NAPOLI – Più della metà aveva meno di nove anni quando è avvenuto il delitto. Quasi uno su tre non ne aveva ancora compiuti sei. Nell’87,7% dei casi documentati, l’autore del reato è un loro genitore. E, al momento del delitto, più della metà dei bambini era in casa. È questo il ritratto degli orfani di femminicidio che emerge dall’indagine del progetto ‘RESPIRO’ – Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli Orfani speciali’, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. I dati sono stati presentati oggi a Napoli, al Centro Congressi RAMADA, durante l’incontro “Orfani di femminicidio: lo Stato che c’è. Cinque anni del progetto RESPIRO”. La rilevazione raccoglie informazioni su 124 orfani, appartenenti a 78 nuclei familiari, presi in carico dal progetto in sei regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
La violenza anticipa il delitto, l’autore del reato è in casa. Al momento del delitto, il 30,3% dei bambini aveva tra uno e cinque anni e il 23,8% tra sei e otto. Un ulteriore 15,6% aveva tra nove e undici anni: quasi sette su dieci, quindi, non avevano ancora compiuto dodici anni. Gli adolescenti, tra 12 e 14 anni rappresentavano il 16,4%, quelli tra 15 e 17 il 10,7%. Solo il 3,3% era già maggiorenne.
Per molti, la storia di violenza e sofferenza comincia prima del delitto. Per 103 orfani, l’83,1% del totale, è documentata almeno una forma di violenza o un evento stressante precedente; per 83, il 66,9%, almeno due. Tra le forme di violenza più frequentemente segnalate figurano la violenza assistita fisica e psicologica, il maltrattamento psicologico diretto e la trascuratezza materiale o affettiva. Il dato comprende anche esperienze stressanti diverse dalla violenza, come lutti e trasferimenti.
E’ su questi vissuti che si innesta il delitto. Che nell’87,7% dei casi documentati ha come autore un genitore dell’orfano. Per oltre la metà dei bambini, l’esposizione all’evento è immediata: il 25% risulta aver assistito direttamente al delitto mentre il 32% era presente in casa, senza essere necessariamente testimone diretto.
Dopo il delitto, il ruolo centrale dei familiari. Nella fase di emergenza, quasi l’80% degli orfani per i quali è disponibile il dato sono stati accolti da familiari: il 64,9% presso il ramo materno e solo in 18 casi presso quello paterno. Una rete che assume un ruolo centrale nella protezione dei bambini e che deve affrontare nuovi compiti di cura, responsabilità educative e procedure legali.
Il primo collocamento non è mi quello definitivo. Il primo collocamento, tuttavia, non è sempre quello che accompagna gli orfani negli anni successivi: in un caso su cinque, è cambiato nel tempo. Sostenere chi li accoglie e costruire percorsi adeguati ai bisogni di ciascuno sono quindi parti essenziali della presa in carico.
Le cure e i sostegni non raggiungono tutti. Il report mostra che i servizi si attivano entro pochi giorni o settimane nella maggioranza dei casi documentati, il 78,5%, ma non sempre all’azione dei primi giorni segue una effettiva presa in carico. 53 orfani su 110, il 48,2%, non avevano beneficiato di interventi clinici prima dell’ingresso in RESPIRO. Per 24 dei 104 casi, inoltre, non risulta attivato un piano individualizzato.
Anche l’accesso ai sostegni economici presenta difficoltà. Il 45,5% dei casi documentati non ha usufruito dei benefici previsti dal decreto 71/2020. Le motivazioni registrate comprendono domande in attesa di esito, condizioni anagrafiche, di collocamento o giudiziarie indicate come non compatibili, ostacoli burocratici, carenza di informazioni e, in alcuni casi, rifiuto del sostegno da parte dei caregiver. Per l’indennizzo previsto dalla legge 122/2016, la mancata fruizione riguarda il 62,8% dei casi con informazioni disponibili.
La risposta del ‘modello RESPIRO’. Per accompagnare gli orfani e le persone che se ne prendono cura, RESPIRO ha sviluppato un modello articolato, fondato sul coordinamento tra servizi e professionisti e su una conoscenza specifica degli effetti del trauma.
La costruzione di reti locali intorno ai bisogni degli orfani. Il modello comprende nove équipes multidisciplinari territoriali, percorsi psicoterapeutici per orfani e caregiver, sostegno educativo alle famiglie affidatarie, attività con scuole e insegnanti, doti educative e accompagnamento nelle pratiche burocratiche e legali. La costruzione di reti locali intorno ai bisogni degli orfani si affianca alla formazione degli operatori e alle attività di prevenzione della violenza.