NICOSIA - Le case sono basse, bianche e ad un solo piano, con piccoli giardini e alberi di aranci che fanno da contorno a strade dove il traffico scorre lento; a Nicosia certi quartieri sanno essere caldi anche in inverno. È in una di queste case che vive Takis Hadjidemetriou, presidente dell'istituto di studi sociopolitici, da sempre impegnato per la pace e la democrazia a Cipro e in Grecia; nel novembre '73 è stato uno dei leader del movimento studentesco contro la dittatura dei colonnelli, poi ha presieduto la Commissione cultura del Consiglio d'Europa. Ora dirige, assieme alla controparte turco-cipriota Ali Tunkay, la Commissione Mista per il patrimonio culturale, nata nel 2008 nell'ambito dei negoziati di pace portati avanti dalle Nazioni Unite, ripresi due anni fa e di recente interrotti a causa dei contrasti politici tra Nicosia e Ankara.
La cultura vince dove la politica perde. La Commissione va avanti e a settembre avvia il restauro del Monastero dedicato a Sant'Andrea Apostolo, a nord-est di Cipro, nella zona occupata dai militari di Ankara. I lavori, costati 5 milioni, durano fino ad aprile 2016 e sono finanziati dalla Chiesa di Cipro e dall'Evkaf, l'amministrazione di Cipro del Nord; in piccola parte, anche dagli Usa. Il monastero sarà ripulito dalla vegetazione cresciuta in 30 anni di incuria, sarà messo in sicurezza in tutta la struttura, saranno riparati il tetto, gli interni e le mura esterne, che altrimenti rischiavano il crollo.
Una notizia fuori dal comune. Dal 1974 greco e turco-ciprioti sono divisi dall'ultimo muro d'Europa, intrappolati in un conflitto ereditato dalla Guerra Fredda e ormai congelato da 40 anni. Solo dal 2003 si può attraversare il confine tra la Repubblica di Cipro e la zona posta sotto controllo turco: ciò facilita il lavoro della Commissione ma non ha portato ad alcun passo verso la soluzione. Molti paragonano la questione cipriota al conflitto palestinese: se la cultura riesce dove la politica ha (più volte) fallito, allora si può sperare che anche arabi e israeliani possano collaborare. Certo, non è facile, come non lo è stato per giungere a un accordo sul monastero di Sant'Andrea. "Fino al 2008 la cultura era un terreno di scontro - ricorda Hadjidemetriou - poi con la creazione della Commissione siamo riusciti a tenerla fuori dal confronto politico". Il monastero di Sant'Andrea è il luogo sacro più importante per i ciprioti, ma non è l'unico a essere oggetto di incuria e saccheggi: l'intero patrimonio artistico cipriota è a rischio, specie nella zona nord dell'isola.
I primi risultati. Oltre a Sant'Andrea, si sono conclusi i restauri di venti monumenti, tra cui la chiesa di San Nicola a Syrianochori. Ma almeno 500 sono a rischio distruzione. "Stiamo portando avanti un linguaggio condiviso e comune, ben diverso da quello usato dai politici e certi mass media. Ad esempio, evitiamo di dire "zona occupata" ma parliamo solo di monumenti: prima troviamo i punti in comune, poi formiamo un clima di fiducia reciproca e andiamo al passo successivo".
Un clima favorevole per il futuro? L'opinione pubblica ha subito mostrato il suo supporto alla Commissione. In fondo, fino al 1974 i ciprioti vivevano uniti e in pace, nonostante una realtà sociale frammentata in greci, turchi, armeni, maroniti, greci e latini musulmani (i "linobambaki"). E dall'apertura della frontiera nel 2003 sono stati ben 13 milioni i transiti: nonostante gli stop al negoziato, le due comunità si incontrano, molti turco-ciprioti ottengono il passaporto comunitario e l'assistenza medica gratuita. "E ora lavorano insieme per salvare il monastero più importante dell'isola. Questo è un messaggio molto importante. Si stanno creando condizioni favorevoli per il futuro", sostiene Hadjidemetriou. Il problema piuttosto, sono "gli slogan dei leader politici. Ma nei ciprioti non c'è astio: ogni volta che vado nella zona turca sento messaggi di pace da parte della popolazione. La questione cipriota è un pretesto per mantenere interessi di parte ma tradizioni e radici culturali sono comuni".