Mondo Solidale

Pena di morte, Texas: scarcerato dopo 10 anni nel braccio della morte. Iran, 19 esecuzioni in soli 2 giorni

I periodici dossier di Nessuno Tocchi Caino. L'errore giudiziario riconosciuto dallo stesso giudice che aveva emesso la condanna. Nello stato del Missouri (Usa) giustiziato un nero con disturbi mentali. Decapitato un pakistano in Arabia Saudita trovato in possesso di droghe

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ROMA - Continue "docce scozzesi" provengono dai notiziari di Nessuno Tocchi Caino,  la ONG italiana, che agisce in campo internazionale, affiliata al Partito Radicale Transnazionale e che persegue la missione di attuare la moratoria universale della pena di morte e la lotta contro la tortura. Da una parte, infatti, si apprendono episodi di errori giudiziari, fortunatamente ammessi dagli stessi giudici che avevano emesso le condanne ma, dall'altra, si continuano ad elencare impiccagioni, fucilazioni, iniezioni letali laddove la pena di morte stenta a tramontare.  

Texas, scarcerato dopo 10 anni nel braccio della morte. L'8 giugno scorso, dopo 12 anni di carcere, 10 dei quali nel braccio della morte, è stato scarcerato Alfred Dewayne Brown, 33 anni, nero. Ad attenderlo fuori dal carcere di Houston, anche la giornalista Lisa Falkenberg, dello Houston Chronicle, che con i suoi articoli, per i quali ha vinto il Pulitzer 2015, ha aiutato a riaprire il caso. Brown era stato condannato a morte nella Harris County il 25 ottobre 2005 con l'accusa di aver partecipato ad una rapina nel corso della quale, il 3 aprile 2003, erano rimaste uccise 2 persone, il poliziotto Charles R. Clark, 45 anni, e la commessa di un negozio, Alfredia Jones, 27 anni.

Il suo alibi provato solo 2 anni fa. All'epoca del processo Brown sosteneva di essere stato a casa con la fidanzata, e di aver fatto una telefonata. Il tabulato di questa telefonata è stato ritrovato solo 2 anni fa, a casa di un detective della squadra omicidi che si preparava a traslocare. Dopo il ritrovamento del tabulato, lo stesso giudice che aveva condannato Brown aveva sollecitato la corte d'appello a rivedere rapidamente il caso, e la attuale procuratrice della Harris County, Devon Anderson, aveva dato parere favorevole.

I comportamenti omissivi. Il 5 novembre 2014 la Corte d'appello del Texas aveva annullato il verdetto di colpevolezza di Brown, riconoscendo che si trattava di quello che in gergo si chiama "Brady case", ossia il comportamento omissivo da parte della pubblica accusa che, secondo la legge, dovrebbe passare alla difesa anche le eventuali notizie positive riscontrate durante l'indagine. La procuratrice Anderson, dopo aver puntualizzato che a suo giudizio quello della polizia era stato un errore, e non un atto intenzionale, oggi ha formalizzato la sua decisione di non tentare di riprocessare Brown, ed ha dichiarato: "Abbiamo reinterrogato tutti i testimoni, abbiamo ricontrollato tutte le prove, e siamo giunti alla conclusione che non abbiamo elementi sufficienti per sostenere la colpevolezza di Brown oltre il ragionevole dubbio.

Il ritiro delle accuse. Quindi, come prevede la legge, ritiro le accuse contro il signor Brown e ne chiedo la scarcerazione". Brown è stato aiutato da Anthony Graves, scarcerato il 27 ottobre 2010 dopo aver trascorso 18 anni nel braccio della morte, e dalla giornalista Lisa Falkenberg, che con i reportage con cui è riuscita a far riaprire il caso è stata finalista del premio Pulitzer nel 2014, e lo ha vinto nel 2015 con la motivazione: "Con i suoi articoli sullo Houston Chronicle, scritto dall'angolo visuale di una texana di sesta generazione, ha spesso sfidato i potenti, e dato voce a chi non l'aveva. Nei suoi racconti, vividi e innovativi, ha trattato gli abusi del sistema giudiziario che hanno portato ad una condanna a morte senza prove, e ad altri gravi problemi legali e del sistema dell'immigrazione".

Missouri (Usa) giustiziato un nero psicolabile. Il 9 giugno scorso Richard Strong, 47 anni, nero, è stato giustiziato. Era accusato, ed aveva ammesso, di aver ucciso il 23 ottobre 2000 la convivente e la bambina che la convivente aveva avuto da un altro uomo, risparmiando una bambina di 3 mesi, Alyshia Strong, che lui stesso aveva avuto dalla donna. Strong non ha mai negato il fatto, ma ha sostenuto di non saper spiegare il suo gesto. Venne condannato a morte nel 2003. Le vittime furono Eva Washington, 23 anni, e Zandrea Thomas, 2 anni. Dopo la condanna una serie di valutazioni psichiatriche hanno attribuito a Stong una lunga serie di disturbi e malattie mentali. La Corte Suprema degli Stati Uniti poco più di un'ora prima dell'esecuzione ha respinto 5-4 una richiesta di sospensione.

Due giudici favorevoli al rinvio. I giudici Ginsburg, Breyer, Sotomayor e Kagan erano favorevoli ad un rinvio, in considerazione del fatto che una corte federale del Missouri deve ancora decidere sulla nuova legge che aumenta la segretezza attorno alle esecuzioni. A favore del padre, negli ultimi giorni era intervenuta Alyshia Strong, la quale ha riferito che dopo essere rimasta orfana della madre per colpa del padre, non era giusto che ora lo stato la rendesse ulteriormente orfana. Strong diventa il 4° giustiziato di quest'anno in Missouri, l'84° da quando il Missouri ha ripreso le esecuzioni nel 1989, il 16° dell'anno negli Usa, e il n° 1410 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.

Iran, 19 esecuzioni in pubblico nell'arco di 2 giorni. Il 9 giugno scorso diciannove persone sono state giustiziate tra l'8 e il 9 giugno in sei diverse città iraniane. L'8 giugno, sei prigionieri sono stati impiccati nel carcere di Orumieh per reati legati alla droga, come riferisce un rapporto di Human Rights Activists News Agency (HRANA). Sono stati identificati come Behrouz Dervishi, Nosrat Abbasi, Mohammad Bahaeddini, Khorshid Abbasnejad, Bahnam Khalilpur e Rasul Mohammadi. Lo stesso giorno, otto persone non identificate sono state giustiziate nel carcere di Bandar Abbas per reati di droga, ha riferito il sito ufficiale della magistratura nella Provincia di Hormozgan.

Impiccata anche una donna di 32 anni. L'impiccagione di una donna di 32 anni, condannata per aver ucciso il marito, è stata resa nota da Jam News senza riportare però il giorno esatto dell'esecuzione. Ma il gruppo Human Rights and Democracy Activists in Iran ha reso noto che due prigionieri erano stati giustiziati l'8 giugno nel carcere di Ghezelhesar a Karaj. Sempre l'8 giugno, un altro uomo, identificato come M. K., è stato impiccato per omicidio nella prigione di Ghaemshahr, ha riferito l'agenzia di stampa FARS. Il 9 giugno, tre prigionieri sono stati impiccati in pubblico in due diverse città. Due di loro sono stati giustiziati nella città di Shahr Babak. Non sono stati identificati per nome e sono stati condannati per aver violentato una donna.

Lo "spettacolo" della forca in piazza. Oltre 4.000 persone, tra cui diversi bambini, hanno assistito alle esecuzioni. Un altro uomo è stato impiccato in piazza Shahid Gholami a Shiraz, ha riferito il sito ufficiale della magistratura nella Provincia di Fars. E' stato identificato come Ali H. ed era accusato di aver violentato un ragazzo di 12 anni.

Pakistan, sul patibolo altri due condannati. L'11 giugno almeno due condannati per omicidio sono stati giustiziati a Faisalabad e Haripur, portando ad almeno 161 il numero totale di esecuzioni da quando il Pakistan ha revocato la moratoria autoimposta sulla pena di morte nel dicembre 2014, dopo il massacro dei Talebani in una scuola a Peshwar. Shahid Shafiq è stato impiccato nella prigione distrettuale di Faisalabad per aver ucciso la zia nel 1996 per una disputa domestica, mentre Gul Mohammed è stato giustiziato nella prigione centrale di Haripur. Era stato condannato dal tribunale anti-terrorismo di Mardan.
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Arabia Saudita, decapitato un pakistano per traffico di droga. Il 10 giugno un cittadino pakistano è stato decapitato in Arabia Saudita dopo essere stato riconosciuto colpevole di traffico di droga. Si tratta di Nazir Ahmed Sultan Ahmed, che avrebbe nascosto confezioni di droga ingoiandole, ha reso noto il Ministero degli Interni saudita in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale Saudi Press. La decapitazione è stata effettuata a Gedda, città sul Mar Rosso, portando a 98 il numero complessivo delle persone messe a morte in Arabia Saudita da inizio anno, sulla base di un conteggio tenuto dalla AFP. Secondo la stessa fonte, le esecuzioni in Arabia Saudita in tutto lo scorso anno sono state 87.