ROMA - Il 20 maggio 2023 a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, migliaia di persone sono scese in strada a protestare contro il carovita e contro le prime irregolarità nell’organizzazione delle elezioni presidenziali che si terranno il 20 dicembre prossimo. Ma le manifestazioni sono state represse con forza dai poliziotti che, in tenuta antisommossa, hanno sparato lacrimogeni e arrestato almeno una decina di dimostranti. Secondo il governo e le forze dell’ordine il corteo era stato autorizzato ma in una zona diversa da quella in cui si stava svolgendo. Successivamente il ministro congolese per i diritti umani, Albert-Fabrice Puela, ha condannato gli atti di repressione e la brutalità contro i manifestanti, tra i quali c’erano anche dei minori.
I partecipanti e gli organizzatori. Una coalizione di partiti politici di opposizione aveva annunciato la marcia il 12 maggio per denunciare l'alto costo della vita, l'opacità del processo elettorale e la persistente insicurezza nel Congo orientale. Tra i manifestanti c'erano Martin Fayulu del partito Commitment to Citizenship and Development, Moise Katumbi di Together for the Republic, Matata Ponyo di Leadership and Governance for Development, Delly Sesanga di Set of Volunteers for the Recovery of the DRC e Augustin Matata, ex primo ministro. Ma i leader dell’opposizione sono rimasti bloccati nelle loro macchine a causa dell’azione delle forze dell’ordine.
L’intervento della polizia. Gli agenti hanno disperso i manifestanti, ne hanno arrestati a dozzine e ne hanno feriti almeno trenta, scrive Human Rights Watch. Persino un bambino è stato picchiato. La polizia ha detto di avere aperto un’indagine contro i manifestanti e di avere catturato i responsabili delle violenze. Il 22 maggio il presidente Felix Tshisekedi, votato nel 2019 e ora in cerca di una rielezione, si è congratulato pubblicamente con il capo della polizia per avere messo a tacere i manifestanti. Ma le parole di Tshisekedi lasciano immaginare che le indagini sulle violenze non saranno imparziali e che il governo stia incoraggiando l’uso eccessivo della forza per spegnere il dissenso. "Il presidente non dovrebbe premiare gli alti funzionari quando i manifestanti vengono violentemente repressi, ma dovrebbe garantire che le indagini siano credibili ed eque e che tutti i colpevoli di abusi siano adeguatamente sanzionati o perseguiti" commenta Carine Kaneza Nantulya, vicedirettore per l'Africa di Human Rights Watch.
La testimonianza. Bienvenu Matumo, attivista e membro del movimento cittadino La Lucha, ha raccontato che una dozzina di poliziotti sono intervenuti per disperdere i manifestanti. Lui, insieme ad altri, è stato picchiato e preso a pugni, poi portato in una cella dove è stato trattenuto per più di cinque ore. Diversi video sui social network mostrano gli agenti che picchiano con dei bastoni di legno le persone in strada. In alcuni quartieri la polizia ha sparato gas lacrimogeni e alcuni manifestanti, per difendersi, hanno lanciato pietre e proiettili. Il bilancio è di 30 uomini delle forze dell’ordine rimasti feriti; 20 persone arrestate per avere distrutto un ufficio di polizia e altri tre poliziotti catturati per aver picchiato i manifestanti.
La condanna internazionale. I membri dei gruppi della società civile, l'Unione europea, la Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO), l'ambasciata degli Stati Uniti e la Chiesa cattolica hanno tutti condannato la violenta repressione e chiesto il rispetto delle libertà civili nel periodo che precede la elezioni.