Sullo schermo da pochi minuti, in un vicolo sporco dell'Anello commerciale di Kafrene, Cassian Andor - è interpretato da Diego Luna - uccideva a sangue freddo l'informatore ferito per non farlo catturare dagli assaltatori, poi fuggiva da solo con i dati: un comportamento, il suo, che non ci si aspetta da un ribelle della Resistenza. Con Rogue One, Star Wars entrava - era il 2016 - nella zona grigia delle spie, delle trame politiche, tra corruzione e doppi giochi. Insomma, nel regno di Tony Gilroy, già sceneggiatore della saga di Bourne e regista di Michael Clayton. Doveva essere un'operazione commerciale e invece quell'A Star Wars story in cui i personaggi cadevano l'uno dopo l'altro è diventato uno dei capitoli più riusciti del nuovo racconto. Non stupisce che Cassian, Gilroy (qui showrunner) e soprattutto Diego Luna siano tornati in una delle serie più attese e corpose - 12 episodi dal 21 settembre su Disney+, altrettanti nella seconda stagione - per raccontarci la storia dell'antieroe a cui avevamo detto addio sulla spiaggia del pianeta Scarif, abbracciato a Jyn Erso, nel sacrificio finale che avrebbe regalato una "Nuova speranza" all'universo di George Lucas.
In Andor ritroviamo Cassian più giovane di cinque anni e lontano anni luce dalla Ribellione. Cerca qualcuno e trova guai sulle strade piovose di Morlan, diventa il fuggitivo più ricercato della galassia, trascinando nel vortice chi gli sta intorno. Scopriamo, pezzo a pezzo, la sua infanzia da orfano pieno di rabbia verso l'Impero. La serie ha una sua peculiarità rispetto a Mandalorian, The book of Boba Fett, Obi-Wan Kenobi: è meno al servizio dei fan con citazioni e "easter egg" ed è poggiata su uno sfondo realistico anche sul fronte delle riprese: vecchia scuola, senza l'uso di tecnologia StageCraft. È un thriller spionistico ma anche il risveglio e la presa di coscienza di un uomo che si fa strumento del bene collettivo. L'incontro via Zoom con l'attore messicano è di mattina presto. Cappello da baseball e t-shirt, Luna si racconta, rilassato, mentre finisce di fare colazione.
La serie esaudisce il suo sogno di restituire un passato e costruire un mondo intorno al personaggio di Cassian Andor.
"Sì. Consegna tutte quelle risposte che il film Rogue One non dava. Da dove viene Cassian, cosa è successo nella sua vita che lo ha trasformato nella persona che incontriamo: moralmente compromessa, capace di sedurre e uccidere. Nel film diceva: "Sono stato in questa lotta da quando avevo sei anni", raccontava di aver fatto cose terribili per la ribellione. Che significa crescere in quel modo? Cosa ha vissuto da bambino?".
I produttori parlano di racconto dickensiano. La qualità di Andor nell'universo di Star Wars?
"È molto radicato nella realtà e questo lo respiri fin dall'inizio. Star Wars ci ha abituato alla dicotomia tra buono e cattivo, questo è un mondo di aree grigie, tutti i personaggi per sopravvivere sono costretti ad avere molte facce, alcune in contraddizione tra loro".
Fiona Shaw, che interpreta sua madre, ha parlato di un mondo trumpiano, che esplode in diversi punti, in cui i diritti delle persone sono schiacciati.
"Sì. Per me era molto importante raccontare oggi cosa deve accadere perché emerga un rivoluzionario ribelle, perché esista. Capire cosa per lui significhi così tanto da renderlo disposto a sacrificare tutto e tutti per la causa. E quali sono gli incontri determinanti, e come si costruisce una rete di ribelli. Quella di Cassian è la storia di un rifugiato, di qualcuno costretto a fuggire, spinto in un posto a cui non appartiene e da cui deve ricominciare. Ferrix è un posto in cui nessuno parla con il proprio vero accento".
Nei suoi progetti, produttore e regista, è attento al sociale.
"Lo sono anche stavolta. I film per bambini sono pieni di messaggi che riguardano la costruzione di una prospettiva, una personalità, un punto di vista. Penso che Star Wars sia stato davvero grande in questo, basta guardare alle riflessioni sul passaggio dalla democrazia alla tirannia, negli Episodi I, II, III. In Andor la forza dei personaggi è nel loro impegno: sono pronti a sacrificare tutto e questo li rende più potenti di chiunque altro, anche senza spada laser. Sono al servizio del bene collettivo. Cassian si risveglia come essere umano, comprende di poter essere utile, anzi necessario. Come tutti noi, oggi, abbiamo bisogno di prendere posizione rispetto alla realtà che ci circonda e farlo in modo attivo. Dobbiamo prendere il controllo della nostra realtà. Sono orgoglioso di tutti i giovani che lottano attivamente per l'emergenza climatica... per me è questo il messaggio della serie. Per questo sono qui e per questo voglio che i miei figli la guardino".
Lei è anche produttore esecutivo. Cosa significa?
"Che sono coinvolto nel processo produttivo da zero, che la mia opinione conta rispetto a tutte le scelte. Interagisco con tutti, con Tony, costumisti, scenografi, truccatori. Questo mi regala grande senso di appartenenza. Per me Andor potrebbe andare avanti all'infinito".
A sei anni lei non ha iniziato a combattere ma è entrato in un set e non è uscito più dal cinema.
"Sono sopravvissuto: iniziando così presto, le cose sarebbero potute andare facilmente molto male. Non è facile crescere in quell'ambiente. Finché sei bambino è come giocare, era parte del mio bisogno di essere vicino a mio padre (la madre è morta in un incidente quando l'attore aveva due anni, ndr), assicurarmi che nessuno potesse portarmelo via. Poi nel tempo ho iniziato a concentrarmi sull'esperienza, su ciò che imparavo su me stesso e sulle persone che incontravo. È diventato importante. Ma non credo che iniziare presto mi abbia dato alcun vantaggio. Il bello di questa carriera è che puoi iniziare in qualunque momento, arrivare da qualunque luogo, fare tanta gavetta o partire dal progetto giusto, imparare a recitare mentre già lo fai. Non ci sono regole, c'è chi inizia a 16 anni e chi a 40. Consiglio a tutti di partire da una scuola, per avere gli strumenti e non sprecare opportunità. Io non sono stato mai deluso dal mestiere, ho incontrato persone interessanti che mi hanno fatto venire voglia di andare sempre più avanti, la curiosità non l'ho mai persa".
Quanto è contato l'incontro con il collega Gael García Bernal, con il quale ha spesso diviso il set?
"Avere un amico come lui nella vita è fondamentale. Abbiamo una casa di produzione insieme, facciamo tante cose: impariamo, interagiamo, ci diamo consigli, rilanciamo le idee. E ci aiutiamo l'un l'altro, quando ne abbiamo bisogno. Sono orgoglioso del nostro rapporto".
Avete vinto insieme il Premio Mastroianni alla Mostra di Venezia 21 anni fa per Y tu mamá también - Anche tua madre diretto da Alfonso Cuarón.
"È stato un momento importante per molti motivi, mi ha dato uno slancio fondamentale. Ancor più del premio hanno contato gli incontri, un pubblico stupendo e tanti artisti grandiosi con cui interagivamo, alla pari. Ho capito quanto il film riguarda l'aver cose da dire: non è importante dove sei nel settore, quanti soldi hai, chi conosci. Ho capito, lì, che di quei film ciò che contava non erano nomi o budget ma le storie. Ci sono stato negli anni, con altri film, o solo per assistere al successo di altri amici. Venezia mi piace, quel che succede lì. Spero di tornare presto".