Mondo Solidale

Beni sequestrati alle mafie: si contano 1.332 esperienze di rigenerazione sociale

Beni sequestrati alle mafie: si contano 1.332 esperienze di rigenerazione sociale

A trent'anni dalla Legge 109, l’Associazione Libera lancia il report “Raccontiamo il bene comune”

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ROMA – Particelle catastali diventate cuore pulsante delle comunità, sottratte alla criminalità e restituite alla collettività: a trent'anni dall’approvazione della legge numero 109, il 7 marzo 1996, che disciplina l'amministrazione dei beni sequestrati, l’Associazione Libera, che, due anni prima, aveva promosso una petizione popolare (un milione di firme raccolte) per chiedere il “riutilizzo del maltolto alla mafia”, lancia il report ‘Raccontiamo il bene comune - Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie’, trasformati in spazi di speranza, servizi e opportunità da associazioni, terzo settore e istituzioni locali.

Una rete sociale diffusa. Sono 1.332 i gestori del terzo settore impegnati a trasformare il patrimonio mafioso in occasioni di sviluppo: 739 associazioni di diversa tipologia, 282 cooperative sociali, 17 associazioni sportive dilettantistiche, 67 realtà del mondo religioso, 41 fondazioni, 38 enti pubblici, tra aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni, e 35 scuole che utilizzano i luoghi confiscati come strumento didattico.

La mappa dei progetti. Una mappa di pratiche di inclusione e di progetti di promozione culturale, portatori anche di posti di lavoro regolari, che percorre diciannove Regioni (eccetto il Molise) e 448 Comuni: diffuse in tutto il Paese, la presenza della realtà sociali che gestiscono il patrimonio sottratto alla criminalità organizzata è concentrata nel Sud Italia, 900, principalmente in Sicilia, Campania e Calabria, e in Lombardia con il Nord che ne conta 322 e il Centro che ne somma 110.

Luoghi di pedagogia civile. Incidendo nel tessuto delle comunità coinvolte, le attività delle realtà del terzo settore impegnate nel riuso dei beni costruiscono un'economia positiva e pulita: il 57 per cento dei progetti è legato al welfare e alle politiche sociali, il 23 per cento alla promozione culturale e al turismo sostenibile, e il 9 per cento nei settori dell'agricoltura e dell'ambiente. Il report censisce anche la tipologia degli immobili sequestrati destinati a finalità sociali: principalmente appartamenti, poi ville e palazzine, terreni e locali commerciali.

Le nuove iniziative. L'ultimo progetto, in ordine di tempo, è stato inaugurato qualche giorno fa ad Afragola, nel bene confiscato più grande della Campania: nella masseria intitolata alla memoria di Antonio Esposito Ferraioli, è stata realizzata la Casa per l'autonomia delle donne attraverso il lavoro, una struttura destinata all'accoglienza delle vittime di violenza da accompagnare in un percorso verso l’indipendenza.

Presìdi di memoria collettiva. Non solo presidi di democrazia e di rigenerazione umana, i luoghi recuperati sono simboli di memoria collettiva: sono 125 i beni sottratti ai clan intitolati alle vittime innocenti delle mafie, tra cui tante terre che producono prodotti coltivati con metodo biologico. “La memoria delle vittime innocenti delle mafie è da sempre la ragione e l'orizzonte degli impegni antimafia di Libera: una memoria che trova nei terreni confiscati luoghi privilegiati in grado di sprigionare una grande forza trasformativa e rigenerativa”. si legge nella ricerca.

La nuova campagna di Libera. In occasione del trentennale dell'istituzione della legge 109, Libera contro le mafie è tornata in 109 piazze con una nuova mobilitazione: con la campagna Diamo linfa al bene, l'associazione fondata da don Luigi Ciotti chiede che il 2 per cento del Fondo unico giustizia venga destinato stabilmente ai progetti di riutilizzo pubblico dei beni sottratti all'illegalità.

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