BEIRUT - Il ritmo frenetico della dabka (danza tradizionale del Medio Oriente), cresce incessante con un’energia che appare capace di superare gli alti muri di cinta che circondano il cortile dove stanno suonando i “Kabila”, la bande italo-libanese multietnica toscana, nota per il suo sound dove s'intrecciano lingue e sonorità diverse, ma di impronta decisamente mediterranea. Sembra dunque che, come recita il titolo del concerto, “La musica non ha limiti”, neppure quelli imposti dalle sbarre e dai muri della sezione minorile del carcere di Beirut. “Devi capire cosa significa la dabka per noi mediorientali – ci ha detto Nazih, giornalista libanese – è una danza che esprime l’amore per la terra, l’unione tra le persone, esprime sentimenti di gioia. Ora capisci quanto è bello vederla ballare in carcere.”
Una giornata particolare. Quella vissuta pochi giorni fa dai 170 ragazzi detenuti a Roumieh è stata una giornata davvero particolare. Grazie all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), che sta realizzando un progetto all’interno del carcere, è stato possibile realizzare un’iniziativa che per qualche ora ha regalato uno spazio di normalità ai giovani detenuti. “Da quando siamo entrati la prima volta nel carcere abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa per i ragazzi. Così, è nata l’idea folle di un concerto per e con i detenuti.” Dice Hussein Fakih, responsabile del progetto per l’AICS. “Poi abbiamo trovato la collaborazione di tanti, come l’Alitalia o la Suez, e il concerto ha superato le nostre aspettative e ha coinvolto profondamente tutti i ragazzi. Un gruppo di loro ha partecipato al concerto cantando con i “Kabila” e Ahmed, detenuto nella sezione per i malati mentali, ha suonato a lungo il suo hod (liuto mediorientale) sul palco accompagnando i musicisti.”
I ritmi del Mediterraneo. Le emozioni della musica sono state forti per i giovani detenuti. Georges mette la testa tra le gambe e inizia a singhiozzare in silenzio quando una canzone, tratta da una poesia di Mahmoud Darwish, gli ha ricordato la lontananza dalla madre. La musica del gruppo italo libanese è coinvolgente. I loro testi parlano di mondi senza confini e di fratellanza. A Roumieh hanno aggiunto al loro repertorio brani della tradizione libanese. Un mix che ha trascinato il pubblico. “Porto con me un regalo meraviglioso – ha detto Emad Shuman, cantante del gruppo – in una sola notte i ragazzi hanno imparato il testo in italiano di una nostra canzone e l’hanno cantata con noi.”
Nel carcere più grande del Libano. Il carcere di Roumieh, il più grande del Libano era stato progettato per 1.500 detenuti, oggi ne ospita più del doppio. Delinquenti comuni, condannati riconosciuti come malati mentali, terroristi e minori sono detenuti in strutture separate, ma tutte sovraffollate. Un piccolo microcosmo dove si incontrano storie diverse. Una è quella di Bashar, siriano di 17 anni e da tre recluso in attesa del processo per omicidio. “Non ho ucciso nessuno. Mio fratello più grande ha ucciso e ha dato la colpa a me. La pena per omicidio è ridotta se il colpevole è minore.”
Bashar e i “Kabila” sul palco. Con lui c’era anche Abdallah, 16 anni in carcere per terrorismo come altri 19 minori. “Ho rubato una macchina, non so cosa c'entri col terrorismo. La polizia ha trovato l’auto, era piena di esplosivo e c’erano le mie impronte digitali.” Quando è arrivato era cupo e non dava la mano alle donne, racconta Renee Sebba, dell’ Agenzia ONU contro il crimine e lo spaccio di droga (UNODC). “Arriva da una regione molto tradizionalista n el nord del Libano. È fantastico oggi vederlo esibirsi su un palcoscenico.”
La riabilitazione nella "casa blu". UNODC è il partner del progetto italiano, iniziato a novembre 2015 per un costo di 700.000 Euro. “In questi mesi abbiamo realizzato altri momenti di svago per i giovani detenuti.” Ha detto Rita Petrilli, responsabile legale dell’AICS di Beirut. “Sono, però, altrettanto importanti le altre componenti del progetto. La riabilitazione della ‘Casa Blu’, l’edificio che ospita i malati mentali, la messa in opera di una cucina industriale dove i prigionieri possano imparare a stare tra i fornelli e fornire servizi di catering al carcere. Inoltre, stiamo già lavorando alla fase successiva con molte altre iniziative.” L’Italia vuole bene ai ragazzi di Roumieh, ha detto Gianandrea Sandri, Direttore AICS di Beirut. “Non vogliamo fermarci qui e per questo vi invito a iniziare a scrivere la vostra storia o un racconto. Noi sceglieremo i testi più significativi e li pubblicheremo e faremo ancora festa tutti insieme.”
Una giornata particolare. Quella vissuta pochi giorni fa dai 170 ragazzi detenuti a Roumieh è stata una giornata davvero particolare. Grazie all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), che sta realizzando un progetto all’interno del carcere, è stato possibile realizzare un’iniziativa che per qualche ora ha regalato uno spazio di normalità ai giovani detenuti. “Da quando siamo entrati la prima volta nel carcere abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa per i ragazzi. Così, è nata l’idea folle di un concerto per e con i detenuti.” Dice Hussein Fakih, responsabile del progetto per l’AICS. “Poi abbiamo trovato la collaborazione di tanti, come l’Alitalia o la Suez, e il concerto ha superato le nostre aspettative e ha coinvolto profondamente tutti i ragazzi. Un gruppo di loro ha partecipato al concerto cantando con i “Kabila” e Ahmed, detenuto nella sezione per i malati mentali, ha suonato a lungo il suo hod (liuto mediorientale) sul palco accompagnando i musicisti.”
I ritmi del Mediterraneo. Le emozioni della musica sono state forti per i giovani detenuti. Georges mette la testa tra le gambe e inizia a singhiozzare in silenzio quando una canzone, tratta da una poesia di Mahmoud Darwish, gli ha ricordato la lontananza dalla madre. La musica del gruppo italo libanese è coinvolgente. I loro testi parlano di mondi senza confini e di fratellanza. A Roumieh hanno aggiunto al loro repertorio brani della tradizione libanese. Un mix che ha trascinato il pubblico. “Porto con me un regalo meraviglioso – ha detto Emad Shuman, cantante del gruppo – in una sola notte i ragazzi hanno imparato il testo in italiano di una nostra canzone e l’hanno cantata con noi.”
Nel carcere più grande del Libano. Il carcere di Roumieh, il più grande del Libano era stato progettato per 1.500 detenuti, oggi ne ospita più del doppio. Delinquenti comuni, condannati riconosciuti come malati mentali, terroristi e minori sono detenuti in strutture separate, ma tutte sovraffollate. Un piccolo microcosmo dove si incontrano storie diverse. Una è quella di Bashar, siriano di 17 anni e da tre recluso in attesa del processo per omicidio. “Non ho ucciso nessuno. Mio fratello più grande ha ucciso e ha dato la colpa a me. La pena per omicidio è ridotta se il colpevole è minore.”
Bashar e i “Kabila” sul palco. Con lui c’era anche Abdallah, 16 anni in carcere per terrorismo come altri 19 minori. “Ho rubato una macchina, non so cosa c'entri col terrorismo. La polizia ha trovato l’auto, era piena di esplosivo e c’erano le mie impronte digitali.” Quando è arrivato era cupo e non dava la mano alle donne, racconta Renee Sebba, dell’ Agenzia ONU contro il crimine e lo spaccio di droga (UNODC). “Arriva da una regione molto tradizionalista n el nord del Libano. È fantastico oggi vederlo esibirsi su un palcoscenico.”
La riabilitazione nella "casa blu". UNODC è il partner del progetto italiano, iniziato a novembre 2015 per un costo di 700.000 Euro. “In questi mesi abbiamo realizzato altri momenti di svago per i giovani detenuti.” Ha detto Rita Petrilli, responsabile legale dell’AICS di Beirut. “Sono, però, altrettanto importanti le altre componenti del progetto. La riabilitazione della ‘Casa Blu’, l’edificio che ospita i malati mentali, la messa in opera di una cucina industriale dove i prigionieri possano imparare a stare tra i fornelli e fornire servizi di catering al carcere. Inoltre, stiamo già lavorando alla fase successiva con molte altre iniziative.” L’Italia vuole bene ai ragazzi di Roumieh, ha detto Gianandrea Sandri, Direttore AICS di Beirut. “Non vogliamo fermarci qui e per questo vi invito a iniziare a scrivere la vostra storia o un racconto. Noi sceglieremo i testi più significativi e li pubblicheremo e faremo ancora festa tutti insieme.”