Mondo Solidale

Beirut: per i minori detenuti del carcere di Roumieh una giornata di “calcio e libertà”

Protagonista l'ex arbitro, oggi allenatore, Mister Renzo Ulivieri. La Cooperazione Italiana ha stanziato 700.000 euro per migliorare le condizioni di vita dei detenuti del più grande carcere libanese. Un istituto dove convivono adulti, minori e malati psichiatrici. Dei 150 ragazzi più della metà sono siriani.

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BEIRUT - Il campo da calcio a cinque è piccolo e più che un rettangolo sembra un trapezio scaleno, le linee di fondo coincidono da un lato con un muro e dall’altro con un marciapiede. Il tutto assomiglia a quei campetti fantasiosi disegnati nelle piazze dove da bambini abbiamo consumato le scarpe e messo a serio rischio le articolazioni. Eppure si respira l’aria delle grandi occasioni, delle grandi sfide. Giocatori e pubblico ascoltano con partecipazione gli inni nazionali, libanese e italiano, e quando il Mister Renzo Ulivieri, arbitro d’eccezione, fischia l’inizio le due squadre danno vita a una partita tirata, dove la carica agonistica ha permesso di superare le carenze tecniche. Su questo terreno improbabile si sono affrontate la rappresentativa dei minori detenuti del carcere di Roumieh a Beirut e una selezione composta dal personale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dall’UISP (Unione Italiana Sport Per tutti).

Insieme detenuti adulti, minori e malati mentali. L’incontro, finito 7 a 5 in favore dei ragazzi di Roumieh, è stato realizzato nell’ambito di un progetto che vede la Cooperazione italiana impegnata per il miglioramento delle condizioni di vita all’interno di quello che è il più grande carcere libanese. “Roumieh ospita circa 3.500 detenuti – dice Hussein Fakih, responsabile del progetto per l’AICS - oltre ad essere sovraffollata la struttura è per così dire omnicomprensiva. L’edificio che ospita i 150 minori si trova nello stesso compound dei detenuti adulti e di quella che è chiamata la ‘Casa Blu’. Uno stabile fatiscente, dove sopravvivono una quarantina di malati psichiatrici condannati per vari reati. Questa partita fa parte delle attività che stiamo realizzando con i minori, e non è stato un episodio isolato. La squadra che è scesa in campo era la vincitrice di un torneo interno che ha coinvolto un’ottantina di ragazzi, più del 50% dei detenuti minorenni.”

Gli allenatori italiani da anni impegnati in Libano. Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio, è stato arbitro e testimonial della partita, alla fine dell’incontro ha detto: “È stata un?esperienza bella, come lo è sempre il calcio. Quando ci si mette intorno a un pallone nascono emozioni che fanno superare disagi, dolori e difficoltà. Almeno per un attimo il gioco del calcio permette di sentirsi persone libere. Vedere questi ragazzi correre nel piccolo campo allestito dentro il carcere ci ha restituito il senso dell’iniziativa. Lo sport è importante in situazioni di crisi, la storia del calcio è piena di esempi significativi.”
L’associazione degli Allenatori non è nuova a esperienze di solidarietà in Libano. “Ogni anno – dice ancora il Presidente Ulivieri – nel periodo in cui ricorre l’anniversario del massacro di Sabra e Chatila veniamo a Beirut per realizzare nei campi dei rifugiati palestinesi corsi di formazione per allenatori. I nostri 18.000 associati sono persone che passano la maggior parte del loro tempo con i bambini e i ragazzi, anche per questo sono particolarmente sensibili e disponibili a impegnarsi in prima persona.”

Tanti i ragazzi siriani dentro le mura di Roumieh. La cooperazione Italiana ha stanziato 700.000 Euro per realizzare diversi interventi all’interno del carcere. “Le principali attività previste – dice ancora Hussein Fakih – riguardano la sicurezza e la qualità alimentare per i detenuti, la riabilitazione della struttura ‘Casa Blu’ e un supporto al servizio medico, la fornitura di servizi di base per i detenuti con particolare attenzione ai minori rifugiati siriani che costituiscono quasi il 50% dei minori presenti a Roumieh”.
Un progetto ambizioso, che oltre a cercare di migliorare la qualità della vita nel carcere, punta anche a far sentire i detenuti, soprattutto i minori, un po’ più liberi, anche attraverso lo sport. “Con il piccolo torneo e la partita finale - ha detto Gianandrea Sandri, direttore dell’AICS di Beirut – si è realizzata una delle più significative esperienze di attività sportiva all’interno di un carcere in Libano. Uno dei nostri obiettivi è l’inserimento dello sport nelle attività curriculari dei detenuti, minori e adulti”.