ROMA - Gli Al Shabaab mostrano arroganza e sicurezza nel dettare legge in Somalia. E' di pochi giorni fa il loro "decreto" di "divieto assoluto" nell'uso di Internet, attraverso telefoni cellulari e cavi in fibra ottica in tutto il territorio somalo, dando 15 giorni di tempo (dall'11 scorso) alla società di telecomunicazioni per rispettare l'ordine. La connettività in tutta la Somalia è bassa, ma in crescita: la fibra ottica è stata introdotta lo scorso anno, e il 22,5% della popolazione ha un abbonamento di telefonia mobile. Tuttavia, solo 1,38% dei cittadini usa Internet, secondo una statistica dell'International Telecommunications Union del 2012.
L'ultimatum. Nel suo comunicato, Al Shabaab ha dunque fissato al 26 gennaio il termine ultimo per il Service Provider di terminare il loro servizio ed ha minacciato ritorsioni in caso di inosservanza. "Qualsiasi azienda o individuo che ignorerà il divieto - si legge nel loro comunicato - sarà considerato un traditore al servizio del nemico", dice la nota. La strategia di Al- Shabaab di controllare la popolazione per censurare le informazioni non è nuova, ma ora sembra avere una maggiore enfasi dopo le sconfitte militari subite negli ultimi due anni da parte dell'esercito somalo, sostenuto dalle truppe dell'Unione Africana. Lo scorso novembre, Al Shabaab ha privato la città di Barawe della televisione. I somali fanno un uso considerevole di internet, soprattutto attraverso gli smartphone, ma il gruppo islamista lo considera un mezzo utile allo spionaggio. La milizia è sulle Reporters sans frontières lista dei " Predatori della libertà di informazione ".
Ironia della sorte. Risulta poi assai bizzarro il fatto che Al Shabaab ha fatto un intenso uso prolifico di Internet, scatenando lo scorso anno un dibattito su Twitter. Un diritto esercitato anche grazie il pronunciamento di un senatore statunitense, Joseph Lieberman del Connecticut - ex democratico e poi indipendente, ma sempre più vicino ai repubblicani - ha rivendicato il loro diritto di esprimersi attraverso i tweet. Al gruppo è stato permesso di navigare su internet e di twittare per un po', ma poi è stato loro vietato dopo il sostegno da loro dato all'assedio del Westgate Mall a Nairobi avvenuto lo scorso settembre (Guarda il video) nel corso del quale sono rimaste uccise 72 persone e ferite a centinaia. Tuttavia, il gruppo islamista è riuscito sempre a riemergere continuando ad usare la Rete, nonostante i tentativi di oscuramento.
Come in Iran. Appare dunque evidente l'approccio decisamente autoritario degli Al Shabaab, che usano Internet per diffondere la loro propaganda, ma pretendono il blocco della Rete per i cittadini. Non si tratta di una cosa nuova: i leader iraniani - a quanto risulta - amano impegnarsi su Twitter, mentre la piattaforma resta vietata nel paese. Stessa cosa in Qatar, dove funzionari governativi godono di un accesso a Internet senza restrizioni, mentre il resto del paese usufruisce di una connessione censurata.
Reporters sans frontières. Un pronuciamento severo, rispetto a tutto questo, viene da Reporters sans frontières. L'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti all'informazione, si è detta indignata per l'annuncio dei miliziani islamisti. "Impedendo al pubblico di utilizzare Internet nelle aree da essa controllate, Al -Shabaab sta lanciando un'offensiva senza precedenti contro la libertà di informazione", si legge in un documento di Reporters sans frontières. "Gli obiettivi di questa milizia islamista sono chiare. Si vuole eliminare Internet come piattaforma di informazione e prevenire tutte le comunicazioni. Escludere queste aree in questo modo dal resto del paese e del mondo e ridurli al silenzio è intollerabile ed è anche molto preoccupante che Al -Shabaab consideri internet mobile come strumento per violare la privacy, quando l'accesso è di fatto un diritto fondamentale in molti paesi. Gli islamisti estremi di Al Shabaab sono definiti nella lista di Reporters sans frontières "Predatori della libertà di informazione". La Somalia, in fatto di libertà di stampa, è classificata al 170° posto in un elenco di 179 paesi, nel 2013, da Reporters sans frontières.
I giornalisti uccisi in Somalia nel 2013.
Mohamed Mohamud, 26 anni, dell'Universale TV, assassinato il 26 ottobre a Mogadiscio. Uomini armati lo hanno ha freddato appena uscito dalla sua casa per andare a lavoro. E 'stato colpito sei volte nel collo, al petto e alla spalla, hanno riferito i giornalisti suoi colleghi. Mohamed era un giornalista schietto, che spesso aveva affrontato i problemi sociali e della sicurezza a Mogadiscio. Non è chiaro chi sia davvero stato ad ussderlo, anche su Twitter Al Shabaab ha rivendicato la responsabilità dell'omicidio. Aveva già ricevuto minacce attraverso messaggi dai miliziani di Al Shabaab. Aveva una moglie e una figlia piccola.
Liban Abdullahi Farah Kalsan, sposato, padre di 5 figli, corrispondente di Kalsan TV, ucciso nel luglio scoso, nel Puntland, nord della Somalia. Due uomini armati gli hanno sparato, nei pressi della sua casa, nella zona di villaggio Wajadir, a nord Galkayo, nella regione semi autonoma del Puntland. Gli assassini sono fuggiti prima dell'arrivo della polizia. Liban, che era conosciuto anche come "Liban Qaran" è morto prima di arrivare all'ospedale. Lo hanno descritto come un giornalista energico, con una vasta esperienza nel settore. Aveva precedentemente lavorato per Radio SBC (Somalo Broadcasting Corporation), Radio Daljir, Codka Nabadda ("Voice of Peace " ), e Royal Television. I giornalisti locali hanno il sospetto che Liban era stato preso di mira per i suoi servizi sulle elezioni comunali, originariamente previste per la metà di luglio 2013, ma poi rinviate per problemi di sicurezza.
Ahmed Mohamed Ali, un altro giornalista di Puntland ed ex collega di Liban a Codka Nabada a Galkayo, aveva ricevuto telefonate minatorie a fine luglio, dopo aver riferito sulla morte di Liban. Al suo telefono qualcuno lo ha minacciato dicendo che avrebbe fatto la stessa fine di Liban Abdullahi.
Mohamed Ibrahim Raage, di Radio Mogadiscio, Somali National Television, assassinato il 21 aprile scorso a Mogadiscio. ancora una volta due uomini armati gli hanno sparato più volte davanti alla sua abitazione nel quartiere Dharkenley. Dopo un periodo in esilio, Mohamed, 34 anni, era da poco tornato in Somalia a lavorare come giornalista e produttore per le emittenti statali Radio Mogadiscio e nella televisione nazionale somala. Aveva ricoperto incarichi di governo e parlamentari, stando ad alcune dichiarazioni raccolte fra i giornalisti locali. Mohamed era fuggito dalla Somalia nel 2009 per la diffusa insicurezza nel suo paese, e si era trasferito a Kampala, in Uganda, per un certo periodo di tempo. Era soprannominato "Onesto ", aveva lavorato anche nell'emittente indipendente Radio Shabelle. I giornalisti locali hanno anche ipotizzato che potesse essere stato ucciso da militanti di Al Shabaab a causa della sua collaborazione con i media governativi.
Somalia, Al Shabaab vuole vietare l'uso di internet a tutti i somali e lanciano un ultimatum
di Carlo CiavoniIl gruppo di estremisti islamici continua a mostrare i denti, nonostante le dure sconfitte subite. I provider somali hanno dunque tempo fino al 26 gennaio per terminare il loro servizio che, peraltro, consente oggi un uso limitato della Rete in tutto l paese: il 22,5% della popolazione ha un abbonamento di telefonia mobile; solo 1,38% dei cittadini usa Internet. I giornalisti uccisi nel 2013