'Cunk on Earth', com'è pazza (e un po' british) questa storia del mondo
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaCome si diceva un tempo, sottilissima è la linea di confine che divide una buona battuta da una terrificante sciocchezza. La sentenza — qui in versione edulcorata — torna alla mente guardando su Netflix i cinque episodi di Cunk on Earth. Ci vuole più tempo a spiegare cosa sia che a vederlo: prodotta anche dalla Bbc, è una corposa e dispendiosa parodia dei documentari della Bbc medesima. In questo caso dedicata alla storia del nostro pianeta, con una comica-divulgatrice — Diane Morgan, che diventa Philomena Cunk — a spasso per il globo, con molta Italia dentro, impegnata a raccontare le tappe cruciali dell’evoluzione umana, sociale e culturale. Solo che si tratta di un gigantesco scherzo, peraltro ordito dal team di Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror.
La Philomena in azione spiega gli egizi o Leonardo Da Vinci usando il nonsense continuo e soprattutto va a cercare veri esperti, tra Cambridge e Oxford, serissimi professori e …
Come si diceva un tempo, sottilissima è la linea di confine che divide una buona battuta da una terrificante sciocchezza. La sentenza — qui in versione edulcorata — torna alla mente guardando su Netflix i cinque episodi di Cunk on Earth. Ci vuole più tempo a spiegare cosa sia che a vederlo: prodotta anche dalla Bbc, è una corposa e dispendiosa parodia dei documentari della Bbc medesima. In questo caso dedicata alla storia del nostro pianeta, con una comica-divulgatrice — Diane Morgan, che diventa Philomena Cunk — a spasso per il globo, con molta Italia dentro, impegnata a raccontare le tappe cruciali dell’evoluzione umana, sociale e culturale. Solo che si tratta di un gigantesco scherzo, peraltro ordito dal team di Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror.
La Philomena in azione spiega gli egizi o Leonardo Da Vinci usando il nonsense continuo e soprattutto va a cercare veri esperti, tra Cambridge e Oxford, serissimi professori e operatori, con domande demenziali (“Le piramidi avevano quella forma per impedire ai senzatetto di dormirci?”). Il tutto in un crescendo che può dividere il pubblico: chi lo troverà irritante e nemmeno troppo divertente, chi amerà l’approccio e si farà un sacco di risate scomposte.
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All’Ariston un grandissimo Gianni Morandi omaggia Lucio Battisti e lancia al pubblico il verso iniziale (“In un mondo che…”). Dal teatro arriva una risposta composita, in metà cantano correttamente “Non ci vuole più”, l’altra metà sbaglia con ignominia (“Prigioniero è”). L’impressione netta è che i secondi fossero soprattutto nelle prime file.