Mondo Solidale

Congo, il ginecologo che cura le donne vittime di violenze devastanti

Il medico congolese Denis Mukwege, vincitore del Premio Sakharov.  "Lo stupro è usato come un'arma di guerra e prende sempre più piede. Non è una questione che riguarda solo le donne, ma riguarda la sopravvivenza della nostra umanità"

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ROMA
- "Dobbiamo mettere una linea rossa contro l'uso dello stupro come arma di guerra. È un'arma che si esporta senza controllo doganale, basta un lavaggio del cervello. Prende sempre più piede e chi la usa sa che se riesci a distruggere le donne indebolisci anche gli uomini. Lo stupro non è una questione che riguarda solo le donne, ma riguarda la sopravvivenza della nostra umanità". Così diceva, poco meno di un mese fa ad una piazza colma che lo ascoltava in religioso silenzio, il ginecologo congolese Denis Mukwege, ospite del festival della rivista Internazionale a Ferrara.

L'ascolto di così tante atrocità.
Quel pomeriggio, Mukwege aveva ipnotizzato la folla con le sue parole: "l'uomo che ripara le donne" - come recitava il titolo dell'incontro - parlava delle 40mila pazienti curate nei suoi 14 anni di lavoro a Bukavu, capoluogo della provincia del Kivu Sud, nella Repubblica Democratica del Congo, dove ha fondato l'ospedale Panzi. Parlava dello stupro come arma di guerra, della "firma" che ogni diverso gruppo imprime sul corpo della donna, con bottiglie, baionette, pezzi di vetro. Parlava della violenza sulle donne come metodo per terrorizzare intere famiglie, villaggi, società e costringerle a fuggire lontano dai proprio villaggi e dalle proprie miniere, in uno dei paesi più ricco di risorse naturali al mondo. E del suo lavoro, di come non ce la facesse più ad ascoltare di come, ad un certo punto, avesse deciso di chiudere le orecchie alle parole, per non uscirne scioccato e continuare a fare quello che sapeva fare meglio: operare, curare, guarire.

Il Premio Sakharov. Qualcuno potrebbe pensare che è una storia triste, quella del dottor Mukwege, minacciato di morte, più volte sfuggito ad attentati, che vive recluso nel compound del suo ospedale, osteggiato dalle bande rivali che combattono in Congo e da un governo che non vuole che si parli troppo di queste cose. Quel pomeriggio a Ferrara la gente non la pensava così: il suo libro finì esaurito, la fila delle persone che andarono a stringere quelle mani grandi e miracolose alla fine della conferenza era lunghissima. Non lo pensa neanche il Parlamento europeo che la storia del dottor Mukwege sia noiosa: ieri, all'"uomo che ripara le donne" è stato assegnato il Premio Sakharov, l'equivalente europeo del Nobel, il riconoscimento con cui i cittadini dell'Unione premiano chi si batte per i diritti dell'uomo e per la libertà di espressione.

Il "gigante sorridente". Non so cosa abbia detto il dottor Mukwege quando ha ricevuto la notizia, ma posso immaginarlo rileggendo le parole che qualche anno fa ha consegnato al giornalista di Le Monde e che Internazionale ha ripubblicato. "Il dottor Mukwege, un gigante sorridente con lo sguardo pacifico e la voce rassicurante, sembrava sfinito. Stanco di parlare a vuoto. Stanco di cercare invano di scuotere le coscienze. Stanco di raccontare la tragedia delle donne congolesi senza che niente cambi. Stanco di descrivere stupri e torture spaventose, di citare numeri raccapriccianti (500mila donne violentate in sedici anni) senza che nessuna autorità politica internazionale si dia da fare per prendere provvedimenti concreti. Stanco di ricevere premi e omaggi senza che le organizzazioni governative facciano qualcosa di più che inviare medicinali. È una situazione incomprensibile. Com'è possibile che nessuno lo ascolti? "Come si può pensare di tradire i traguardi della civiltà a tal punto da restare inerti e con le mani in mano?", chiede il dottore. Ci sono centinaia di prove, foto e testimonianze, ma non è stato fatto nulla. "Non si potrà dire, come accaduto in altri momenti bui della storia, che la comunità internazionale non sapeva. Loro sanno tutto" ". Noi sappiamo tutto: faremo qualcosa di più che consegnarli un premio?