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Nigeria: un video di Boko Haram delle ragazze rapite, ma non si sa dove sono né se sono vive

A due anni di distanza né il governo né i servizi di intelligence stranieri conoscono il luogo dove le giovani sono ancora trattenute. Potrebbero essere nella foresta di Sambisa, dove Boko Haram ha le sue basi operative più importanti, un territorio grande il doppio del Belgio. Ma è solo un'ipotesi. Furono rapite nello studentato di Chibok, sorprese nel sonno in 276. Solo 57 riuscirono a scappare
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ROMA - Sono riapparse oggi, a due anni esatti dall’incursione di Boko Haram nello studentato di Chibok, nord-est della Nigeria, dove stavano dormendo in attesa di sostenere un esame. In 276 furono costrette a salire sui mezzi della setta armata, e solo 57 riuscirono a scappare. Il video, ottenuto e diffuso da CNN (ma della cui esistenza aveva già parlato nei giorni scorsi il quotidiano britannico The Daily Telegraph), mostra 15 giovani donne che dichiarano di essere state prelevate a Chibok, rivolgendo alle autorità una richiesta di aiuto a nome di tutte le ragazze rapite con loro.  

L’ultimo video nel maggio 2014. Secondo la Bbc alcuni dei genitori, convocati questa mattina a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, non lontana da Chibok, avrebbero riconosciuto almeno cinque delle ragazze. L’ultimo video che le mostrava risale al maggio del 2014. Un centinaio di giovani, coperte da lunghi hijab neri e grigi, sedevano con una bandiera del gruppo …
ROMA - Sono riapparse oggi, a due anni esatti dall’incursione di Boko Haram nello studentato di Chibok, nord-est della Nigeria, dove stavano dormendo in attesa di sostenere un esame. In 276 furono costrette a salire sui mezzi della setta armata, e solo 57 riuscirono a scappare. Il video, ottenuto e diffuso da CNN (ma della cui esistenza aveva già parlato nei giorni scorsi il quotidiano britannico The Daily Telegraph), mostra 15 giovani donne che dichiarano di essere state prelevate a Chibok, rivolgendo alle autorità una richiesta di aiuto a nome di tutte le ragazze rapite con loro.  

L’ultimo video nel maggio 2014. Secondo la Bbc alcuni dei genitori, convocati questa mattina a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, non lontana da Chibok, avrebbero riconosciuto almeno cinque delle ragazze. L’ultimo video che le mostrava risale al maggio del 2014. Un centinaio di giovani, coperte da lunghi hijab neri e grigi, sedevano con una bandiera del gruppo terroristico alle spalle. Ad accompagnarlo, un altro video diffuso negli stessi giorni, in cui il leader della setta Abubakar Shekau inneggiava alla violenza contro i cristiani, sostenendo poi che avrebbe venduto le ragazze come schiave.

Nascoste nella foresta di Sambisa? L’espisodio, e la diffusione del video che confermava il rapimento, diede il via a una mobilitazione internazionale che, sorretta dall’hashtag #BringBackOurGirls, ripreso sui social network da Michelle Obama, Malala Yousafzai e da diverse star hollywoodiane, chiedeva appunto la liberazione delle 219 ragazze ancora nelle mani del gruppo armato. A due anni di distanza, però, né il governo di Abuja né i servizi di intelligence stranieri che lo affiancano, sono stati in grado di risalire alla posizione della ragazze rapite. Il luogo più probabile sembra essere la foresta di Sambisa, dove Boko Haram ha le sue basi operative più importanti. Un territorio grande il doppio del Belgio, oggetto di diverse operazioni dell’esercito nigeriano.

Negoziati fra Boko Haram e governo. Il video diffuso da CNN risalirebbe allo scorso dicembre, forse al giorno di Natale, e potrebbe essere uno degli ultimi tasselli dei lunghi negoziati fra il governo centrale e Boko Haram. Shekau aveva già proposto uno scambio fra le ragazze e alcuni suoi affiliati catturati dalle forze di sicurezza nigeriane, proposta decaduta nel settembre 2014 di fronte alla richiesta, respinta dall’auto-proclamato califfo, che fossero liberate tutte insieme. Testate locali e internazionali, fra cui sempre The Daily Telegraph, avevano invece segnalato, negli ultimi mesi, diverse domande di riscatto da parte del gruppo armato, con cifre variabili dai 10 ai 50 milioni di euro.

Non sappiamo dove sono. Il breve messaggio registrato in video con le 15 ragazze sarebbe dunque una prova, rivolta al governo, del benessere delle stesse, in vista di nuovi negoziati. Nei giorni scorsi però Abuja ha smentito qualsiasi ipotesi di pagamento di riscatto. Mentre le famiglie, disperse in tutta la Nigeria a causa degli attacchi di Boko Haram, attendono con ansia di sapere qualcosa (almeno 19 parenti sarebbero morti negli ultimi due anni per malattie legate allo stress), i dubbi sulla localizzazione delle donne sono numerosi e accresciuti dal fatto che non tutte appaiano nei video diffusi. L’unica cosa certa è che fra le centinaia di donne che l’esercito dichiara di aver liberato negli ultimi mesi, rapite durante altre incursioni, nessuna farebbe parte del gruppo delle studentesse di Chibok.

Giustizia lontana. L’unica proposta concreta arrivata di recente dal governo presieduto da Muhammad Buhari - un ex-generale salito al potere nel maggio 2015 con la promessa di liberare le ragazze e sconfiggere Boko Haram entro la fine dell’anno - sembra essere il progetto “Safe Corridor”, che prevede l’apertura di centri di riabilitazione per i combattenti pentiti della setta. Un’idea buona che però, secondo Amnesty International, “se attuata non deve negare il diritto alla giustizia e alla riparazione del danno per chi è stato colpito dai crimini di Boko Haram”. Per l’organizzazione, che in un report dell’aprile 2015 riportava come almeno 2000 bambine e donne fossero nelle mani del gruppo, “il governo deve fare di più, non solo per liberare le ragazze ma per proteggere tutti i civili nel nord-est del paese”.