Mondo Solidale

Sudan, una ragazza di 20 anni condannata alla lapidazione dopo un processo senza difensore

Sudan, una ragazza di 20 anni condannata alla lapidazione dopo un processo senza difensore
La petizione internazionale per salvarle la vita lanciata dall'Ong Avaaz. L'accusa è di adulterio ma aveva anche partecipato assieme a numerose altre donne alle manifestazione per la democrazia
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ROMA - Amal ha solo 20 anni e un giudice in Sudan ha decretato la sua morte per lapidazione, dopo un processo irregolare. Era accusata di adulterio. È il primo caso di lapidazione nel Paese africano da dieci anni. La ragazza è rinchiusa in prigione in attesa che la corte d'appello decida il suo destino. Ma migliaia di voci indignate da tutto il mondo potrebbero salvarle la vita. Non c'è tempo da perdere: firma ora e condividi ovunque. E' stato cambiato il nome di Amal per proteggere la sua identità secondo la richiesta del suo avvocato. Il rituale della lapidazione prevede che la persona condannata  venga avvolta in un lenzuolo bianco e poi seppellito fino alla vita, se si tratta di un uomo, fino al petto, se si tratta di una donna.

La mobilitazione. L'Ong internazionale Avaaz è stata istituita nel 2007 a New York per promuovere attivismo su temi come il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. Avaaz, che significa "voce" in diverse lingue europee, mediorientali e asiatiche, è stata lanciata con una semplice missione democratica: organizzare i cittadini delle nazioni per ridurre la distanza tra il mondo che abbiamo e quello che la maggior parte delle persone del mondo desidera. Si dà dunque la possibilità a milioni di persone, ognuna con la sua storia, di impegnarsi su questioni urgenti di carattere globale e nazionale, dalla corruzione alla povertà ai conflitti e al cambiamento climatico. Il modello organizzativo su internet permette a migliaia di azioni individuali, non importa quanto piccole, di combinarsi rapidamente in una potente forza collettiva.

La firma all'appello per salvare la ragazza. Non c'è tempo da perdere: Amal è rinchiusa in prigione in attesa che il tribunale decreti il suo destino. Avaaz punta i riflettori sul suo caso manifestando tutta la solidarietà e indignazione a livello globale. E propone di firmare ora per rendere l'appello dirompente, che verrà portato direttamente ai governi chiave, con i quali il Sudan sta cercando alleanze, perché facciano pressione per il rilascio di Amal. Firma ora e condividi con tutti.

La lapidazione, dopo il processo farsa senza difensore.  E' dunque questo il destino di Amal in Sudan. Ma c'è speranza, perché Amal ha impugnato il verdetto e il tribunale potrebbe ribaltare la sentenza e salvarle la vita. E' per questo che non c'è tempo da perdere. Dopo essersi separata dal marito, Amal era tornata a casa dei suoi, quando è stata raggiunta dall' accusa di adulterio. Il processo che l'ha condannata a morte attraverso il brutale e antichissimo rito tribale della lapidazione è stato letteralmente una tragica farsa: la polizia ha riportato una confessione ottenuta illegalmente e le è stato persino negato un avvocato difensore. Tre anni fa durante la rivoluzione per la democrazia in Sudan, le donne si sono esposte in prima linea. E oggi, dopo il colpo di stato militare che ha bloccato la svolta democratica, vengono loro negati pari diritti e partecipazione alla vita pubblica. Per quanto scioccante, il caso di Amal è solo una parte di un attacco più ampio ai diritti delle donne.

Un rito macabro e antichissimo. L'antichissima usanza della lapidazione si fonda sul principio secondo il quale è l'intera comunità che si rende responsabile dell'esecuzione capitale. E' un tipo di pena molto diffusa nell'antichità: la persona condannata viene assassinato con un fitto lancio di pietre da parte degli abitanti di una determinata comunità. E' sempre stata applicata per punire adultere, prostitute, assassini, ma anche apostati e omosessuali, specie in alcuni paesi musulmani. Il tragico rito rappresenta la volontà di espiazione pubblica della presunta colpa da parte del condannato, ma è anche una "cerimonia" che sancisce esplititamente l'esistenda del diritto alla vendetta. Non a caso tutti coloro che hanno avanzato l'accusa  partecipano direttamente al lancio delle pietre. La lapidazione è ancora praticata in Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen. Nel 2004 alcune esecuzioni in Nigeria sono state fermate in seguito alla pressione internazionale. In Iran è stata abolita nel 2012, ma poi reintrodotta per il solo "reato" di adulterio nel 2013.