ma una bomba a scoppio ritardato".
Che tipo di rapporto ha con i suoi fan?
"Mi chiedono spesso di fare storie sul personaggio che interpreto in Mare fuori, di postare foto. È una domanda anche lecita, se vogliamo. Le persone si aspettano una certa cosa, da parte tua. Un certo comportamento. E se non lo fai, non riescono a capire perché".
Lei non si vuole omologare?
"Ma non è quello, via. Siamo tutti omologati. Non è così facile essere diversi. Mi piace fare quello che voglio fare, nient'altro".
Ha fatto Shake, che si ispira all'Otello di Shakespeare, e Qui rido io. Meglio Shakespeare o Scarpetta?
"Ma che domanda è? (ride, ndr) Tutti noi dipendiamo, direttamente e indirettamente, da Shakespeare. Anche Scarpetta. Cambia il tema".
Qual è il testo che sente più vicino?
"Shakespeare. Scarpetta fa parte della tradizione napoletana e quindi di me, ma Scarpetta è un'altra cosa".
C'è un ritorno al dramma? Soprattutto, specifico, al dramma generazionale. Per questo Shakespeare, che li ha sempre raccontati, è attuale?
"Credo di sì. La grandezza di Shakespeare sta nella sua abilità di parlare di temi universali. E tutte le storie, forse, ritornano lì. Anche Mare fuori: che cos'è, alla fine, se non Romeo e Giulietta? Quei testi, che raccontano i sentimenti, appartengono a tutti".
Tra qualche giorno partirà per il set de Il Gattopardo di Netflix.
"Non le posso dire niente, glielo anticipo".
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Non le voglio chiedere che cosa preferisce, se la televisione o il cinema. Secondo lei, però, la televisione offre più opportunità? Storie e ruoli più belli?
"Storie e ruoli più belli no. Spesso quando ti arriva la sinossi di una serie è sempre la stessa: cambiano giusto i nomi. Non è una questione di bellezza. Ma di opportunità, come diceva lei. In televisione si produce tanto, e quindi c'è tanto spazio per tutti. Il passo successivo, secondo me, sarebbe riuscire a rendere questi ruoli più interessanti".
Parliamo, per un attimo, di Mixed by Erry (dal 31 maggio su Netflix, ndr). Voleva fare parte del cast a tutti i costi, ha detto. Perché?
"Ho saputo di questo film prima ancora della pandemia; e ho cominciato prestissimo a fare da spalla ai provini di altri attori. Era diventato un tormentone, Mixed by Erry. Però, le dico la verità, volevo farne parte per vivere quell'epoca, quegli anni e una Napoli che ho conosciuto solo attraverso i racconti degli altri".
Perché è così importante, per lei, la sua città?
"Non voglio vivere altrove: voglio vivere a Napoli. Qui mi trovo a mio agio. È come quando conosci un bel ragazzo, e scopri che non è così interessante. Ecco, per me è così con le altre città. Napoli, invece, è un bel ragazzo ed è anche interessante. Molto interessante. Ha sempre qualcosa da dirti".
Qual è il suo film preferito?
"Gliene cito uno recente, ma non è il mio preferito in assoluto: La persona peggiore del mondo di Joachim Trier".
Proprio in questo film, c'è una scena in cui un fumettista viene costretto a confrontarsi con alcune delle sue vecchie storie che vengono giudicate sessiste. E lui, il fumettista, risponde: l'arte serve a questo; serve a far venire fuori la nostra parte peggiore e a permetterci di confrontarci con essa. È d'accordo?
"Assolutamente sì".
E vale anche per lei, con il suo lavoro?
"Vale, vale sicuramente. Non voglio aggiungere nulla di insensato rispetto a questa cosa. Penso che dica già tutto".
Però?
"Per me, fare l'attrice è un modo per veicolare la mia disonestà ed è, allo stesso tempo, un modo per attenuarla. A me piace dire bugie".
L'onestà, allora, è sopravvalutata?
"L'onestà non è identica per tutti, dipende dal nostro punto di vista, e quindi non esiste, secondo me, un'onestà assoluta".
Aveva ragione: sembra essere più grande della sua età.
"Per fortuna".