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Emergency, dal suo Festival di Reggio Emilia annuncia: “Abbiamo una nave che si chiama "Life Support"

Emergency, dal suo Festival di Reggio Emilia annuncia: “Abbiamo una nave che si chiama "Life Support"
L'impegno diretto nel soccorso in mare dell'Organizzazione fondata da Gino strada. Sulle murate della nave sono state dipinte le parole di Gino: ‘I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi’
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REGGIO EMILIA – Soccorrere vite in mare è un dovere al pari dell’impegno per salvare le vittime da guerra e povertà. Con queste parole, ieri sera, durante il suo Festival a Reggio Emilia, EMERGENCY ha annunciato di aver acquistato una nave per soccorrere chi rischia la vita attraversando una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. La nave si chiama “Life Support” ed è attraccata al porto di Genova per lavori di cantieristica, ma nei prossimi mesi inizierà le proprie attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. “A un anno dalla perdita di Gino – spiega Pietro Parrino, direttore del Field Operations Department – siamo pronti a dare vita a questo nuovo progetto. Lo facciamo, innanzitutto, perché è quello che facciamo da sempre: curare chi ne ha bisogno, chi è nel posto sbagliato, non per sua scelta".

Un progetto pensato da Gino Strada. La ‘Life Support’ realizza un progetto a lungo voluto e pensato assieme a Gino per supportare chi soffre e rappresentare chi ritiene non si possa stare a guardare. Un progetto che racconta l’impegno di EMERGENCY, del suo fondatore e di tutti quelli che lo hanno da sempre supportato. Sulle murate sono state dipinte le parole di Gino: ‘I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi’. Il modo migliore per continuare a rappresentare un pensiero, diventato bene comune, di un’Organizzazione umanitaria che pensa si debba fare quello che è giusto fare, senza chiedersi se è possibile, ma semplicemente cominciando a farlo. L’attività di ricerca e salvataggio in mare da parte delle ONG è un argomento spesso divisivivo ma l'idea di salvare vite non può dividere. Mai. Dal 2014 a oggi, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono oltre 19.000 le persone migranti morte o disperse nel mar Mediterraneo; più di 1.100 solo nel 2022.

Com'è organizzata la nave. La “Life Support” è un offshore vessel: ha una lunghezza di 51,3 metri, una larghezza di 12 metri e pesa 1.346 tonnellate. La nave può arrivare ad accogliere fino a 175 persone, oltre al personale di bordo. Lo staff di EMERGENCY è composto dal coordinatore della missione SAR, un medico, infermieri, mediatori, soccorritori e un logista cui si aggiungono le 10 persone che compongono l’equipaggio della nave. Le selezioni sono ancora in corso. La nave è suddivisa in sezioni: due aree di lavoro, l’area equipaggio e l’area accoglienza. Nella prima area ci sono mezzi adibiti al soccorso, le dotazioni di emergenza per il servizio di salvataggio e dei magazzini. La seconda area è stata progettata da zero come area di ricovero e accoglienza per le persone soccorse: un ponte di circa 250 metri quadrati completamente coperto, il main deck, dove sono stati allestiti un ambulatorio medico, i servizi igienici, i posti letto e le sedute.

Il luogo per valutare lo stato di salute delle persone soccorse. Dal main deck si ha accesso al boat deck, cioè la zona di accoglienza all’aperto estesa circa 90 metri quadrati e dotata di panche riparate da un telo ombreggiante. Si tratta dell’area dove le persone soccorse verranno imbarcate dopo essere state salvate. Una zona importante per il personale sanitario perché permetterà di valutare lo stato delle persone con lo stesso principio seguito all’interno degli ospedali: il triage. Sulla base dell’esito del triage, alle persone verrà assegnato un codice a seconda del quale verranno accompagnate in ambulatorio, sul ponte main deck, in osservazione, sulle panche vicine o nella zona di accoglienza aperta. 

"Stiamo con chi non si gira dall'altra parte". EMERGENCY, in questa occasione del Festival, così come in mille altre occasioni, ribadisce la necessità di prevedere canali di accesso legali e sicuri per le persone che devono lasciare i loro Paesi, perché non siano costrette a mettere a rischio la propria vita per arrivare in Europa. Fino a quando l’Italia e l’Europa non daranno una risposta, l'Organizzazione fondata da Gino Strada continuerà a stare con chi salva, accoglie e "non si gira dall’altra parte".

L'impegno in mare fin dal 2016. L'Organizzazione umanitaria ha già partecipato ad attività di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo. Nel 2016 ha prestato assistenza medica, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio sulla nave Topaz responder dell’associazione MOAS (Migrant Offshore Aid Station). Lo staff (composto da medici, infermieri, mediatori e personale di supporto logistico) in quel periodo ha contribuito al soccorso di 4.950 persone. Nell’estate 2019 EMERGENCY ha iniziato a collaborare con la ONG spagnola Proactiva Open Arms, a bordo dell’omonima nave, per missioni SAR nel Mediterraneo centrale. Le operazioni assieme a Open Arms sono proseguite fino al marzo 2022 per un totale di duemila soccorsi in mare.