DAMASCO (AsiaNews) - L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la creazione di un organismo indipendente per far luce sulla sorte di almeno 100mila persone scomparse durante gli anni più bui e violenti del conflitto siriano, cominciato nel 2011 e ancora in atto. Il via libera è arrivato giovedì all’Onu nonostante il voto contrario del rappresentante siriano e l’astensione di alcuni Paesi, fra cui il Libano.
Le vittime “collaterali”. Il voto rappresenta un punto di partenza nel cammino di ricerca della verità su una ferita tuttora aperta che riguarda la sorte di persone spesso vittime “collaterali” della guerra. Fra questi vi sono anche alcune personalità di primo piano della Chiesa cattolica siriana, come il gesuita Paolo dall’Oglio (a fine luglio ricorre il decennale della scomparsa) e dei due vescovi ortodossi di Aleppo, di cui non si sa più nulla dall’aprile del 2013.
Un sostegno alle famiglie degli scomparsi. La risoluzione - passata con 83 voti a favore, 11 contrari e 62 astensioni - stabilisce che “dopo 12 anni di conflitto e violenze” in Siria, si sono registrati “pochi progressi nell’alleviare le sofferenze delle famiglie”, fornendo loro “risposte sul destino e sul luogo di tutte le persone scomparse”. In quest’ottica l’organismo indipendente “chiarirà il destino e il luogo” in cui si sono perse le tracce e “fornirà un sostegno adeguato alle vittime, ai sopravvissuti e alle famiglie degli scomparsi”.
Per Damasco è “un’interferenza”. Oltre al rappresentante del governo di Damasco, fra quanti si sono opposti al voto in Assemblea ci sono i delegati di Russia, Cina e Iran. “Questa bozza - ha detto il rappresentante siriano all’Onu Bassam Sabbagh, indicando in particolare gli Stati Uniti - riflette chiaramente una flagrante interferenza nei nostri affari interni e fornisce nuove prove dell’approccio ostile perseguito da alcuni Stati occidentali contro la Siria”. Il testo non specifica le procedure operative che ne regoleranno il funzionamento, i cui “termini di riferimento” dovranno essere redatti dal segretariato generale delle Nazioni Unite entro 80 giorni in collaborazione con l’ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani.
“Un’iniziativa necessaria”. Tuttavia, il testo precisa che dovrà garantire “la piena partecipazione e rappresentanza delle vittime, dei sopravvissuti e delle famiglie delle persone scomparse” e sarà guidata da un approccio incentrato sulle vittime. “Una iniziativa necessaria – ha dichiarato su Twitter l’ufficio Onu per i diritti umani – le famiglie hanno il diritto di conoscere il destino e il luogo in cui si trovano i loro cari, per aiutare a guarire la società nel suo complesso”
Nei video sui social si cercano gli scompqrsi. Anche Human Rights Watch (Hrw) apprezza il voto, ma aggiunge che la nuova organizzazione deve avere a disposizione gli strumenti giusti per svolgere il proprio lavoro. Il voto di ieri è legato a un appello lanciato lo scorso agosto dal segretario generale Antonio Guterres, che chiedeva la formazione di un organismo per garantire risposte alle famiglie degli scomparsi. Un rappresentante dei parenti aveva dichiarato che molti guardano “i video circolati (in rete e sui social) sui massacri, per vedere se il congiunto è tra i corpi decapitati e mutilati”.
Preti e vescovi di cui non si sa più nulla. Il tema delle sparizioni è rilanciato anche dalla Chiesa siriana, in cerca della verità sulla sorte di alcune fra le più autorevoli figure di cui da tempo non si hanno notizie. In prilo luogo di Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano e fondatore della comunità di Deir Mar Musa al-Habashio, nel Nord, a circa 80 chilometri da Damasco. Le ultime tracce portano a Raqqa, ex roccaforte del sedicente “Califfato” in Siria. Figura carismatica del dialogo interreligioso islamo-cristiano, Dall’Oglio è scomparso nella notte tra il 28 e il 29 luglio del 2013 dal quartier generale dell’Isis dove voleva difendere i valori confronto, chiedendo la liberazione di diversi ostaggi in mano jihadista. Ci sono poi anche due vescovi ortodossi di Aleppo di cui non si sa più nulla: Yohanna Ibrahim, e Boulos Yaziji, di cui non si hanno più notizie dal 22 aprile 2013, rapiti poco prima delle 6 del pomeriggio a Kafr Dael, a circa 10 km da Aleppo.
Rapimenti anomali e presenze opache. Sono tutti considerati sequestri atipici quelli appena citati, ai quali non sono seguite rivendicazioni né trattative per il rilascio e che si inseriscono nel quadro degli eventi che hanno contraddistinto la fase più sanguinosa del conflitto siriano. Soprattutto andrebbe capito il ruolo dei numerosi gruppi di tagliagole jihadisti, di dubbia provenienza e finanziati chissà da chi, per i quali – in verità – occorrerebbe un altro “ente indipendente” per “far luce” sulla loro origine e la funzione avuta in questo conflitto.