ROMA - La situazione richiede la massima attenzione, e l'aiuto di quanti più possibile. L'8 luglio 2014, il capo dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha dichiarato lo stato di emergenza in tutte le cinque aree della Striscia di Gaza. L'escalation di violenza che ha avuto inizio nella prima settimana di luglio, raggiungendo il punto estremo tra l'8 e il 9 del mese dopo più di 232 raid aerei e bombardamenti sulla Striscia, e circa 169 razzi sparati contro Israele da Gaza.
Il 10 luglio, Tel Aviv ha invitato gli abitanti del nord e sud di Gaza a lasciare le proprie abitazioni. Dal 7 all'11 luglio, 342 case sono state bombardate provocando la maggior parte delle vittime civili (58 persone) e lo sfollamento di circa 2 mila persone. Le case sono danneggiate, la popolazione stremata, insicura, in cerca di rifugio, ma nessun luogo è sicuro, neanche le scuole, neanche le chiese. La gente fugge come è già successo a dicembre 2008 e nel novembre 2012, lo fa senza avere tempo di raccogliere i propri averi, portando con sé il minimo.
LEGGI Il report dell'équipe di Medici Senza Frontiere
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L'Unrwa ha trasformato le scuole nella Striscia di Gaza in rifugi di emergenza. Oltre 90 strutture nelle cinque zone. Le famiglie ricevono cibo, kit con il necessario per l'igiene, supporto psicologico o i materiali per fare le riparazioni provvisorie delle case. Ogni rifugio può ospitare circa 500 persone, con un massimo di tre famiglie (20 persone) per classe. Le Nazioni Unite cercano di intervenire aiutando tutte le persone colpite, indipendentemente dal loro status di rifugiati. Ogni fuga può lasciare nelle case distrutte anche la dignità di vivere.
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"Alcune persone, che sono venute nelle installazioni dell'Unrwa perché pensavano di poter trovare la sicurezza e difesa, sono state uccise. In un incidente infatti, il complesso di Unrwa a Gaza, dove centinaia si erano rifugiati, è stato colpito direttamente e il principale magazzino è stato raso al suolo", ha detto il commissario generale dell'Unrwa, Pierre Krähenbühl. "E' preoccupante che già 47 dei nostri edifici, ovvero scuole, ambulatori medici o magazzini sono stati danneggiati da raid aerei e altre esplosioni. L'inviolabilità dei nostri impianti e degli edifici deve essere rispettata, in conformità del diritto internazionale".
La situazione della popolazione di Gaza e dei profughi palestinesi è diventata insostenibile. Il blocco illegale di Israele ha approfondito i livelli di povertà e di disoccupazione giovanile e femminile (rispettivamente al 65% e oltre l'80%). La falda acquifera di Gaza sarà interamente contaminata nei prossimi 3-4 anni, rendendo la Striscia sostanzialmente invivibile, "ma oggi, questi indicatori sembrano sbiadirsi in confronto all'intensità dei bombardamenti e alle paure per la sicurezza e la sopravvivenza" ha spiegato Krähenbühl.
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Sulla base dell'esperienza degli ultimi conflitti l'onlus è in grado di fornire assistenza umanitaria immediata per circa 50 mila sfollati. Tuttavia dopo gli alluvioni di dicembre 2013, la scorta scarseggia. Servono soldi, un milione e mezzo di dollari, 35 dollari a persona alla settimana. "Insieme ai nostri partner nel sistema delle Nazioni Unite, con altre agenzie locali e internazionali presenti a Gaza, ci siamo impegnati a mantenere questo dovere forte ed efficace per tutto il tempo necessario. Chiedo qui alla comunità dei donatori e degli Stati di garantire che tali attività siano adeguatamente finanziate", ha concluso il commissario generale dell'Unrwa.
Servono soldi per comprare coperte, pentole, materassi, saponi, pannolini. Servono perché i bambini mangino, e gli esseri umani non perdano quello che ogni guerra distrugge, ogni volta.
Per aiutare UNRWA dall'Italia si può donare attraverso il Comitato Italiano: C/C Postale 1009954163 oppure visitare il sito Unrwaitalia.org
Il 10 luglio, Tel Aviv ha invitato gli abitanti del nord e sud di Gaza a lasciare le proprie abitazioni. Dal 7 all'11 luglio, 342 case sono state bombardate provocando la maggior parte delle vittime civili (58 persone) e lo sfollamento di circa 2 mila persone. Le case sono danneggiate, la popolazione stremata, insicura, in cerca di rifugio, ma nessun luogo è sicuro, neanche le scuole, neanche le chiese. La gente fugge come è già successo a dicembre 2008 e nel novembre 2012, lo fa senza avere tempo di raccogliere i propri averi, portando con sé il minimo.
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L'Unrwa ha trasformato le scuole nella Striscia di Gaza in rifugi di emergenza. Oltre 90 strutture nelle cinque zone. Le famiglie ricevono cibo, kit con il necessario per l'igiene, supporto psicologico o i materiali per fare le riparazioni provvisorie delle case. Ogni rifugio può ospitare circa 500 persone, con un massimo di tre famiglie (20 persone) per classe. Le Nazioni Unite cercano di intervenire aiutando tutte le persone colpite, indipendentemente dal loro status di rifugiati. Ogni fuga può lasciare nelle case distrutte anche la dignità di vivere.
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"Alcune persone, che sono venute nelle installazioni dell'Unrwa perché pensavano di poter trovare la sicurezza e difesa, sono state uccise. In un incidente infatti, il complesso di Unrwa a Gaza, dove centinaia si erano rifugiati, è stato colpito direttamente e il principale magazzino è stato raso al suolo", ha detto il commissario generale dell'Unrwa, Pierre Krähenbühl. "E' preoccupante che già 47 dei nostri edifici, ovvero scuole, ambulatori medici o magazzini sono stati danneggiati da raid aerei e altre esplosioni. L'inviolabilità dei nostri impianti e degli edifici deve essere rispettata, in conformità del diritto internazionale".
La situazione della popolazione di Gaza e dei profughi palestinesi è diventata insostenibile. Il blocco illegale di Israele ha approfondito i livelli di povertà e di disoccupazione giovanile e femminile (rispettivamente al 65% e oltre l'80%). La falda acquifera di Gaza sarà interamente contaminata nei prossimi 3-4 anni, rendendo la Striscia sostanzialmente invivibile, "ma oggi, questi indicatori sembrano sbiadirsi in confronto all'intensità dei bombardamenti e alle paure per la sicurezza e la sopravvivenza" ha spiegato Krähenbühl.
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Sulla base dell'esperienza degli ultimi conflitti l'onlus è in grado di fornire assistenza umanitaria immediata per circa 50 mila sfollati. Tuttavia dopo gli alluvioni di dicembre 2013, la scorta scarseggia. Servono soldi, un milione e mezzo di dollari, 35 dollari a persona alla settimana. "Insieme ai nostri partner nel sistema delle Nazioni Unite, con altre agenzie locali e internazionali presenti a Gaza, ci siamo impegnati a mantenere questo dovere forte ed efficace per tutto il tempo necessario. Chiedo qui alla comunità dei donatori e degli Stati di garantire che tali attività siano adeguatamente finanziate", ha concluso il commissario generale dell'Unrwa.
Servono soldi per comprare coperte, pentole, materassi, saponi, pannolini. Servono perché i bambini mangino, e gli esseri umani non perdano quello che ogni guerra distrugge, ogni volta.
Per aiutare UNRWA dall'Italia si può donare attraverso il Comitato Italiano: C/C Postale 1009954163 oppure visitare il sito Unrwaitalia.org