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Niger, la scelta di proteggere l’uranio dagli stranieri. Ma la grande ricchezza non è per tutti

Niger, la scelta di proteggere l’uranio dagli stranieri. Ma la grande ricchezza non è per tutti

Il governo ha istituito un gruppo di esperti per conoscere il vero valore della materia prima e per sancire il controllo dello Stato. Ma resta il problema della redistribuzione dei profitti

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ROMA – Il ministro della Giustizia del Niger si chiama Alio Daouda. Lunedì scorso ha deciso di mettere assieme un gruppo di esperti per ricalcolare la valutazione dell’uranio, che da sempre è alle fondamenta del sistema economico del Paese africano. L’obiettivo – in una nazione letteralmente depredata da forze straniere che vogliono controllarne l’estrazione – è quello di avere la certezza del suo valore che rifletta esattamente quello reale. Ma la decisione ha anche il senso esplicito di sancire il controllo dello Stato su questa risorsa naturale strategica e fondamentale per l’energia di tutto il mondo.

A cosa serve l’uranio. un metallo pesante che viene estratto e utilizzato in primo luogo come combustibile per la fissione nucleare nelle centrali atomiche: produce circa il 10% dell'elettricità mondiale. Ma è impiegato anche per le armi nucleari e, sotto forma di uranio impoverito, per schermature, zavorre e munizioni perforanti.

La ricerca della trasparenza e dell’equità. Scrive Enrico Casale su Africa e Affari, la rivista del continente del futuro, diretta da Massimo Zaurrini: “L’iniziativa del ministro Daouda ha l’obiettivo di garantire equità, trasparenza e giustizia economica, aggiornando i metodi storici alla luce degli sviluppi nel diritto internazionale, nella scienza energetica e nei mercati globali. Oggi il Niger è il settimo produttore mondiale e il secondo in Africa, dopo la Namibia, con circa il 5% della produzione mineraria globale nel 2022, pari a circa 2.020 tonnellate di uranio. L’uranio nigerino – si legge ancora su Africa e Affari – è anche quello di qualità più alta del continente africano”.

Il contenzioso con il gruppo francese che estrae uranio. La scelta del governo nigerino ha importanti precedenti da conoscere. Come ad esempio le forti tensioni che ci sono state con il gruppo francese Orano, leader nel settore nucleare sotto il controllo dell’Eliseo, che si occupa del ciclo completo del combustibile: dall’estrazione alla conversione, dall’arricchimento al riciclo e smantellamento; è inoltre tra i principali produttori mondiali di uranio, attivo, oltre che in Niger, anche in Mongolia e negli USA. Le tensioni con i francesi hanno avuto a che fare anche con l’accusa di furto del metallo da parte del gruppo, ancora al centro di un’inchiesta in Francia.

La nazionalizzazione: ma le partnership straniere sono comunque aperte. In seguito a tutto questo, lo scorso giugno il Niger ha nazionalizzato la Société des Mines de l’Air (Somair), nella regione di Agadez, appunto per tutelare in primo luogo questo settore strategico per l’economia nazionale e permettere così la continuità delle operazioni, proteggere i posti di lavoro, pur rimanendo aperto a partnership internazionali.

La domanda è: poi la ricchezza del Niger come viene redistribuita? Dunque, al di là delle contromisure che lo Stato nigerino sta adottando per capire il reale valore della sua ricca risorsa e per proteggere l’interesse nazionale, rimane aperto il problema di come poi quella ricchezza viene redistribuita nella società. Se lo domandano da tempo le ONG e le organizzazioni umanitarie che lavorano con progetti di sviluppo e sui temi legati ai diritti umani.

Il punto di vista della popolazione, con età media 15-16 anni. La risposta la si trova osservando ciò che la popolazione nigerina ha sotto gli occhi tutti i giorni. Un Paese dove vivono circa 28,4 milioni di persone, tra i più giovani in Africa e con più rapida crescita al mondo: con un'età media di 15-16 anni e 7 figli per ogni donna. Il Paese, con la metà della popolazione che ha meno di 15 anni, affronta quotidianamente sfide umanitarie gravissime, con una povertà radicata e diffusa, una elevata malnutrizione infantile e alti livelli di insicurezza alimentare che coinvolgono l'80% della popolazione, soprattutto quella rurale, dove si sopravvive con meno di 2,15 dollari al giorno.

Le sfide principali. Sono principalmente l’accesso al cibo e all’acqua potabile (solo il 56% ha questo “privilegio”) ma anche la possibilità di usufruire di normali servizi igienici, disponibili solo per il 13% della popolazione. E poi i lunghi periodi di siccità, cui seguono frequenti inondazioni. Il tutto accompagnato da una cronica instabilità politica.

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