Solo una visionaria come Shonda Rhimes poteva usare cover in quartetto d’archi dei Nirvana e di Madonna per accompagnare i balli in costume di una serie ispirata a quelli che prima di Bridgerton erano bollati e liquidati come romanzetti rosa. La produttrice ha trasformato l’epoca Regency inglese in un affresco pop in cui un duca lecca il cucchiaino del gelato e diventa il sogno erotico di mezzo mondo (l’altra metà ci ha sfornato meme infiniti). Quel preciso istante in una graziosa pasticceria londinese d’inizio Ottocento è stato montato al rallentatore. L’obiettivo? Prolungare il piacere allo spettatore il più a lungo possibile. Missione compiuta: ancora oggi le due stagioni del progetto sono nella top 5 dei titoli in inglese più visti nella storia di Netflix. Questo e moltissimi altri dettagli sono al centro di una raccolta di aneddoti, interviste e curiosità dal titolo Inside Bridgerton (Mondadori, pagg. 288, 30 euro), che la showrunner dei record, già “mamma” di Grey’s Anatomy, ha scritto a quattro mani con la socia Betsy Beers.
Una corte nuova di zecca
Detto fatto, ha inventato tutta una serie di personaggi di cui nei romanzi non esiste la minima traccia. Il suo preferito? La regina Charlotte che considera "la Beyoncé dell’epoca" e infatti così l’ha trattata. Basti pensare che l’ideatore Chris Van Dusen prima dell’episodio pilota ha preso da parte la regista Julie Anne Robinson e le ha mostrato una GIF tratta dal video Formation della ex Destiny’s Child: il ritmo del racconto sarebbe stato quello.
Budget hollywoodiano e precisione svizzera
Una serie di questo tipo si basa sul principio del "more is more", dai 7500 costumi cuciti a mano per i primi otto episodi ai due chilometri e mezzo di luci installati per il ballo a Vauxhall (per non contare le 2500 lampadine e le 300 fiaccole a illuminare i giardini). Ha avuto carta bianca fin da subito, al punto che l’intera prima stagione è stata scritta per intero prima ancora di aver provinato un solo attore: le audizioni sono iniziate solo dopo una clausura di sei mesi da parte del team di sceneggiatori. E, per inciso, Kelly Valentine Hendry, la direttrice del casting, ha proposto da cinque a dodici diverse opzioni per ogni singolo personaggio. Pochissimi attori sono stati scelti sulla base di un self tape, di un video inviato alla produzione. È il caso di Nicola Coughlan (Penelope) e Claudia Jessie (Eloise). E Regè-Jean Page? No: per indossare i pantaloni attillati di Simon non ha dovuto mettersi a nudo né in senso figurato né letterale perché aveva già lavorato per Shonda Rhimes in For the people (una serie legal abbastanza anonima).
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Brividi di ogni genere
Sempre nella stessa occasione, sulle note de Le quattro stagioni di Vivaldi, tutta l’aristocrazia britannica avrebbe dovuto concludere la Stagione londinese all’aperto, in estate. Peccato che la scena sia stata girata a febbraio e per non far ibernare il cast si sia dovuto ricostruire il giardino all’interno di un set, dove è stata costruita una vasca per contenere l’acqua e riscaldarla a 34 gradi. Il motivo? Il monologo romantico della protagonista Daphne (Phoebe Dynevor) doveva avvenire sotto una pioggia scrosciante.
Amore e morte
Il riferimento a Eros e Thanatos è sicuramente esilarante quanto involontario. A un certo punto, per mancanza di tempo e dopo varie disavventure (il tetto del capannone dove hanno costruito i set è crollato a causa della pioggia distruggendo mesi di lavoro), si dovevano girare due scene nello stesso ambiente. In una Anthony (Jonathan Bailey) e Siena (Sabrina Bartlett) amoreggiavano rumorosamente a casa di lei, mentre nell’altra si piangeva al funerale di Lord Featherington (Ben Miller). Per coordinare le riprese ci si gridava da un lato all’altro del set frasi del genere: «Via con il sesso! Via con la morte!».
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Flora e fauna
Dagli otto pappagalli (veri), usati per il Ballo degli Uccelli, al cigno di torte (finte) create da una figura specifica che si chiama home economist, nulla è stato lasciato al caso. Neppure il Covid ha rallentato o fermato questa macchina gigantesca di pizzi e corsetti, come ha rivelato dame Julie Andrews, che presta la voce a Lady Whistledown: «Devo la salvezza al maggiore dei miei nipoti, Sam, che vive accanto a me e che è un bravo tecnico del suono. Ha ricavato un piccolo studio di registrazione nel ripostiglio della camera degli ospiti. Il sistema di insonorizzazione è costituito da coperte e molti cuscini».