Magic Johnson, un canestro pieno di storie
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaLe docuserie biografiche sui campioni dello sport si assomigliano tutte. E poi ci sono le eccezioni, che negli ultimi tempi hanno riguardato soprattutto cose di basket. Qualche anno fa grazie a un sapiente lavoro di scrittura e sceneggiatura ha fatto epoca quella dedicata a Michael Jordan (The last dance, Netflix). Da pochi giorni Apple Tv ha in catalogo questo They call me magic, in quattro parti: e qui non c’è stato bisogno di volare con l’inventiva.
La storia reale era più che sufficiente: Earvin “Magic” Johnson, asso del basket anni 80, di stanza a Los Angeles. Un semidio di talento e intelligenza in campo: fuori, pronto a concedersi di tutto in un percorso vitale che presenta snodi sbalorditivi – il rapporto con la moglie Cookie, per esempio. Finché una mattina (era il 7 novembre 1991) Magic annuncia di essere positivo al virus HIV. Che in quei mesi, per il 99 per cento dell’opinione pubblica, significava avere l’Aid…
Le docuserie biografiche sui campioni dello sport si assomigliano tutte. E poi ci sono le eccezioni, che negli ultimi tempi hanno riguardato soprattutto cose di basket. Qualche anno fa grazie a un sapiente lavoro di scrittura e sceneggiatura ha fatto epoca quella dedicata a Michael Jordan (The last dance, Netflix). Da pochi giorni Apple Tv ha in catalogo questo They call me magic, in quattro parti: e qui non c’è stato bisogno di volare con l’inventiva.
La storia reale era più che sufficiente: Earvin “Magic” Johnson, asso del basket anni 80, di stanza a Los Angeles. Un semidio di talento e intelligenza in campo: fuori, pronto a concedersi di tutto in un percorso vitale che presenta snodi sbalorditivi – il rapporto con la moglie Cookie, per esempio. Finché una mattina (era il 7 novembre 1991) Magic annuncia di essere positivo al virus HIV. Che in quei mesi, per il 99 per cento dell’opinione pubblica, significava avere l’Aids, essere in pericolo di morte, averlo contratto in quanto gay o dedito a droghe pesanti.
They call me magic ha le prime due puntate di storia sportiva, dagli inizi ai trionfi: la terza, quando arriva la sentenza dei medici, è tra le cose più emozionanti viste negli ultimi tempi. Sfilano testimonianze di primo livello, da Obama a Clinton, allo stesso Michael Jordan. E no, non servivano davvero voli autorali, per una delle storie più clamorose e dense di significato che abbiano attraversato il mondo, alcuni decenni fa.
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“Da tempo voglio fondare un comitato nazionale di liberazione di Freccero da sé stesso”. (Bruno Voglino, Il Venerdì)