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‘The Continental’, la saga di John Wick diventa una miniserie. “Non è una replica del film e stavolta niente tecno ma disco music”

Una miniserie in tre parti, tre piccoli film, uno a settimana su Prime Video. L’intervista con il regista Albert Hughes
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La sfida per ogni serie tv che arriva ad espandere un universo cinematografico molto amato si gioca su due elementi: rimanere fedeli a un mondo cercando di fare qualcosa di nuovo. Ci prova The Continental, la miniserie in tre episodi da un’ora e mezza arrivata con i primi due capitoli su Prime Video, dall’universo di John Wick, negli anni reso fenomeno grazie alla regia di Chad Stehelski e soprattutto all’interpretazione di Keanu Reeves.

La serie torna molto indietro nel tempo in una New York anni Settanta ricostruita a Budapest dove il pubblico incontra un giovane Winston Scott che nei film è interpretato da Ian McShane, mentre nella serie è il trentenne Colin Woodell.


Protagonista è anche il Continental, elegante hotel della malavita e zona neutrale - una Soho Ho…

La sfida per ogni serie tv che arriva ad espandere un universo cinematografico molto amato si gioca su due elementi: rimanere fedeli a un mondo cercando di fare qualcosa di nuovo. Ci prova The Continental, la miniserie in tre episodi da un’ora e mezza arrivata con i primi due capitoli su Prime Video, dall’universo di John Wick, negli anni reso fenomeno grazie alla regia di Chad Stehelski e soprattutto all’interpretazione di Keanu Reeves.

La serie torna molto indietro nel tempo in una New York anni Settanta ricostruita a Budapest dove il pubblico incontra un giovane Winston Scott che nei film è interpretato da Ian McShane, mentre nella serie è il trentenne Colin Woodell.


Protagonista è anche il Continental, elegante hotel della malavita e zona neutrale - una Soho House per sicari fuori servizio e cacciatori di taglie - situato nel quartiere finanziario di New York. Cresciuto in Inghilterra, dove è diventato un abile truffatore Winston Scott, si ritrova nella New York della sua infanzia per combattere con un precedente proprietario, Cormac, interpretato da Mel Gibson.

Abbiamo intervistato il regista Albert Hughes che firma due episodi su tre. Night Two è diretto da Charlotte Brändström che ci ha raccontato: “Con Albert non siamo mai stati sul set insieme, quando io sono arrivata lui stava lavorando al suo episodio e poi stava lavorando alla preparazione del terzo capitolo mentre io giravo il mio. Però abbiamo lavorato praticamente con la stessa troupe, le stesse persone e loro sapevano come proseguire nella sua visione. Io ho lavorato in Svezia ad una serie Netflix due anni fa in cui io ho girato i primi due episodi e un altro regista gli ultimi tre ma una volta che lo stile di una serie è stabilito dal primo regista e poi tu fai del tuo meglio con quello che hai. La visione di ogni regista è unica e la regola è cercare di essere fedeli a qualcosa eppure nuovi”.

Mr. Hughes, come ha trovato l’equilibrio tra essere fedeli alla saga di John Wick e allo stesso tempo essere originali e diversi?
“È una sfida ma ci sono ottimi esempi a cui guardare da Noah Hawley con Fargo a Tony Gilroy con Andor, John Favreau con The Mandalorian, tutti alle prese con mondi già stabiliti che dovevano contribuire ad accrescere. Hanno fatto un ottimo lavoro e fondamentalmente hanno onorato il materiale d’origine mettendoci il loro tocco. Io ho avuto il vantaggio di lavorare a un prequel quindi ambientato nel passato, negli anni Settanta e di avere la possibilità di parlare a Chad Stahelski, regista della saga cinematografica. Abbiamo parlato a lungo di cosa ha influenzato la sua visione: dai film di spionaggio ai musical di Bob Fosse che per lui sono stati una grande ispirazione perché ha fatto con le scene d’azione quello che Fosse faceva con la danza. Lui ha chiesto a me cosa mi piaceva, quali erano le mie influenze… molte cose: i film degli anni Settanta, ma anche la musica di quell’epoca: io ho una mamma bianca che ascoltava i Pink Floyd e un padre nero che ascoltava James Brown. Dal punto di vista creativo avevo due mondi: i film noir e il mondo della disco music. Mi sono chiesto cosa voleva dire la disco per la gente: libertà, divertimento, notti folli. I film di John Wick hanno una colonna sonora tecno, scene nei club con deejay che mettono musica tecno ma da dove viene questo genere? Dalla disco music… L’ultima cosa che avrei voluto fare per i fan che amano John Wick è dar loro una replica esatta di quello che sono i film, a loro interessa l’universo ma anche qualcosa di nuovo. Un’emulazione non avrebbe avuto senso”.

La serie è puro intrattenimento, qual è stata la sfida maggiore delle riprese?
"Se avessi dovuto fare New York degli anni Settanta a New York sarebbe stato impossibile, ma noi l’abbiamo ricostruita a Budapest. C’è stata una grande pressione sui capireparto: costumi, scenografie, oggetti di scena, effetti speciali… Hanno lavorato ad un livello molto alto perché tutto doveva essere perfetto. Drew Boughton la nostra scenografa ha costruito da zero l’hotel Continental, ha costruito da zero Chinatown… abbiamo lavorato benissimo con la troupe ungherese e con ottimi location scout. Nella saga di John Wick ci sono luoghi pazzeschi, che siano orribili o opulenti, e noi dovevamo essere all’altezza. Quando racconti una storia in un tempo diverso dal presente è sempre una grande sfida perché tutto quello che si vede nell’inquadratura deve essere perfetto: lo sfondo, i modelli delle auto, gli abiti in ogni dettaglio. Non faccio un film contemporaneo dal 1992 o sono ambientati nel passato o nel futuro… Non so perché continuo a sottopormi a questa tortura”.

Quanto è stata importante l’idea dell’albergo che è mitico per i fan dei film?
“Fondamentalmente è lui la star della serie, è il posto dove tutto accade, un luogo misterioso e importante per i primi film di John Wick e il nostro scopo era di rivelare dei dettagli senza però rovinare il senso del mistero di questo luogo".

La colonna sonora è intensa. Come avete scelto le canzoni?
“Molte sono quelle della mia infanzia, quelle che ascoltavo a casa mia. Quando ascolti una canzone e cerchi di metterla da qualche parte deve essere cinematografica a livello di suono deve rispondere ad un senso di ironia, divertimento, gioco e noi abbiamo pescato dai Pink Floyd, Donna Summer, gli Who, Santana abbiamo creato un mix eclettico perché volevamo dare la sensazione al pubblico che fossimo tutti qui per divertirci. Senza dimenticare che poi la musica aiuta automaticamente a inserirsi in una dimensione nostalgica, anche se sei giovane la riconosci come una canzone d’altri tempi proiettandoti velocemente indietro nel tempo”.

Perché Colin Woodell per interpretare il giovane Winston Scott?
“Abbiamo fatto una lunghissima e complicata ricerca che teneva in considerazione diverse cose, tra cui anche la somiglianza, che però tutto sommato è una questione piuttosto superficiale. Volevamo un attore di pensiero, di ragionamento, con un rapporto forte con la macchina da presa, cercavamo qualcuno con le caratteristiche delle vecchie star di Hollywood e lui è tutto questo. Aveva una grande responsabilità perché doveva portarsi sulle spalle tutto l’arco della serie, non si trattava di un film da girare in 35 giorni, era importante che fosse pronto a un lungo viaggio. Inoltre doveva essere pronto ad affrontare le sequenze di combattimento e Colin è stato un partner fantastico da tutti questi punti di vista”.
 

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