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Il sistema finanziario:
da problema diventi soluzione

E' di 632 i miliardi di dollari il valore dei derivati non rigolamentati in circolazione nel mondo. Un sistema finanziario ipertrofico e senza regole ha trascinato il mondo in una crisi devastante, ed è stato salvato dallo sforzo economico senza pari dei principali governi occidentali. Lo sconfinato debito accumulato dalla finanza privata è stato trasferito su tutti noi. Come cambiare
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ROMA - Seicentotrentaduemilamiliardi di dollari. Secondo la Banca per i Regolamenti Internazionali - BRI - è il valore nazionale dei derivati non regolamentati in circolazione nel mondo a inizio 2013. Difficile anche solo concepire l'ordine di grandezza. Forse può aiutare ricordare che "l'eccessivo" debito pubblico italiano, una delle prime dieci economie del pianeta, è meno dello 0,5% di tale cifra.

Profitti privati, socializzazione delle perdite. Nel 2007 un sistema finanziario ipertrofico e senza regole ha trascinato il mondo in una crisi devastante, ed è stato salvato grazie a uno sforzo e a un impegno economico senza pari dei principali governi occidentali. Lo sconfinato debito accumulato dalla finanza privata è stato trasferito sugli Stati, e da questi su tutti noi. Ora non c'è più nessuno su cui scaricarlo. Siamo rimasti con il cerino in mano a pagare un conto estremamente salato, fatto di austerità, sacrifici, ta…
ROMA - Seicentotrentaduemilamiliardi di dollari. Secondo la Banca per i Regolamenti Internazionali - BRI - è il valore nazionale dei derivati non regolamentati in circolazione nel mondo a inizio 2013. Difficile anche solo concepire l'ordine di grandezza. Forse può aiutare ricordare che "l'eccessivo" debito pubblico italiano, una delle prime dieci economie del pianeta, è meno dello 0,5% di tale cifra.

Profitti privati, socializzazione delle perdite. Nel 2007 un sistema finanziario ipertrofico e senza regole ha trascinato il mondo in una crisi devastante, ed è stato salvato grazie a uno sforzo e a un impegno economico senza pari dei principali governi occidentali. Lo sconfinato debito accumulato dalla finanza privata è stato trasferito sugli Stati, e da questi su tutti noi. Ora non c'è più nessuno su cui scaricarlo. Siamo rimasti con il cerino in mano a pagare un conto estremamente salato, fatto di austerità, sacrifici, tagli alla spesa sociale e rimessa in discussione di diritti dati per acquisiti. Nel frattempo, la speculazione è ripartita come e peggio di prima. A dispetto dei proclami che chiudono ogni vertice internazionale, poco o nulla è stato fatto per chiudere una volta per tutte il casinò-finanziario. Gli aiuti pubblici sono stati un gigantesco assegno in bianco.

La prossima bolla? Ma c'è di peggio. La stessa finanza che postula l'efficienza del libero mercato e pretende la rimozione di ogni regola e controllo, continua ad avere un disperato bisogno del sostegno pubblico per tenersi in piedi. L'ultima conferma è di pochi giorni fa. La disoccupazione negli USA diminuisce più del previsto. Una buona notizia? Macché, panico sui mercati a stelle e strisce. Il motivo è semplice. Se migliorano i fondamentali dell'economia, governo e banca centrale USA potrebbero frenare le politiche espansive e gli aiuti assicurati al sistema finanziario. Il governatore della FED Bernanke ha dovuto precisare in tutta fretta che le politiche monetarie degli USA non cambieranno. Wall Street ha tirato un sospiro di sollievo e ha ripreso a correre. (vedi articolo su Repubblica).

Uno scollamento sempre più marcato.
Il problema non è unicamente nel vedere i top manager gratificarsi con bonus milionari mentre siamo chiamati a stringere la cinghia per rimborsare i danni che hanno creato. La preoccupazione maggiore è che, proprio grazie alle risorse messe a disposizione dai governi, si è creato uno scollamento sempre più marcato tra il sistema finanziario, nel quale vengono pompate risorse illimitate e i cittadini e il sistema produttivo ai quali vengono imposte misure di austerità. Il valore di azioni, obbligazioni e derivati continua a crescere, molto oltre i fondamentali dell'economia. In altre parole una bolla finanziaria, che scoppiando potrebbe avere impatti devastanti, come la crisi dei subprime del 2007 ci ha purtroppo mostrato.

Cambiare strada. Per evitarlo servono immediatamente delle regole in grado di ridurre la dimensione della finanza speculativa e bloccare i comportamenti più rischiosi: tassare le transazioni finanziarie, separare banche commerciali e banche di investimento, regolamentare i derivati e via discorrendo. Dall'altro lato, è altrettanto importante interrogarci sull'uso che viene fatto del nostro denaro. Non solo la finanza causa crisi e instabilità, ma, in maniera ancor più evidente, non riesce nemmeno a svolgere il suo compito di assicurare i capitali all'economia in maniera efficiente, o per lo meno accettabile. Perché quasi tutti hanno un conto corrente, ma è cosi difficile, se non impossibile, ottenere un mutuo o per una piccola impresa avere accesso al credito? E quanto sono i nostri risparmi, una volta depositati in banca o affidati a qualche gestore finanziario, ad alimentare questo sistema?

Una finanza che funziona. Da trent'anni almeno ci ripetono che il mercato è efficiente. Nel caso del mercato finanziario ci troviamo, da una parte una montagna di denaro alla continua ricerca di sbocchi di investimento e profitti, dall'altra una altrettanto grande richiesta di finanziamenti per le imprese, i servizi pubblici, i beni comuni, che invece non trova risposte. Se domanda e offerta non si incontrano, di quale efficienza stiamo parlando? In questa chiave gli eccessi della finanza, dai derivati alle speculazioni, sono unicamente l'esempio più lampante di questo clamoroso fallimento del mercato. La finanza etica fa prima di tutto quello che la finanza dovrebbe fare: uno strumento al servizio dell'economia e dell'insieme della società, che opera nell'interesse delle persone e non del denaro.

Dov'è il ruolo sociale del sistema finanziario? Fare incontrare chi ha un risparmio con chi ne ha bisogno, valutando gli impatti sociali e ambientali delle azioni economiche. E' la gran parte del sistema finanziario ad avere totalmente perso di vista il proprio ruolo sociale, abbagliato dall'idea di profitti a brevissimo termine e dal sogno di creare denaro dal denaro. Oggi che il sogno si è trasformato in un incubo, dobbiamo ripartire dal basso, dall'uso del nostro denaro e dal pretendere la massima trasparenza dalle nostre banche e intermediari finanziari. Perché la finanza può e deve essere una parte della soluzione, e non - come avviene oggi - uno, se non il principale problema.

* Andrea Baranes, presidente della Fondazione Banca Etica