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Egitto: le autorità concedono l’amnistia a molti membri dello Stato Islamico nel Sinai del Nord: il sospetto di accordi opachi

Egitto: le autorità concedono l’amnistia a molti membri dello Stato Islamico nel Sinai del Nord: il sospetto di accordi opachi

Un report di Human Rights Watch: rischio di impunità per i gravi abusi dei diritti umani commessi dai terroristi

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ROMA – Negli ultimi anni le autorità egiziane avrebbero stretto accordi di amnistia opachi con presunti membri dello Stato Islamico senza rendere pubblici i criteri né le condizioni, denunciano Human Rights Watch (HRW) e la Sinai Foundation for Human Rights. Le prove raccolte dalle due organizzazioni e le dichiarazioni pubbliche dei funzionari governativi suggeriscono che l'amnistia ad alcuni membri del gruppo Wilayat Sinai, affiliato all’Isis e operante nel Nord del Sinai, sia stata promessa per spingere i terroristi a deporre le armi. Ma non c’è stato alcun chiarimento da parte del governo sul fatto se intenda o meno perseguire i responsabili di abusi come uccisioni di massa di civili ed esecuzioni extragiudiziali. “Le amnistie per i membri dei gruppi armati che abbandonano le armi non dovrebbero mai riguardare coloro che hanno commesso intenzionalmente crimini gravi come uccidere deliberatamente i civili”, commenta Ahmed Salem, direttore esecutivo della Sinai Foundation for Human Rights.

Il gruppo Wilayat Sinai. E’ un’organizzazione relativamente piccola che ha preso sistematicamente di mira l'esercito egiziano, le forze governative e i civili dal 2013, quando il Sinai era considerato la zona più povera d’Egitto e quella più discriminata dal punto di vista economico, politico e sociale. Un anno dopo, nel 2014, il gruppo ha giurato fedeltà all'ISIS e si è reso responsabile – scrive HRW – di gravi violazioni del diritto umanitario con reati configurabili come crimini di guerra. Dal 2020 il gruppo ha iniziato a perdere potere, ma nonostante la relativa calma di oggi, le autorità continuano a controllare in maniera capillare il territorio e impediscono a migliaia di residenti sfollati di ritornare nelle proprie terre.

L’opacità degli accordi. Il governo non ha formalmente annunciato nessuna amnistia, ma le dichiarazioni pubbliche e quelle fatte ai media lasciano intendere il contrario. Il 15 maggio 2022 il tenente colonnello Gharib Abdel Hafez, portavoce delle Forze armate egiziane, in un’intervista televisiva con Sada al-Balad, una rete filogovernativa, ha detto che l’esercito “tratta tutti gli elementi sospetti di essere affiliati a Wilayat Sinai nel Nord Sinai, che si consegnano ai posti di blocco, in modo umano”. Ha aggiunto che vengono forniti loro “alloggio e riparo”. Ma mentre concedono la libertà ai presunti responsabili di crimini di guerra - spiegano le organizzazioni - le autorità detengono illegalmente e abusano delle donne parenti degli uomini di Wilayat Sinai. La strategia utilizzata è probabilmente quella di arrestare le mogli, le sorelle, le madri, per costringere gli uomini a costituirsi.

Cosa dice il diritto internazionale. Le leggi di guerra incoraggiano le amnistie per mettere fine ai conflitti armati non internazionali, come quello nel Nord Sinai, con l’obiettivo di promuovere la pace. Ma escludono espressamente chiunque sia sospettato, accusato o condannato di avere commesso crimini di guerra. Le autorità egiziane quindi dovrebbero rendere pubblici i criteri utilizzati per la concessione dell'amnistia. Dai racconti dei media e delle organizzazioni per i diritti umani locali e sulla base di interviste condotte sul posto emerge invece che i militari avrebbero stretto accordi con alcuni leader nel Nord Sinai: se avessero convinti i membri di Wilayat Sinai a costituirsi, li avrebbero interrogati ma non accusati né arrestati. Mada Masr, un giornale online indipendente, scrive che 23 combattenti a Wilayat Sinai si sono costituiti sotto la mediazione dei leader locali nel 2020 e sono stati rilasciati dopo pochi mesi.

I crimini di Wilayat Sinai. Rapimenti, torture, esecuzioni extragiudiziali: la lista di reati è lunga. Secondo il Consiglio nazionale per i diritti umani più di 650 civili sono stati uccisi dai militanti nel Sinai negli anni precedenti al 2018. L’anno scorso HRW e la Sinai Foundation for Human Rights hanno intervistato quattro persone residenti del Nord Sinai che hanno raccontato di avere visto, negli anni precedenti, alcuni dei loro parenti, ex membri della Wilayat Sinai, vivere liberamente insieme alle famiglie, con stipendi elargiti dallo stato e carte d’identità ufficiali. Eppure sempre dalle testimonianze raccolte risulta che molti di questi ex combattenti oggi liberi hanno organizzato e partecipato esecuzioni pubbliche a Sheikh Zuweid e a Rafah quando il gruppo aveva roccaforti in quelle aree.

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