Mondo Solidale

La formidabile vita di Onesta
l'italiana che arrivò dopo i khmer rossi

La Carpené, nome mitico per i cooperanti di tutto il mondo ma sconosciuta da noi, viene ricordata in una giornata di studi a Venezia. Anche grazie alle foto di Tiziano Terzani, che raccontano la liberazione della Cambogia

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In uno dei suoi libri meno conosciuti, Dancing in Cambodia (Danzando in Cambogia), il grande scrittore indiano Amitav Gosh descrive con vividezza i pericoli e le difficoltà di viaggiare nel Paese di Kampuchea all'indomani della caduta del regime dei famigerati khmer rossi, tra bande di razziatori armati e imprevedibili, ex guerriglieri e semplici banditi.

Gosh cita anche il nome di due delle prime cooperanti che accorsero in Cambogia ad occuparsi di un'emergenza immane, sole tra gli sfollati subito dopo l'ingresso dei vietnamiti a Phnom Penh, una capitale semidistrutta e abbandonata per 5 anni su ordine dei sanguinari ultracomunisti di Pol Pot. Una si chiamava Eva Mysliwiec, una quacchera americana mossa oltreoceano dal suo estremo spirito missionario cristiano. L'altra era una italiana, Onesta Carpené originaria di un Paese vicino Treviso, cattolica ma indipendente dalla sua stessa chiesa, già specializzata in assistenza internazionale d'emergenza e di casa nel Sud est asiatico, dove aveva curato diversi progetti umanitari in Vietnam.

LE IMMAGINI FIRMATE DA TIZIANO TERZANI

Scomparsa nel 2007, solo la modesta riservatezza di Onesta - una "lavoratrice sociale" timida e risoluta che non aveva tempo per le pubbliche relazioni, come la descrive chi l'ha conosciuta - hanno impedito al suo Paese di concederle in vita un doveroso riconoscimento, quantomeno per aver associato gli sforzi della ricostruzione post-olocausto alla solidarietà italiana. Eppure fu grazie alla sua dedizione di pioniera delle Ong internazionali, in quel Paese ancora largamente abbandonato e pericoloso anche dopo la fine del regime ultracomunista, che hanno trovato conforto migliaia e migliaia di poveri contadini e famiglie, ancora immerse nel lutto della perdita di intere generazioni, un quarto dei khmer, due su 6 milioni di abitanti.

Quando Onesta Carpené giunse in Cambogia nel 1980  -  lo stesso anno in cui il suo amico Tiziano Terzani pubblicò i suoi impressionanti reportage e alcune delle sue foto in bianco e nero - l'ebbrezza della libertà ritrovata contrastava con la condizione di miseria degli slum delle città e dei villaggi delle foreste, con le strade ancora infestate da banditi e dalle mine sulle quali saltavano contadini in cerca di terra da arare e bambini curiosi e incoscienti dei pericoli.

A quasi sette anni dalla morte, sarà finalmente la Fondazione Giorgio Cini di Venezia a ricordarla con la manifestazione di maggior prestigio della sua programmazione per il 2014, interamente dedicata alla Cambogia. Il 9 e 10 maggio 2014 l'Isola di San Giorgio Maggiore ospiterà la giornata di studi "Ricostruire la Cambogia dopo i khmer Rossi, a partire proprio dall'esperienza di vita e di lavoro di Onesta Carpenè durante quasi trent'anni. Negli spazi espositivi della Manica Lunga, la biblioteca della Fondazione, sarà contemporaneamente esposta anche la mostra "In Cambogia", con le fotografie scelte dall'Archivio Tiziano Terzani (a cura di sua moglie Angela Terzani Staude e Giulia Martini) tra quelle scattate dal giornalista e scrittore proprio in quel 1980. Era l'indomani della liberazione di Phnom Penh, e Terzani attraversò 1500 km di strade e sentieri difficili di 19 province, in gran parte ancora isolate dal resto del mondo.

Oggi che Terzani e Onesta non ci sono più, il ricordo di quel periodo pioneristico sono affidati alla memoria di altri amici comuni, primo tra tutti il giornalista italiano Valerio Pellizzari, a sua volta appassionato ed esperto di Oriente dove ha viaggiato in maniera estesa per decenni. Spetta a lui far rivivere con aneddoti personali questa figura minuta di donna che ha lasciato un segno indelebile nell'opera di ricostruzione del Paese asiatico, e che secondo Pellizzari meriterebbe un film, se non un romanzo. L'altra voce della memoria di Onesta sarà una delle persone che erano state beneficiate dai consigli e dal sostegno della cooperante veneta, Giovanni Giuriati, docente universitario de La Sapienza e direttore dell'Istituto di Studi Musicali Comparati della Fondazione Cini che ha curato la giornata di Venezia.

Anche Giuriati conobbe Onesta attraverso Pellizzari per condurre le sue ricerche etnomusicali sulla tradizione della danza khmer, vietata dal regime rosso assieme a ogni forma d'arte e cultura tradizionale. Sotto la sua supervisione, l'evento Cambogia di Venezia si concluderà il 10 maggio alle ore 20 al Teatro Malibran, proprio con uno spettacolo del Balletto Reale di Phnom Penh intitolato Luci e ombre, diretto da una speciale coreografa, la Principessa Norodom Buppha Devi, ex prima ballerina ed ex-ministro della cultura del governo cambogiano.
Nella memoria di Pellizzari e Giuriati, e di quanti l'hanno conosciuta, Onesta Carpené appare come una figura originale, quasi unica in un settore come l'assistenza umanitaria dove una buona parte degli aiuti ancora finiscono nei mille rivoli delle spese di organizzazione e rappresentanza, prima che ai veri destinatari delle donazioni. "Con il suo minuscolo staff e vivendo sempre con parsimonia  -  racconta Pellizzari - in cinque anni i suoi fondi avevavano superato quelli distribuiti dall'Unicef, che disponeva di circa 30 persone, aveva sette ville in affitto, e si muoveva con una dozzina di land cruiser".

La Cambogia era un Paese ancora allo sbando, dove più dei soldi si usava l'antica pratica del baratto, e Onesta "andava al mercato con una grossa sporta di riso  - ricorda Pellizzari - per tornare con qualche uovo, legumi, frutta che portava al quarto piano nella sua stanzetta dell'hotel Monorom, dove faceva da sola anche scorta d'acqua con un secchio, e cucinava nel gabinetto. Forse non a caso dietro alla sua scrivania aveva scritto su un pezzo di legno: "Non fate del bene se non siete preparati a subirne le conseguenze"". Le piccole cose della vita quotidiana in un Paese ancora sotto l'incubo ricorrente delle memorie di fantasmi e sofferenze indicibili, erano tante piccole sfide che richiedevano determinazione e spirito di sacrificio.

Non solo la corrente funzionava per poche ore al giorno e le strade erano cumuli di macerie e immondizia, ma ogni viaggio di Onesta con i suoi collaboratori fuori dalle zone protette dalle forze vietnamite, era estremamente rischioso, anche se lei non rinunciava mai a fare del suo meglio, sconfiggendo quelli che Pellizzari definisce "i capricci dei cambogiani" e "l'ottusità della burocrazia", trovando così accesso unico nelle stanze dei ministeri. Con una punta di malcelata irritazione, Susanna Agnelli, all'epoca eurodeputata in missione in Cambogia, scriveva sul Corriere dell'agosto 81 che la signora Onesta Carpené era "considerata la straniera più influente e potente della Cambogia di oggi", ma che non capiva da dove derivasse "il suo enorme e misterioso potere". Sembra quasi che qualche consigliere geloso dei successi di Onesta avesse presentato alla signora Agnelli sotto una ingiusta luce negativa l'intraprendenza della cooperante. Infatti il professor Giuriati che conobbe Onesta alla fine degli anni '80, ricorda che dovunque andasse "da parte dei cambogiani a Phnom Penh sentivo parole di rispetto e ammirazione per questa donna che condivideva con loro la vita difficile di allora in un paese che si stava risollevando con difficoltà". "Come tutti gli italiani  -  aggiunge - si arrivava a Phnom Penh e si andava a trovare Onesta, magari con un po' di parmigiano e della cioccolata portati dall'Italia, per avere notizie, aggiornamenti, valutazioni sulla situazione politica e sociale del paese. E lei era sempre disponibile, curiosa di quello che facevano gli altri, prodiga di consigli dettati dalla grande esperienza di "terreno".

Un'esperienza che contrastava  -  a detta del docente  -  "con quelli che già allora mi sembravano esercizi intellettuali, rispettabilissimi, ma ormai fuori dalla realtà, di una certa sinistra di quel tempo, che ancora cercava di difendere l'esperimento cambogiano di Pol Pot alla luce della geopolitica internazionale, chiudendo gli occhi e minimizzando la devastazione morale e culturale, oltre che economica, di quel Paese".

Per questo il lavoro di Onesta Carpené che si occupava di pozzi per l'acqua, di pompe, medicinali e necessità basilari degli esseri umani ai quali prestava il suo aiuto, è strettamente legato al ruolo passato e presente della cooperazione internazionale. Solo il sostegno dall'estero ha contribuito in modo determinante a rimettere in piedi la Cambogia, con tutte le disuguaglianze e le storture di uno sviluppo ormai legato  -  sostiene Giuriati - alla "speculazione immobiliare e finanziaria", "come può constatare chiunque oggi si rechi a Phnom Penh o a Siem Reap".