Mondo Solidale

Nelle riserve naturali del Libano la speranza di un futuro sostenibile e inclusivo, a tutela dell’ambiente

Un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana in collaborazione con l’UNDP per la promozione di un turismo responsabile e sostenibile

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BEIRUT – A Chnaniir si cammina facendo attenzione a dove mettere i piedi: siamo a mezz’ora d’auto a nord di Beirut e la preoccupazione è quella di non calpestare i ciclamini e i funghi nascosti fra la macchia mediterranea. La riserva naturale, compresa nell’area di Kesrouan, custodisce anche i resti di un passato rurale sempre più attraente per i visitatori: un antico forno dove un tempo si cuocevano i mattoni e le grotte dove i pastori si fermavano durante la transumanza. Il parco, con il bosco di querce e di pini, è un piccolo polmone verde affacciato sulla cittadina di Jounieh. Da cinquecento metri di altezza sul livello del mare, lo sguardo può spaziare dal mare alle montagne imbiancate. Istituita nel 2010 Chnaniir si estende per circa ventisette ettari: è una delle aree verdi più piccole del Libano, oggi affidata alle cure delle guide locali che promuovono passeggiate sui sentieri del parco, tutti con diversi gradi di difficoltà.

I fondi AICS per l’ambiente. Chnaniir, assieme ad altre riserve, è l’oggetto di una iniziativa della Cooperazione italiana (AICS), intervenuta per sostenere un programma realizzato in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), “Step4Nature”. Scopo dell’iniziativa è valorizzare le riserve naturali, alcune delle quali sono state attrezzate con percorsi che permettono alle persone con disabilità fisiche di passeggiare e godersi una giornata in natura in sicurezza. Il progetto interviene a livello legale, lavorando sulla normativa, e a livello gestionale, supportando gli enti preposti al controllo delle zone boschive con mezzi, formazione e mappature. “L’AICS finanzia progetti nel settore ambientale e nelle riserve del Libano con lo scopo di migliorare la conservazione delle risorse naturali e di incentivare un turismo sostenibile nelle aree verdi, in quelle marine, nelle strutture storiche e archeologiche che si trovano all’interno delle riserve”, commenta Dario Mancinelli, l’esperto ambientale della Cooperazione italiana a Beirut.

Il contesto. Le cicatrici della guerra, le ferite della crisi economica, quelle ancora fresche provocate dall’arrivo di oltre un milione di profughi dalla Siria: era prevedibile che le difficoltà enormi del Libano non potessero lasciare indenne l’ambiente. La gestione dei rifiuti è fuori controllo, Beirut è coperta da una coltre di inquinamento ben visibile a occhio nudo, nelle periferie la cementificazione imperversa a tutto svantaggio di boschi e aree verdi. L’ondata di rifugiati ha fatto crescere la densità della popolazione, dando origine a una serie di effetti collaterali che il Paese stenta ad affrontare da solo: si va dall’aumento della richiesta di acqua potabile, all’incremento delle acque reflue, dovuto anche alla carenza di energia elettrica che spesso causa l’interruzione dei servizi di smaltimento, dall’aumento dei rifiuti solidi urbani all’ inquinamento dell’aria (fino al 20 per cento in più rispetto al passato). Tutto questo si affianca alla crisi economica, che ha ridotto la capacità delle autorità locali di gestire il monitoraggio e la gestione delle aree naturali, sempre più spesso soggette allo sfruttamento illegale del suolo, alla deforestazione e alla caccia.

La riserva di Bentael. Un po’ più distante dalla capitale si trova invece la riserva di Bentael, una delle più antiche del Paese. Istituita nel 1999, si estende per circa 75 ettari su una collina a nord-est di Byblos con un’altezza che passa dai 250 agli 800 metri. Bentael non è solo una fitta pineta dove poter passeggiare respirando aria pura, ma è anche un luogo privilegiato per osservare la migrazione delle aquile, degli avvoltoi e degli altri rapaci in viaggio verso posti più caldi. E’ un sito riconosciuto anche dall’organizzazione Birdlife International, dedita alla protezione e alla conservazione dell’avifauna e del relativo habitat naturale, proprio per l’importanza della biodiversità che custodisce. Con la sua vasta rete di sentieri, tutti di diverse difficoltà, Bentael è organizzata per permettere anche alle persone disabili di godere dell’aria e del verde, grazie a percorsi appositamente studiati ed equipaggiati per chi ha limiti fisici e grazie alle guide locali che hanno seguito una formazione ad hoc.

Disabilità e natura. In Libano circa 50 mila persone, ovvero il 15 per cento circa della popolazione – scrive l’UNDP – ha problemi legati alla disabilità fisica e mentale. Oltre a non avere pieno accesso all’istruzione, ai servizi sanitari e all’occupazione, le persone con questi problemi non possono godersi le attività ricreative all’aria aperta perché i parchi non sono attrezzati. Per abbattere questo genere di barriere, alcune delle riserve naturali sono state potenziate al fine di accogliere anche le persone che hanno limiti fisici, sono state fornite nuove tecnologie per facilitare l’assistenza e i sentieri sono stati resi accessibili per tutti per favorire l’inclusione. Nella riserva di Bentael, per esempio, oggi tutte le persone con disabilità, dai bambini autistici agli anziani, possono godersi un’esperienza in natura senza correre rischi.

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