Mondo Solidale

Brasile, dai Mondiali alle Olimpiadi un necrologio senza fine: proiettili vaganti stroncano la vita dei minori

Sette anni di violenza: il Brasile paga i due maggiori eventi sportivi con la vita dei suoi cittadini. 47.300 è il totale delle morti violente dal 2007 ad oggi: 19 sono minori. L'ultima, un'adolescente di 16 anni. Marciano in segno di protesta gli attivisti e i familiari, mentre le autorità aumentano il numero dei poliziotti nelle favelas

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ROMA - Il Brasile affronta una delle più cruente ondate di violenza degli ultimi anni: a meno di 15 mesi dalle Olimpiadi, il paese carioca continua le operazioni di smantellamento della microcriminalità. La tanto discussa "pacificazione armata" delle favelas di Rio de Janeiro è ancora lontana dal suo adempimento. I minori sono fra le vittime innocenti di una guerra senza fine tra la polizia e i narcotrafficanti. Le loro vite vengono stroncate all'improvviso: nemmeno l'uscio di casa è sicuro. Eduardo de Jesus Ferreira - morto a 10 anni per un colpo alla nuca, durante un assalto della polizia - è diventato l'emblema delle proteste che si susseguono nel paese. La più importante, quella di Copacabana, organizzata dalla Ong Rio de Paz, affiliata all'Onu, in segno di solidarietà con i suoi familiari. Vestiti di nero, i partecipanti hanno sfilato qualche giorno fa esibendo cartelli con i nomi dei minori vittime dei proiettili vaganti. Una bara bianca è stata simbolicamente deposta lungo la spiaggia.

Quando mantenere gli accordi costa la vita. In vista dei Mondiali del 2014 e delle Olimpiadi del 2016, il Brasile si è impegnato a "ripulire" il paese. Lo ha fatto e continua a farlo a discapito dei più poveri. Smantellamenti forzati per assicurare parcheggi, ristoranti, alberghi e una vista mozzafiato, operazioni di sicurezza che hanno generato maggiore insicurezza, soldi pubblici spesi e giustificati come privati. La violazione dei diritti umani in questo paese, negli ultimi anni, ha raggiunto livelli inimmaginabili. Ong, attivisti, indios, abitanti delle favelas continuano a far sentire la loro voce. Ma, per assicurarsi tre anni di riflettori accesi, il governo continua con la sua tabella di marcia. Fin dal 2012 il documentario "5x Pacificação", erede del film "5x Favela", aveva denunciato i crimini commessi.

Gli squadroni della morte. A partire dal 2008, nello Stato di Rio de Janeiro è stato istituito l'UPP, Unidades de Policia Pacificadora. Il nome ne evidenziava già l'inganno: l'ossimoro che coniuga le armi alla pace non ha tardato a manifestare la sua inefficacia. Il presidio permanente di 38 unità in 264 favelas da sette anni obbliga gli abitanti a vivere in un continuo stato di guerra. Le operazioni sono condotte da un corpo speciale di polizia, il Bope, particolarmente rinomato per "il Grande Teschio" (Caveirão), ovvero il furgone blindato del battaglione, condannato da Amnesty International nel 2006.

Il lungo necrologio. Sono circa 70.000 gli abitanti del Complexo do Alemão, la favela in cui è morto Eduardo de Jesus Ferreira, nella parte settentrionale della città. Altri 120.000 vivono a Rocinha e 140.000 a Maré. Queste sono alcune delle zone più presidiate di Rio. E, nel caso in cui gli abitanti protestino per il clima di violenza in cui sono costretti a vivere, la polizia non esita ad usare lacrimogeni e a sparare. Lo ha fatto anche in occasione della morte di Eduardo, che in questi giorni è diventato l'emblema delle morti bianche. Dal 2007 ad oggi sono 19 i minori uccisi: Alana (12 anni), Hugo (12 anni), Fabiana (11 anni), Ramon (6 anni), João Roberto (3 anni), Wesley (11 anni), Juan (11 anni), Juliana (6 anni), Bruna (10 anni), Yasmin (4 anni), Adrielly (10 anni), Geovanna (1 anno), Lucas (13 anni), Luís (3 anni), Patrick (12 anni), Larissa (4 anni), Asafe (9 anni), Eduardo (10 anni) e l'ultima di cui ancora non si conosce il nome (16 anni).

La polizia uccide 6 persone al giorno. Le autorità brasiliane hanno risposto a questa ondata di violenza aumentando il numero dei poliziotti nelle zone più problematiche. Quella che in teoria dovrebbe essere una soluzione rassicurante, non lo è per Rio. Le morti violente ammontano a 47.300 persone e in molti casi il decesso è causato dai proiettili vaganti sparati dalla polizia. Dal rapporto dell'Anuário Brasileiro de Segurança Pública del 2013 si evince che sei persone al giorno muoiono per mano degli agenti: 2.212 cittadini sono stati uccisi da coloro che "in teoria" lavorano per difenderli. "Che risposta darà la città di Rio de Janeiro, che sarà la sede dei Giochi Olimpici del 2016, alla morte di un bambino povero vittima dei proiettili vaganti? Come possiamo sperare nella pacificazione di una città così diseguale?"  -  si chiede Antonio Carlos Costa, fondatore della Ong Rio de Paz, che denuncia alla stampa locale il divario abissale che permane tra i ricchi e i poveri.