Mondo Solidale

Burundi, scappano tutti anche ragazzini non accompagnati nei paesi vicini

Non si fermano le violenze nel paese africano dopo l'annuncio dell'attuale presidente Pierre Nkurunziza di ricandidarsi per la terza volta, nonostante sia la Costituzione che gli accordi di Arusha lo vietino. Sale a 14 il numero di vittime accertate finora, ma potrebbero essere molte di più, data la scarsità di informazioni che si riescono ad avere. I dati parziali dell'Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr)

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BUJUNGURA - Sono ormai più di 50.000 i burundesi che hanno scelto di fuggire in Rwanda, in Tanzania o nella Repubblica Democratica del Congo nelle ultime settimane, spinti dalle incredibili violenze scatenate sia nella capitale che nel resto dei piccolo paese africano, in un  clima pre-elettorale a dir poco rovente, provocato dalla decisione dell'attuale presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per la terza volta alla guida del Paese, nonostante la Costituzione lo vieti. I dati sul massiccio flusso migratorio li fornisce con una certa regolarità l'Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr).

Scappano tutti, anche ragazzini di 12 anni da soli. In particolare, l'Agenzia Onu fa sapere che il numero dei profughi che ha scelto il Rwanda sono poco più di 25 mila; circa 17 mila sono quelli che hanno optato per la Tanzania e circa 8.000 hanno varcato il confine con il Sud Kivu, la ricca regione orientale mineraria della Repubblica Democratica del Congo.Come al solito, la maggior parte dei migranti è formata da donne sole e da bambini piccoli. Pochissimi gli anziani, perché la speranza di vita in Burundi non supera i 55 anni, ma numerosi sono invece i ragazzini non accompagnati, anche di 12-13 anni.

I morti salgono a 14, ma forse sono molti di più. Da quattro che erano, le vittime degli scontri nella capitale Bujungura, durante le manifestazioni di protesta seguite all'annuncio del presidente Nkurunziza di ricandidarsi per la terza volta, ora se ne contano 14. Ma potrebbero essere molte di più, dal momento che non esistono fonti ufficiali, né è sempre possibile - anche attraverso i canali delle Ong o delle agenzie umanitarie - avere notizie aggiornate della situazione. I partiti dell'opposizione ribadiscono che la decisione di Nkurunziza di ricandidarsi alle elezioni del 26 giugno prossimo, vìola il limite di due mandati previsto, non solo dalla Carta Costituzionale del Paese, ma anche dagli accordi di pace che posero fine alla guerra civile nel 2005.