Mondo Solidale

Ospedali, ce ne sono 175 destinati alla chiusura

La ricerca del Tribunale dei diritti del malato - Cittadinanzattiva. Gli ospedali con meno di 120 posti dovrebbero essere eliminati.Vedrà finalmente la luce il "Patto per la salute", avanzato dal ministro Beatrice Lorenzin

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ROMA - La riconferma alla guida del ministero della Sanità di Beatrice Lorenzin assicura almeno una cosa: il Patto per la Salute, a cui lavorano da mesi ministero e Regioni, vedrà la luce. Doveva essere presentato la scorsa settimana, ma l'arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi e il cambio della squadra di governo hanno allungato i tempi. Ora, però, ci siamo: il documento - un lavoro portato avanti in modo piuttosto "blindato" - conterrà novità molto importanti, una tra tutte la riorganizzazione della rete ospedaliera. Quali ospedali verranno chiusi? E dove?

La ricerca del Tribunale dei diritti del malato. Finora sono girate soltanto indiscrezioni e qualche tabella - in particolare una lista che elenca 175 piccoli ospedali destinati alla chiusura - mai confermate né dal ministero né dalla Regioni. Ma proprio a partire da queste "voci" il Tribunale dei diritti del malato - Cittadinanzattiva, che conta 300 sedi in tutta Italia, ha realizzato una ricognizione nazionale per capire cosa si sta muovendo sul territorio. Dalla ricerca emerge che alcune anticipazioni vengono smentite dalle stesse direzioni sanitarie, mentre altre vengono confermate. E, tra queste, esistono dei casi da "allarme rosso": strutture appena ristrutturate che verrebbero chiuse, o territori che rimarrebbero del tutto sguarniti di assistenza sanitaria.

I casi "nonsense". Tra i criteri utilizzati dal ministero - che deve prima di tutto fare "cassa" attraverso i risparmi interni al sistema sanitario - prioritario è quello dei "120 posti letto": gli ospedali con meno di 120 posti dovrebbero chiudere. Eppure molti piccoli ospedali sono dei veri gioielli su cui da poco tempo sono stati investiti soldi pubblici per rimetterli a nuovo: è il caso dell'ospedale di Asola, in provincia di Mantova, lo stesso dicasi per quello di Ozieri, in provincia di Sassari, appena ristrutturato e potenziato. Le indiscrezioni dei mesi scorsi parlavano anche della possibilità di trasferire il reparto di chirurgia generale e ortopedia del Polo ospedaliero di Trani, in Puglia, a quello di Bisceglie. Ma la scheda del Tribunale dei Diritti del Malato rileva l'assurdità: "sarebbe uno spreco di denaro pubblico - scrivono - visto che la sala operatoria è agibile e tutto l'ospedale è stato ristrutturato, mentre la sala operatoria di Bisceglie risulta non a norma".

Territori abbandonati. C'è poi l'altro grande rischio, e cioè che su alcuni territori sparisca tout court qualsiasi tipo di assistenza sanitaria. L'intenzione di ministero e Regioni è quello di creare una rete assistenziale basata su piccoli presidi distribuiti in modo uniforme (che ancor non si sa come si chiameranno: case della salute, ospedale di prossimità, ospedale di comunità...), concentrando i reparti specialistici in grandi strutture. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare di tempo, visto che per ora nessuno si è messo a costruire la rete alternativa. Il Tribunale dei diritti del malato evidenzia alcuni casi come quello di Matelica, zona collinare delle Marche, dove è stata chiusa una struttura ospedaliera che dovrebbe essere riconvertita in "casa della Salute" (intervento ancora in corso) e dove per bilanciare la chiusura è stato fornito un secondo elicottero per assicurare il trasporto in caso di emergenza.

E l'elicottero di notte non vola. Sì, peccato che - denuncia l'associazione - l'elicottero di notte non vola, e in caso di neve garantisce solo 6 ore su 24. Ci sono poi alcune scelte bizzarre, vedi l'Abruzzo, dove la piccola provincia di Teramo manterrebbe tutti e 4 i suoi ospedali, mentre quella di Pescara rimarrebbe con un solo ospedale. Senza contare il fatto che il criterio dei "120 posti letto" non tiene conto della conformazione di alcuni territori, come i piccoli comuni montani, dove la popolazione spesso è anziana: vedi il caso dell'ospedale "M. O. A. Locatelli" di Pario, in alta Val Seriana, provincia di Bergamo. Coi suoi 105 posti letto sarebbe destinato alla chiusura. Ma gli ospedali che rimarrebbero in piedi distano più di 30 chilometri, e su strade difficili da percorrere, soprattutto d'inverno.

"No ai tagli ragionieristici". "Non siamo contrari alla razionalizzazione della rete ospedaliera: non difendiamo il posto letto a tutti i costi", spiega Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei Diritti del malato. "Piuttosto siamo preoccupati dall'apparente mancanza di criteri complessi per affrontare la sfida della riorganizzazione della rete ospedaliera: ci sembra che l'unico vero parametro sia quello del risparmio, ma l'obiettivo del Sistema sanitario nazionale è il benessere dei cittadini". L'associazione critica anche l'eccessiva autoreferenzialità del confronto tra ministero e Regioni: nessuna associazione dei cittadini è stata coinvolta ai tavoli delle trattative.

Tempi incerti: inaccettabile.
Il Tribunale dei Diritti del malato, comunque, non rinuncia a dire la sua e ha stilato otto raccomandazioni che vanno dalla necessità di mappare i servizi sanitari esistenti prima di procedere alla chiusura (sembrerebbe ovvio, ma non sempre è stato fatto) e l'incidenza di particolari patologie sul territorio, fino alla garanzia che la chiusura sia accompagnata contemporaneamente dalla riconversione dell'ospedale: "Non è accettabile per i cittadini - scrive l'associazione - avere incertezza sui tempi e sui servizi che avranno come 'contropartità ".