ROMA (Agenzia DIRE) - "Entro fine ottobre sarà ufficializzato lo statuto di un gruppo di studiosi, accademici, difensori dei diritti umani, che nasce con l'obiettivo di fornire raccomandazioni, valutazioni e suggerimenti per superare i problemi economici, sociali, politici e diplomatici nell'area del Sahel, in particolare per i governi che affrontano la transizione politica dopo i colpi di Stato: Ciad, Mali, Burkina Faso, e Niger. I golpe non sono mai una cosa buona, ma hanno delle cause". A parlare è N'Djim Boubacar, coordinatore del Mouvement pour la Sauvegarde des Droits de l'Homme - Afrique del'Ouest. L'attivista sottolinea: "Nella regione, pur tenendo fuori dal conto i governi democratici di Mauritania e Senegal, sono tanti i Paesi che hanno subito golpe militari. Nell'area, oltre alle sfide poste dalla governance, ci sono quelle legate a sicurezza e disuguaglianze sociali".
Criminalità e tratta di esseri umani. Si va dai traffici della criminalità organizzata e transnazionale alla presenza di gruppi armati, dalla tratta di esseri umani alla povertà, dalle divisioni tra comunità alla scarsità di risorse economiche. "È una crisi multidimensionale che sta colpendo l'intera regione e che favorisce i colpi di Stato" sottolinea Boubacar.
"Ovviamente li condanniamo, ma bisogna farci i conti. Servono linee guida per tornare all'ordine costituzionale al più presto". A partire dal coinvolgimento dei partiti politici e degli attori della società civile: "Dobbiamo far ragionare i militari, per far comprendere che i golpe non sono la soluzione".
Comunicazione e strategie. Parole chiave dell'azione del gruppo di esperti saranno, secondo Boubacar, "sensibilizzazione, comunicazione di visioni e strategie, formazione dei giovani e portatori di interessi". Attenzione particolare sarà dedicata ai leader comunitari, recuperando anche quella volontà dei cittadini di riprendere in mano la politica africana, emersa anche attraverso le decisioni delle giunte militari di allontanarsi dalla Francia. "La gente non odia i francesi", dice il coordinatore. "Si tratta di esplorare alleanze e partenariati nuovi, anche quelli con Russia o Cina".
“Dialogo e diplomazia per la pace”. Un'ultima domanda riguarda la nuova fiammata del conflitto in Medio Oriente e se questa può avere ripercussioni nel Sahel. "Certamente", risponde Boubacar. "Ci sono gruppi armati che traggono ispirazione dalle azioni di Israele o viceversa da movimenti palestinesi come Hamas". Secondo l'attivista, "questa storia deve insegnarci che bisogna sempre usare il dialogo e la diplomazia per riportare la pace".