ROMA - L’esplosione dei prezzi del gas sta mettendo a dura prova imprese e famiglie - specialmente le più povere - nel nostro Paese attraverso l’aumento esponenziale del costo della bolletta ed alimentando quell’inflazione che erode il valore di salari e risparmi dei cittadini. Secondo alcune stime recenti, le famiglie in difficoltà sono pasate dall'8% nel 2020 al 13,34% nel 2022 portando in povertà energetica (e non solo) circa 1,33 milioni di famiglie in più. In un momento difficile come questo, l’Italia sembra affetta da una grave sindrome di “masochismo energetico” e la cura non sembra a portata di mano se guardiamo alle dinamiche istauratesi tra politica e comunicazione in questi giorni di campagna elettorale e di crisi energetica. Titoloni dei giornali sul prezzo spot del gas che esplode ad Amsterdam e delle aziende disperate che chiedono soldi al governo.
Prezzi ed emergenza climatica. Nel frattempo, Putin gioca sapientemente al gatto col topo con gli annunci alimentando la speculazione a cui abbiamo affidato le nostre sorti quando ci faceva comodo farlo e il prezzo era molto basso…basta l’annuncio apparentemente tecnico di 3 giorni di chiusura del gasdotto Nord Stream per manutenzione per far arrivare il prezzo spot ad un livello 10 volte superiore a quello di un anno fa (295 euro a megawattora il picco intraday di ieri). Nella stessa pagina troviamo questo assieme ad altri titoli… la siccità provocata dal riscaldamento globale provocherà per lo shock sull’agricoltura una perdita di pil di mezzo punto percentuale…. In Francia la temperatura dei fiumi è diventata così alta da non consentire più di usare l’acqua per raffreddare i reattori nucleari. Contemporaneamente la comunità scientifica lancia l’allarme sull’emergenza climatica (l’appello sul clima rilanciato da Repubblica) e un importante lavoro di rassegna pubblicato in questi giorni sottolinea che è possibile arrivare ad un mondo dove le fonti di energia sono al 100% rinnovabili.
Fare subito con ciò che abbiamo già oggi. Una mente non particolarmente raffinata in grado di fare due più due e di capire le interconnessioni tra questi fenomeni direbbe: bene per motivi di clima, prezzo, volatilità di prezzo, indipendenza energetica aiutiamo subito, con ciò che abbiamo già oggi, cittadini e imprese a superare il dramma della bolletta. Quindi a tutta velocità sulla transizione verso le rinnovabili con comunità energetiche, autoproduzione di energia per le imprese (seguendo l’esempio di tante che già lo fanno), pannelli sugli edifici pubblici da subito. Cose realizzabili nel giro di mesi non negoziabili per il prossimo quinquennio. Di questi ragionamenti non c’è traccia o meglio li troviamo forse nascosti in qualche trafiletto.
Il tema centrale è cambiare fornitore di gas. "Cambiare spacciatore", come dice Mario Tozzi. Favoleggiare di nucleare sicuro (quando in un Paese come il nostro sarà costruita ed operante una centrale nucleare situata in quale comune e con deposito delle scorie localizzato dove ? Ragionevolmente se tutto andasse liscio parleremmo di 7-10 anni mentre a mettere un pannello sopra il tetto di casa o della propria fabbrica ci vuole qualche mese.
Il price cap del Marchese del Grillo. L’altro tema che dà ai matti è quello del price cap. Un price cap - forma di regolamentazione dei monopoli naturali - nella storia del Cinema (un po' estremo) è quello del marchese del Grillo, che decide di non pagare il povero mobiliere che gli aveva consegnato il lavoro. Il price cap riesce per vari motivi. Il lavoro era già stato consegnato, gli ebrei erano discriminati a quei tempi e il marchese del Grillo ha potere contrattuale e può fare il prepotente con il mobiliere che non ha strumenti per difendersi. Ridicolo pensare di poter fare lo stesso con la Russia. Già le famose roboanti sanzioni con le quali avremmo dovuto mettere in ginocchio Putin dall’alto della nostra superiorità economica si sono di fatto rovesciate. E’ Putin che ci “sanziona” ogni giorno approfittando della nostra debolezza, che è la dipendenza dal gas russo.
"Ti pago la metà"..."E io chiudo i rubinetti". Il price cap verso il gas russo sarebbe, in sostanza, l’Italia o l’Europa che dice alla Russia ti pago la metà…e la Russia risponde…allora io ti chiudo i rubinetti. Siamo in una classica situazione di monopolio bilaterale tra due contendenti dove chi ha più forza è quello meno danneggiato dalla situazione di rottura. Cosa avrebbe conseguenze e ripercussioni più gravi, la riduzione delle entrate dall’UE (ammesso che l’UE si mette d’accordo) per una democratura come la Russia a forte controllo dell’opinione pubblica o la chiusura del rubinetto del gas russo per noi ? Neanche a pensarci, visto quello che sta succedendo in questi giorni per il solo annuncio di tre giorni di chiusura per presunti lavori di manutenzione.
La strada giusta: comunità energetiche e autoproduzione. Esiste tuttavia una quota piccola ma in continua crescita di imprenditori e cittadini intelligenti per niente affetti da masochismo energetico che hanno imboccato la strada giusta: quella delle comunità energetiche e dell'autoproduzione di energie rinnovabili. Qualcosa ci dice che saranno loro a sopravvivere meglio in questa congiuntura durissima e ad avere in mano le chiavi del futuro. La comunicazione, dal canto suo, potrebbe aiutare di più e meglio tutti gli altri a trovare la via.
* Leonardo Becchetti, economista, professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata