MILANO - Mentre le trattative tra le Farc e il Governo procedono a Cuba con la mediazione norvegese e cubana, in Colombia le vittime della guerra civile continuano ad aumentare. Negli ultimi due anni - il negoziato è cominciato ad ottobre 2012 - 348mila civili (15mila al mese) sono diventati desplazados, cioè sono stati costretti ad abbandonare le proprie case, mentre 1 milione e 400mila persone stanno subendo limitazioni negli spostamenti a causa della violenza. Lo ha calcolato lo spagnolo Instituto de Estudios sobre Conflictos y Acción Humanitaria (Iecah), in uno studio commissionato dalle Nazioni Unite per valutare le evoluzioni nel campo dei diritti umani durante i colloqui di pace.
Il secondo paese al mondo per numero di sfollati. La responsabilità di metà degli spostamenti forzati è stata attribuita alle Farc e ai ribelli dell'Esercito di liberazione nazionale (Eln), uno su cinque alle bande criminali e il resto sono la conseguenza degli scontri tra i contendenti. Addirittura, secondo l'Agenzia dell'Onu per gli affari umanitari (Ocha) gli sfollati durante le trattative di pace supererebbero i 450mila, una stima più alta di quella dell'Iecah e soprattutto di quelli censiti negli ultimi due anni di guerra, tra il 2010 e il 2012. Quello che è certo è che cinque decenni di conflitti tra militari, guerriglia, paramilitari e bande legate al narcotraffico hanno reso la Colombia seconda solo alla Siria come numero di sfollati interni (5,4 milioni, l'11-12% della popolazione).
Diminuiscono i bambini soldato e gli incidenti per le mine. I ricercatori dell'Iecah hanno tuttavia riscontrato alcune novità positive dopo due anni di negoziati, come la diminuzione degli spostamenti forzati di massa (-34%) e degli incidenti per mine antiuomo (-38%), spesso usate dalla guerriglia e dai narcotrafficanti per proteggere i terreni coltivati a coca. Lo sminamento è infatti tra i punti all'ordine del giorno delle trattive cubane; secondo il Governo, dall'inizio del processo di pace al settembre 2014 sono state 644 le vittime (militari e civili) delle mine, cioè una persona al giorno. Altra buona notizia: una diminuzione del 34% dei minori arruolati e coinvolti negli scontri. Per le Nazioni Unite la responsabilità è nel 71% dei casi delle Farc, che proprio a gennaio hanno annunciato che non recluteranno più giovani sotto i 17 anni. "Un passo nella direzione corretta", ha commentato il presidente colombiano Santos.
Spiragli di pace. Lo scorso 20 dicembre, per la prima volta nella sua storia, la guerriglia ha deciso un cessate-il-fuoco unilaterale alle operazioni militari. La decisione è arrivata dopo tre settimane dalla liberazione del generale Rubén Darío Alzate, il cui rapimento da parte delle Farc aveva messo a dura prova l'intero processo di pace. La guerriglia ha condizionato la decisione unilaterale alla verifica da parte di organismi nazionali e internazionali, minacciando di riprendere le armi al primo attacco governativo subito. Dal canto suo, il presidente Santos ha rifiutato un accordo bilaterale, non volendo concedere - come nel 1983 e durante l'amministrazione Pastrana (1998-2002) - aree demilitarizzate, che allora furono poi usate dalle Farc per riorganizzarsi. Tuttavia, per ora la tregua pare reggere: dal 20 dicembre, secondo il Centro di Ricerche per l'Analisi del Conflitto, le attività militari sono scese a livelli mai raggiunti dagli anni Ottanta.
Costruire la pace. In ogni caso, Francisco Rey e Sophie Duval dell'Ocha ricordano che anche la firma di un accordo finale "non significherà la fine di tutte le violenze". Secondo uno studio della Banca Mondiale, il 57% dei paesi usciti dalla guerra civile tra il 1945 e il 2009 sono ricaduti in situazioni di conflitto armato poiché persistevano le cause strutturali delle violenze precedenti. In particolare, in Colombia esistono altri gruppi ai margini della legge, che potrebbero mirare a occupare il posto delle Farc. Da questo punto di vista - dicono gli esperti dell'Agenzia delle Nazioni Unite - la Cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari possono essere un aiuto effettivo al processo di pace.