Mondo Solidale

RIPERCUSSIONI

Libano: Sidone dopo la battaglia
Macerie, armi abbandonate, proiettili

Il coinvolgimento della popolazione di Abra, il sobborgo della città meridionale libanese, dove si è svolta la battaglia tra i seguaci dell'imam integralista sunnita Assir che, secondo il ministro dell'Interno del Libano, "aveva portato stranieri per uccidere cittadini libanesi". Quando i carri armati dell'esercito si sono ritirati dalla zona qualche negozio ha riaperto

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SIDONE - Un cordone di sicurezza dell'esercito siriano circonda i resti della roccaforte dello Sceicco sunnita, l'imam radicale Ahmad al-Assir, nemico di Bashar al Assad. All'interno, squadre di pulizia al lavoro per dividere le macerie dalle armi e dalle munizioni. Così, dopo tre giorni di battaglia si è svegliata Sidone, importante città portuale nel sud del Libano. Una donna si avvicina ai militari, disperata. "Voglio notizie di mio figlio. Il mio ragazzo di diciannove anni - dice in lacrime Umm Khaled  - lo hanno convinto ad unirsi alle milizie sunnite dello sceicco Assir, da tre giorni non so nulla di lui. Spero sia stato arrestato dall'esercito, non voglio pensare che sia fra quei corpi carbonizzati". Un ufficiale cerca di tranquillizzarla e le assicura che suo figlio non è nell'elenco dei morti, deve provare a cercarlo negli ospedali, le dice.

Due giorni di scontri, almeno 37 morti. "Ero sorpreso: non era una moschea, era un centro di sicurezza. Avevano portato degli stranieri per uccidere cittadini libanesi". Lo ha detto il ministro dell'Interno del Libano, Marwan Charbel, dopo aver visitato il complesso della moschea di Bilal bin Rabbah, a Sidone, dove si erano asserragliati degli uomini armati legati all'imam Ahmad al-Assir. Dopo due giorni di scontri in cui hanno perso la vita 17 soldati e 20 sostenitori di al-Assir, l'esercito ha preso il controllo del complesso ed ha fatto detonare una serie di mine e bombe che vi erano state installate. Charbel ha riferito che tra i sostenitori di al-Assir arrestati c'erano diversi stranieri, ma non ha fornito le loro nazionalità, ad eccezione di un combattente sudanese. Intanto, il presidente libanese Michel Suleiman ha diffuso una nota in cui ha fatto sapere che i comandanti delle forze armate hanno ricevuto il "sostegno politico" per portare avanti la lotta contro i gruppi che minacciano la sicurezza nazionale.

I danni alle case e ai negozi. L'esercito ha riferito che i soldati hanno effettuato controlli in alcuni appartamenti di Sidone, in cerca di seguaci dello sceicco. Negli ospedali in cui sono ricoverati i militanti rimasti feriti sono state aumentate le misure di sicurezza e perfino i familiari non hanno potuto visitare i pazienti. Le strade intorno al complesso di Bilal bin Rabbah erano piene di residenti tornati per ispezionare le proprie case e negozi, molti dei quali sono stati danneggiati durante i combattimenti. Le forze di sicurezza hanno pattugliato le strade, ricoperte da proiettili e auto danneggiate. All'interno del complesso si vede un edificio a sette piani danneggiato da bombe e proiettili. I due piani superiori del palazzo sembrano completamente distrutti dalle fiamme. La piccola moschea in cui predicava al-Assir è invece intatta, dato che i soldati avevano cercato di non colpirla direttamente.

Troppe armi abbandonate. La popolazione di Abra, il sobborgo di Sidone dove si è svolta la battaglia, ha aspettato fino a martedì sera per tirare un sospiro di sollievo. Quando i carri armati dell'esercito si sono ritirati dalla zona e qualche negozio ha riaperto. Il complesso intorno alla Moschea Bilal bin Rabah, dove Assir aveva costruito il suo rifugio, è gravemente danneggiato, anche se fonti della sicurezza libanese assicurano che la moschea è rimasta intatta. "Qui ora il solo pericolo - dice un responsabile della polizia - è l'enorme quantità di armi, esplosivi e razzi che i fuggitivi hanno abbandonato". Mentre le squadre di specialisti si occupano della bonifica dell'area, le unità dell'esercito continuano ad andare casa per casa alla caccia di latitanti e, soprattutto, di Assir, sfuggito all'arresto e nascosto forse tra i ribelli siriani o forse a Tripoli.

La calma sta tornando.
"Nelle perquisizioni abbiamo trovato tante armi e molti corpi di miliziani uccisi - racconta il soldato Fayed. Ogni volta avevamo paura, tanti di quei corpi erano stati trasformati in trappole esplosive". C'è un forte odore di gomma bruciata e le strade intorno alla moschea di Assir sono piene di vetri rotti, di bossoli e di involucri militari. Un anziano inciampa su vetri rotti mentre si avvicina ai Fayed, è qui per chiedere chi può dargli un poco di cibo e di acqua, perché la sua casa non esiste più. La calma sta tornando, ma la paura vissuta è stata grande. "Sono rintanato qui dentro al mio negozio di abbigliamento con gli operai e una decina di bambini - racconta Hoda al-Mallah. Abbiamo vissuto tre giorni terrificanti, senza acqua, elettricità e cibo, solo il rumore continuo delle esplosioni. Tutto intorno a noi è stato distrutto, non posso credere che siamo sopravvissuti".

Lui, sunnita, sposato con una sciita. Nour Subki, che vive in un edificio contiguo alla roccaforte di Assir, parla di come uomini armati hanno fatto irruzione nella sua casa e rinchiuso in una stanza, lui e la sua famiglia, mentre da un'altra sparavano sull'esercito. Anche Jamil dice di aver vissuto giorni d'inferno. "Sono sunnita e sono orgoglioso di essere sposato con una donna sciita, non capisco chi, né perché, ci vuole divisi e nemici. Abbiamo passato due notti chiusi nel bagno. La milizia è arrivata dai nostrii vicini di casa la seconda notte e hanno occupato l'appartamento per sparare contro l'esercito. Ora è finita e sono contento che se ne sono andati". In fondo ad una stradina Mohammad guarda quel che resta della sua casa, che insieme con altre 30 è andata distrutta. "Chi ci compenserà, chi ci aiuterà a ricostruire?" Chiede con rabbia.