Mondo Solidale

Indonesia, la paura del "terrorismo chimico" aumenta le misure restrittive

Il rischio per la popolazione civile ha indotto le autorità ad adottare misure speciali per ora largamente condivise dai musulmani, che nel paese sono la maggioranza e che si professano moderati econtrari ad ogni forma di violenza. Le minacce di avvelenare col cianuro poliziotti e militari 

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GIAKARTA - In tempi già difficili e inquietanti, la notizia sulla stampa indonesiana, secondo la quale i terroristi avrebbero fatto uso di cianuro per avvelenare il personale militare e di polizia dev’essere sembrata troppo allarmistica per essere degna di più vasta diffusione internazionale. Eppure, il Ministro coordinatore della sicurezza interna, Luhut Pandjaitan lo aveva detto che c’era il serio timore di nuove forme di attacchi terroristici. Qualche giorno prima la pubblicazione sui media era stato lo stesso capo della polizia nazionale, generale Badrodin Haiti, a rivelare informazioni riservate sul progetto di alcuni militanti locali affiliati all’Is della Siria per mettere cianuro nel cibo da servire ad agenti e soldati. Un’idea, secondo il generale, letteralmente presa in prestito da un fatto di cronaca divenuto virale in Indonesia, l’avvelenamento di una donna indonesiana uccisa da un caffè “macchiato” col potente veleno, forse per mano di un’amica gelosa.

I controlli sul "terrorismo chimico". Fatto sta che il governo ha preso la seriamente la minaccia al cianuro, e dopo gli attentati di gennaio in stile tradizionale coi kamikaze contro lo Starbucks e un grande magazzino del centro di Giakarta, ha inserito anche il capitolo dei controlli sul terrorismo “chimico” tra le nuove norme di sicurezza, pronte a entrare in vigore. La revisione attualmente in corso permette di trattenere un indiziato fino a 90 giorni senza difesa legale, con possibile estensione fino a 120 giorni. La legge consente inoltre al governo di indagare posta elettronica e transazioni finanziarie di sospetti membri o collaboratori di gruppi armati, dando ai risultati valore di prova legale. Senza contare che tutti gli indonesiani aderenti a movimenti jihadisti o membri di commando armati in paesi stranieri saranno privati della cittadinanza.

L'arcipelago dell'Islam moderato dice "Sì" a misure restrittive. Secondo calcoli approssimativi, sono già oltre 500 i militanti indonesiani dell’IS tra quelli arrestati o identificati durante il loro tragitto tra Giakarta e il Medio oriente. Un anno fa di questi tempi ne andarono a combattere in Siria ben 159 (solo quelli noti): undici vennero uccisi e 11 sono tornati. Nonostante le critiche di alcuni gruppi dei diritti umani per i rischi di un rafforzamento dello stato di polizia, le nuove misure legislative sono state accolte con favore da una larga maggioranza dei cittadini di questo arcipelago di fede islamica moderata. Tra le nuove misure, una riguarda specificamente proprio l’inserimento della nuova e vasta categoria “a rischio” che comprende l’intero mercato di armi chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari, radioattive e da microrganismi.

Quella bomba al cloro nel centro commerciale. Del resto, già nel 2015 la polizia indonesiana aveva attribuito a jihadisti locali di ritorno dalla Siria l’uso di una bomba al cloro piazzata in un centro commerciale di Giakarta, l’ITC in Depok. Nessuno è rimasto ferito nell'esplosione, ma la presenza di cloro costituì una totale novità, attribuita dagli investigatori ai collegamenti tra indonesiani e militanti dell’IS che hanno usato questa sostanza in diverse occasioni sui terreni di battaglia siriani e iracheni, così come del resto pare abbia fatto anche l’esercito del leader di Damasco Assad.

Il rischio che fosse inmessa nel circuito dei condizionatori. “Potete immaginare se l’avessero immessa nei condizionatori dell’aria”, dichiaro’ l’ufficiale di polizia Tito Karnavian dopo l’esplosione al cloro di Giakarta avvenuta il 23 febbraio 2015. Karnavian disse che si era trattato secondo lui “solo di un esperimento". Ma a distanza di un anno i timori sono evidentemente cresciuti, e l’Indonesia non sembra disposta a sottovalutare gli immigrati jihadisti che tornano dalla Siria con l’obiettivo, forse utopico ma preoccupante, di ricreare un califfato islamico anche nel Sudest asiatico. E’ un fatto che portano con sé tutte le nuove tecniche imparate in questa guerra lontana e senza esclusione di colpi, che sta generando infinita sofferenza per milioni di persone.