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Autismo, il gioco della piscina immaginaria che aiuta i bambini a superare la paura e il rifiuto

Autismo, il gioco della piscina immaginaria che aiuta i bambini a superare la paura e il rifiuto

In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo del 2 aprile, il “Serafico di Assisi” presenta il percorso che trasforma un esame clinico in un gioco simbolico

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ROMA – In Italia, si stima che un bambino su 77, nella fascia d’età 7-9 anni, presenti un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maschile 4,4 volte superiore a quella femminile. I dati più recenti ci dicono che il fenomeno è in aumento e coinvolge circa 500mila famiglie, con diagnosi sempre più precoci e l'importanza fondamentale di interventi tempestivi.

Il gioco della piscina. Al Serafico di Assisi, centro considerato di eccellenza per la cura e la riabilitazione di bambini e giovani adulti con disabilità grave e gravissima – guidato da Francesca Di Maolo – è nato un approccio che oggi colpisce, soprattutto per la sua forza innovativa: il “gioco della piscina”, un percorso di preparazione e desensibilizzazione che trasforma la cuffia necessaria per effettuale un elettroencefalogramma (Eeg) – che sarebbe insopportabile per un bambino autistico – nel “cappello” per tuffarsi in una piscina immaginaria. Non è un espediente folkloristico, ma una vera strategia clinica costruita sulla prevedibilità, sull’esposizione graduale agli stimoli e sul gioco simbolico, alcuni dei punti più delicati per i bambini con disturbo dello spettro autistico.

L’insopportabile prova dell’elettroencefalogramma. Per un bambino interessato da una condizione dello sviluppo neurologico che influenza gravemente la comunicazione, l'interazione sociale e il comportamento, anche un Eeg può diventare una montagna difficile da scalare. Infatti, restare fermo a lungo, accettare che qualcuno tocchi la sua testa, tollerare una cuffia piena di fili ed elettrodi, entrare in un ambiente nuovo fatto di luci, rumori e persone sconosciute: ciò che per altri è un esame di routine, per molti bambini nello spettro autistico può trasformarsi in un’esperienza destabilizzante, fino a renderne impossibile l’esecuzione.

Il responso fondamentale dell’analisi Eeg. Eppure l’Eeg è fondamentale, soprattutto quando c’è il sospetto di crisi epilettiche o quando serve chiarire meglio il quadro neurologico. Una difficoltà tutt’altro che marginale, se si considera che i disturbi dello spettro autistico sono in costante aumento e, con essi, cresce anche il numero di bambini e ragazzi che necessitano di percorsi diagnostici adeguati, accessibili e realmente sostenibili dal punto di vista emotivo.

Ma la tecnica clinica non basta: servono ascolto e rispetto. E anche preparazione per saper accogliere i tempi di ogni bambino e della sua famiglia. Lo sottolinea la dottoressa Ornella Ciccone, neuropediatra del Serafico. “È proprio questo il cuore del metodo: non costringere il bambino ad adattarsi all’esame, ma ripensare l’esame a partire dal bambino. Nel concreto, il percorso comincia una settimana prima: il piccolo paziente va nello stesso ambulatorio in cui farà poi l’Eeg accompagnato dai genitori. Esplora la stanza, gioca, conosce gli operatori, si sdraia sul lettino, guarda un cartone animato scelto da lui. Poi entra in scena il ‘gioco della piscina’”.

Il gioco viene poi ripreso a casa. A casa, nei giorni successivi, sono i genitori a riprendere lo stesso gioco mantenendo viva la familiarità con quell’oggetto e con quella sequenza di gesti, partendo sempre da uno spazio di gioco libero: perché il bambino non deve mai sentirsi costretto, prima deve ambientarsi, poi entra in relazione con l’operatore attraverso il gioco. E anche ciò che segue viene proposto in modo ludico e divertente.

I risultati risultano notevoli. I risultati nella casistica descritta dal Serafico sono notevoli: tutti i bambini coinvolti nel protocollo hanno collaborato all’esecuzione del video-Eeg senza mettere in atto comportamenti disfunzionali, cosa che prima era impossibile da fare proprio per l’opposizione alla procedura stessa. In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo del 2 aprile prossimo, il “gioco della piscina” del Serafico di Assisi accende i riflettori su un punto cruciale e ancora troppo poco discusso: l’accessibilità alle cure, che in medicina non riguarda solo le strutture o le tecnologie, ma anche il modo in cui una procedura viene pensata.

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