ROMA - "Il Valore dell'Aiuto ovvero risorse per la risposta alle emergenze umanitarie" E' il principale lavoro di ricerca di AGIRE, l'Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze. Il rapporto offre un'analisi complessiva dell'assistenza umanitaria nel mondo, in Europa e in Italia, evidenziando la geografia degli interventi, l'effettiva copertura dei bisogni umanitari, il ruolo dei governi donatori e dei privati cittadini, l'efficacia dei diversi canali di finanziamento.
Le vittime di guerre non valgono un Mondiale. La prima parte, relativa al sistema internazionale di finanziamento dei programmi di risposta alle emergenze, evidenzia l'entità di bisogni umanitari nel quinquennio 2008-2012, legati in parte anche ai cambiamenti climatici. Oltre ai conflitti che hanno flagellato paesi e popolazioni, infatti , 999 catastrofi naturali hanno colpito quasi 2 milioni di persone. I fondi disponibili per la risposta sono però diminuiti in modo drastico, con un calo dell'8,7% degli investimenti pubblici globali dal 2011 al 2012 e addirittura del 16,3% di quelli privati. Per dare un parametro di riferimento concreto, la spesa pubblica per gli aiuti umanitari è stata di 12,9 miliardi di dollari, la stessa cifra che il solo governo brasiliano ha investito fino ad oggi per l'organizzazione dei mondiali di calcio.
I privati 10 volte più generosi delle aziende. Confermata purtroppo l'insufficiente copertura dei bisogni umanitari nel 2012 con il gap più alto del decennio tra le necessità rilevate in una data emergenza e i fondi che i donatori decidono di mettere a disposizione nella risposta. Sono mancati infatti il 37,6% dei fondi necessari. A livello globale sorprende l'importanza delle donazioni dei privati cittadini, oltre dieci volte più generosi delle aziende e delle fondazioni (72% delle donazioni private a fronte di un 6,5% delle fondazioni e 6% delle aziende). Un dato che fa riflettere.
Con meno dell'1% del bilancio l'aiuto a 120 milioni di persone. Oltre il 40% dei fondi globali per l'assistenza umanitaria sono di provenienza europea. Questo risulta nella seconda parte del rapporto dall'analisi dei finanziamenti erogati dalle istituzioni europee e dagli stati membri. Così considerata l'Europa risulta essere il primo donatore mondiale, seguita dagli Stati Uniti, mentre la classifica si inverte se si analizzano i soli flussi gestiti dalle istituzioni europee. Dal 2010 in poi, il bilancio dell'Unione Europea destinato agli aiuti umanitari supera il miliardo di euro: investendo in aiuti meno dell'1% del suo bilancio, l'UE è in grado di fornire assistenza e portare soccorso a 120 milioni di persone.
Le Ong più finanziate sono le britanniche e le francesi. Nel quinquennio 2008-2012 le ONG hanno gestito il 48% dei fondi di ECHO (European Commission Humanitarian Office). Le Ong più finanziate dall'Unione Europea sono quelle inglesi e francesi (insieme più del 50% del budget comunitario riservato al settore), mentre quelle italiane sono in un certo senso in passivo: a fronte di un elevato investimento di fondi italiani nel bilancio comunitari o (Italia è il 3°paese donatore) , le Ong italiane sono solo al 6° posto come ricettori di finanziamenti.
Italia: spese militari 100 volte più alte di quelle umanitarie. La terza parte del rapporto è dedicata alla performance italiana. Del nostro Paese colpisce, dal 2008, la drastica caduta dei fondi per l'emergenza gestiti dal Ministero degli Esteri che, nel quinquennio 2009- 2013 sono calati del 39%. Per quanto il 2013 riveli un'inversione di tendenza, la crescita dell'ultimo anno non riporta gli aiuti del MAE ai livelli del quinquennio precedente. La situazione è in parte riequilibrata dalla cosiddetta componente europea: per ogni euro speso dall'Italia, altri 3 contribuiscono al bilancio dell'Europa per gli interventi umanitari. Considerando queste due componenti (quella gestita dal MAE e quella destinata alle Istituzioni europee), l'ammontare globale dell'assistenza umanitaria italiana nel 2012 è stato di 214 milioni di euro, meno di 1/100 di quanto investito dal nostro governo in spese militari (26,4 miliardi di euro nel 2012 . Fonte: SIPRI)
I fondi privati superano quelli del Ministero degli Esteri. Se si considera poi il quinquennio 2008-2012 è sorprendente come la relazione tra Ministero degli Affari Esteri e Organizzazioni non Governative si sia sostanzialmente invertita. Se nel 2008 il MAE gestiva un budget per interventi umanitari quasi doppio di quello che le ONG erano in grado di canalizzare da donatori privati, nel 2012 queste ultime hanno speso 64,3 milioni di euro di fondi privati in interventi di risposta umanitaria, a fronte di soli 18,8 spesi dal MAE. Nello stesso anno il MAE ha affidato alle Ong italiane solo 4 milioni per gli interventi umanitari. In sostanza i fondi privati raccolti dalle ONG per programmi di assistenza umanitaria superano significativamente il budget per l'emergenza del Ministero degli Affari Esteri. I donatori umanitari pubblici più rilevanti per le ONG italiane restano le agenzie delle Nazioni Unite e la Commissione Europea.