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Afghanistan: le Nazioni Unite denunciano ancora una volta i crimini dei talebani contro le donne

Afghanistan: le Nazioni Unite denunciano ancora una volta i crimini dei talebani contro le donne

Lapidazione per i crimini morali; divieto di istruzione e di libera circolazione; divieto di protestare e condurre una vita pubblica: la grave crisi dei diritti delle donne

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ROMA – Il 18 giugno Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan, presenterà al Consiglio per i diritti umani l’ultimo rapporto nel quale chiede con forza che i talebani siano considerati responsabili dei crimini commessi contro le donne nel Paese asiatico. Il dossier esamina il “sistema istituzionalizzato di discriminazione, segregazione, basato sulla mancanza di rispetto per la dignità umana e sull’esclusione delle donne” promosso dalle autorità talebane.

La crisi dei diritti umani. Quella dei diritti delle donne in Afghanistan è una delle crisi più gravi del mondo ed è in costante peggioramento, denunciano le Nazioni Unite. I talebani continuano a emettere divieti che quasi impediscono la vita stessa delle donne e intensificano i controlli sulla corretta applicazione degli stessi. A marzo le autorità de facto hanno stabilito che le donne che commettono i cosiddetti crimini morali, come il sesso al di fuori del matrimonio e l’abbandono della casa coniugale - al quale spesso le donne sono spinte per evitare la violenza domestica - devono essere lapidate a morte. Alle ragazze è vietata l’istruzione oltre la prima media, molte forme di lavoro, la libera circolazione, il diritto di protestare e la possibilità di condurre una vita con una dimensione pubblica. Spesso si descrivono come prigioniere nelle loro stesse case e non sorprende che i tassi di suicidio siano in aumento. Bennett definisce il sistema di discriminazione dei talebani contro le donne come un crimine contro l’umanità e un attacco diffuso e sistematico contro l’intera popolazione civile del Paese.

La situazione generale del Paese. Quella afghana “non è una crisi senza speranza”, aveva detto ai giornalisti a New York Edem Wosornu, dell’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) a seguito di una visita nel Paese. Complessivamente 23 milioni di persone in Afghanistan vivono grazie all’assistenza umanitaria: un numero aumentato di cinque volte rispetto al 2019. Oltre 15 milioni di cittadini, invece, si trovano ad affrontare il rischio di una fame incombente. Le recenti inondazioni nelle regioni centrali e settentrionali hanno aggiunto ulteriore sofferenza. In questo quadro le restrizioni imposte dalle autorità talebane di fatto alle operatrici umanitarie afghane hanno complicato le operazioni di aiuto e soccorso in tutto il Paese.

Gli sfollati. Domenica 2 giugno le autorità afghane hanno iniziato a demolire gli insediamenti informali per gli sfollati interni a Kabul, lasciando più di 800 famiglie vulnerabili, circa seimila persone, senza casa, scrive il Consiglio norvegese per i rifugiati. L’Afghanistan è nella morsa di crisi umanitarie e socio economiche sin dalla presa del potere dei talebani nell’agosto 2021. Alla fine del 2023, 4,2 milioni di persone erano sfollate interne. L’improvviso ritorno di circa 600 mila afghani vulnerabili dal Pakistan a partire dallo scorso settembre ha aumentato drammaticamente il numero di sfollati nel Paese mentre le risorse sono sempre più limitate.

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