NICOSIA - Camminando verso ovest lungo i resti delle mura veneziane che circondano il centro di Nicosia, il traffico svanisce e i negozi lasciano il passo al filo spinato e alle garitte bianche dell'Onu. Ecco Lydra Street, 500 metri di terra di nessuno, che divide la zona greca da quella turca: una semplice via dove il tempo si è fermato al 1974, quando l'esercito turco invase l'isola per difendere la comunità turco-cipriota. La separazione doveva essere provvisoria, invece da 40 anni è tutto come nel 1974: entrando in Lydra Street si ha la sensazione di essere catapultati in un mondo sospeso, surreale, imposto da una una "guerra per finta", ma ancora in grado di mantenere vive le contraddizioni, non solo di Cipro e Turchia, ma dell'intera Europa.
Nella redazione di "Afrika". Entrare nella zona turca non è difficile, anche se ufficialmente non esiste perché è riconosciuta dalla sola Turchia. La mia destinazione è un edificio di 4 piani nei pressi del congresso. Al primo piano, in un vecchio appartamento protetto da una grata di ferro, c'è la redazione di Afrika, uno dei giornali più critici e lucidi nel panorama culturale di lingua turca; qui, in una stanza piena di libri, giornali e posaceneri ricolmi, aspetta Sener Levent, editore e direttore. Sarà lui a spiegarmi le contraddizioni dell'ultimo muro d'Europa, in termini politici, di libertà e diritti civili. A cominciare dal principio di autodeterminazione: "la grande maggioranza dei turco ciprioti non vogliono più i turchi nell'isola". Sener Levent si è sempre espresso a favore della pace nell'isola e dei diritti civili, criticando apertamente il regime turco; per questo è stato arrestato due volte e la redazione di Afrika è stata oggetto di numerosi attentati, anche con bombe incendiarie. "Due volte mi hanno puntato la pistola in testa per intimidirmi", racconta. "I militari mi hanno offerto di andare all'estero con la mia famiglia. Mi avrebbero dato qualsiasi passaporto e tutti i soldi che avrei voluto. Io ho sempre rifiutato". Il riferimento è alla Repubblica Turca di Cipro del Nord ma soprattutto alla Turchia: qui, nella parte nord di Cipro, il comandante delle forze armate è un generale turco, il direttore della banca centrale è turco, il presidente Eroglu non fa un passo senza sentire Ankara.
Il cortile interno della Turchia? "Noi siamo il cortile interno della Turchia, che ha distrutto la nostra economia. In compenso ora abbiamo 52 night club con prostitute, 27 casinò e 87 allibratori, mentre Erdogan preme perché la società diventi più praticante". Non è solo un fatto di religione, il problema riguarda anche la tutela dei diritti civili. Sener Levent lo fa capire apertamente: in Turchia (e quindi anche qui a Cipro Nord) non c'è libertà di espressione, né rispetto dei diritti civili. E ciò si riflette in tutta la regione, perché agli Usa e alla Gran Bretagna fa comodo questa situazione, dalla guerra fredda: "dietro agli scontri del passato c'era la CIA: bisognava evitare che Cipro diventasse la nuova Cuba, perché all'epoca il partito comunista cipriota aveva una forte influenza. Perché a Cipro non è successo niente in 40 anni? Per Usa, GB e Turchia va bene così: da una parte un territorio con un governo regolare; dall'altra, la terra di nessuno".
Un'arma infallibile: il taglio della pubblicità. Anche altri giornalisti di Afrika, che conta su poco più di 20 collaboratori, hanno subìto minacce e attacchi dal regime e dai nazionalisti: la situazione è difficile, nessuno vuole fare pubblicità sul giornale, che si mantiene solo con le vendite. Mentre parliamo, la corrente va via diverse volte: "Ma io non vado all'estero, sono 15 anni che pubblichiamo, non ho paura e non penso che mi facciano del male in pubblico perché la gente mi conosce e mi protegge, compresi i poliziotti". Eppure la soluzione sarebbe a portata di mano: "per noi la cosa principale è avere un nostro ordinamento originale per non dipendere più dalla Turchia". In altri termini, bisogna eliminare quella terra di nessuno che fa comodo alle grandi potenze.
Più turchi che turco-ciprioti. Non è facile, ormai ci sono più turchi che turco-ciprioti a Cipro nord. "La divisione dell'isola sta diventando ogni volta più permanente. Come il conflitto palestinese, il problema di Cipro è regionale e non locale, perché è la porta che divide l'Europa dal Medioriente". Il sole cala, Sener si accende l'ultima sigaretta dal pacchetto ormai vuoto; ecco l'ennesima interruzione di corrente, è ora di andare. Ma quasi a freddo gli cito Hrant Dink, il giornalista turco-armeno ucciso nel 2007 dalla furia cieca dell'intolleranza. Di colpo Sener Levent si perde il sorriso, si fa pensieroso. Poi si ferma davanti a un poster nel salone: è raffigurato un asino: "Salvate l'ultimo cipriota", c'è scritto. "Non dimenticarlo, questi asini siamo noi", e ride. Ma è una risata amara.