ROMA – Una catastrofe umanitaria è in corso nel Nord Kivu, nell'est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove si stima che un milione di persone sia stato costretto ad abbandonare le proprie case negli ultimi 12 mesi per sfuggire ai combattimenti legati al riemergere del gruppo armato M23. L'ONU stima che nella provincia del Nord Kivu, ci siano in tutto circa 2,5 milioni di persone sfollate. Questa crisi gravissima sta aggravando una situazione umanitaria già critica, che interessa solo ed esclusivamente i civili residenti nell'area ridotti, appunto, a sfollati: intere comunità che sono di fatto isolate per colpa dei combattimenti, con gravissime conseguenze soprattutto per l'impossibilità di accedere alle cure di un sistema sanitario nazionale, già di suo semi-inesistente. Un deficit solo in parte compensato dalla presenza delle équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) presenti nell’area.
Cosa c'è davvero in ballo. A questo punto, vale sempre la pana ricordare che quando si parla di quella zona ci sono comunque in ballo le immense ricchezze custodite nel sottosuolo della Repubblica Democratica del Congo, che alla fine spiegano quasi sempre l'infinita serie di microconflitti locali i quali - al di là delle motivazioni ufficiali dei diversi "ribelli" - in realtà nascondono l'esigenza di mantenere il controllo di intere fette di territorio. Tutto questo, naturalmente, in difesa di interessi che sicuramente non coincidono affatto con quelli della popolazione civile congolese, ma hanno a che fare piuttosto con quelli di altri Stati stranieri, o di multinazionali dell'industria estrattiva, che fomentano e finanziano gruppi di mercenari.
Diamanti, coltan, rame e terreni fertili e tanta povertà. La RDC è il terzo produttore mondiale di diamanti, anche se poi la maggior parte della produzione viene utilizzata per usi industriali, molto meno per la gioielleria. Inoltre, gode della seconda foresta pluviale al mondo per dimensioni, con spazi immensi di terreno fertile, oltre che infinite risorse idriche. E poi le gigantesche quantità di rame, cobalto, diamanti, oro, zinco, ma soprattutto coltan, il minerale preziosissimo indispensabile per la vorace industria della telefonia cellulare. Senza dimenticare il petrolio, che partecipa in misura non indifferente alla costruzione della ricchezza del Paese. C'è da aggiungere inoltre le principali colture commerciali, come il cacao, il caffè, il cotone, l’olio di palma, il tè, la gomma, lo zucchero, la corteccia di china, e ancora mais, riso, patate e anacardi. Tutte ricchezze che però - come succede in quasi tutte le nazioni africane - non viengono redistribuite equamente, ma finiscono nei conti esteri degli uomini di un apparato politico corrotto e rapace.
Le condizioni spaventose alla periferia di Goma. Nell’ultimo anno alla periferia di Goma sono stati costruiti circa 3.000 rifugi, che attualmente ospitano circa 15.000 persone, ma questi numeri sono piccoli rispetto all'entità dei bisogni della gente. "Si tratta di una goccia nel mare rispetto alle centinaia di migliaia di sfollati che attualmente sono accampati alle porte della città”, afferma Abdou Musengetsi, coordinatore del progetto di MSF a Goma. "Le famiglie sono da mesi in balia di piogge, epidemie e violenze, come dimostra il preoccupante numero di vittime di violenza sessuale che curiamo ogni giorno nelle nostre strutture mediche". “La situazione è allarmante” afferma Raphaël Piret, coordinatore MSF in RDC. “Basta guardare le condizioni spaventose in cui vivono le persone a Goma per rendersi conto che la risposta non è all'altezza dei bisogni, nonostante ci siano molte organizzazioni umanitarie attive nell’area”.
Condizioni di vita precarie. Solo negli ultimi mesi, centinaia di migliaia di persone sono fuggite dalle loro case e dai loro villaggi per vivere presso famiglie ospitanti o in luoghi informali. Intorno a Goma, rifugi di fortuna fatti di teli di plastica o zanzariere si estendono a perdita d’occhio, mentre altre persone hanno trovato riparo in chiese e scuole. "Siamo arrivati qui a giugno dell'anno scorso e ci siamo stabiliti in una chiesa in disuso a Kanyaruchinya con circa altre 150 famiglie", racconta Celestine, 65 anni. "Negli ultimi otto mesi, la nostra vita quotidiana è stata un susseguirsi di difficoltà per dormire, mangiare e vestirsi. Dall'inizio dell'anno è stata effettuata una sola distribuzione di cibo e, poiché il mio nome non era sulla lista, non ho ricevuto nulla. Ci arrangiamo come possiamo con quello che troviamo nei campi circostanti". Da maggio 2022 le équipe di MSF lavorano nei siti informali per sfollati intorno a Goma, fornendo cure mediche gratuite, trasportando scorte di acqua potabile e costruendo latrine e docce.
C'è ancora molto da fare. A Bulengo, un insediamento informale a 10 km a ovest di Goma, c'è solo una latrina per quasi 500 persone, meno di un decimo di quanto richiesto per soddisfare gli standard di base dell'emergenza umanitaria. Nel vicino insediamento di Lushagala, gli sfollati sopravvivono con poco più di un litro di acqua pulita al giorno, ben al di sotto dei 15 litri di acqua raccomandati. Rifugi inadeguati e sovraffollati e la mancanza di acqua pulita e latrine creano le condizioni ideali per la diffusione delle malattie. Negli ultimi mesi, a nord di Goma, nel territorio di Nyiragongo, sono scoppiati casi di morbillo e colera. La situazione sanitaria è diventata critica anche a Bulengo e Lushagala, con casi sospetti di morbillo e colera che si sono moltiplicati nelle ultime settimane. “Solo a Bulengo, nel mese di marzo, abbiamo curato quasi 2.500 pazienti con sintomi di colera e oltre 130 bambini con il morbillo”, continua Musengetsi di MSF.
L'accesso limitato all'assistenza sanitaria. A Nord di Goma, le équipe di MSF stanno osservando le conseguenze della crisi anche nei territori di Masisi, Rutshuru e Lubero. Poiché i fronti dei combattimenti si sono spostati, la maggior parte delle principali vie di accesso alla regione sono state interrotte. I collegamenti con questa regione agricola, nota come "i granai della provincia", sono essenziali per il commercio nel Nord Kivu. Tagliati fuori dal resto della provincia, gli abitanti non sono stati in grado di vendere il loro raccolto o di acquistare i prodotti essenziali, tranne alcuni, il cui prezzo è raddoppiato.
Molte strutture mediche hanno esaurito i farmaci. E questo a causa di problemi di approvvigionamento; nel territorio di Rutshuru, ad esempio, alcuni centri sanitari non ricevono medicinali da mesi. In questi territori, l'accesso all'assistenza sanitaria era già difficile, ma ora lo è ancora di più a causa della mancanza di strutture sanitarie funzionanti e del costo delle cure mediche, inaccessibile per molti nell'attuale crisi economica. "A causa della mancanza di mezzi finanziari, la maggior parte della popolazione non ha più accesso all'assistenza sanitaria" afferma Monique Doux, coordinatrice del progetto di MSF a Rutshuru. "Devono scegliere tra mangiare o ricevere cure mediche. Anche chi può permettersi di pagare le cure deve comunque trovare una struttura sanitaria funzionante, il che può richiedere diverse ore di cammino".
Prezzi in aumento e insicurezza alimentare. Con l'aumento dei prezzi e il deterioramento dell'accesso all'assistenza sanitaria, l'insicurezza alimentare sta peggiorando nella provincia. Secondo le Nazioni Unite, più di un terzo della popolazione del Nord Kivu - tre milioni di persone - è attualmente a rischio di insicurezza alimentare. "Nei centri sanitari che sosteniamo nel territorio di Rutshuru, nel 2022 abbiamo curato più di 8.500 bambini malnutriti, ovvero quasi il 70% in più rispetto al 2021" spiega Doux di MSF. Nel territorio di Rutshuru, come a Lubero e Masisi, c'è un'evidente mancanza di organizzazioni che forniscano gli aiuti tanto necessari. “È come se la gente qui fosse stata abbandonata. Per mesi, MSF è stata l'unica organizzazione umanitaria a lavorare nel territorio di Rutshuru, ma i bisogni degli abitanti superano di gran lunga la nostra capacità di risposta” conclude Monique Doux, coordinatrice del progetto di MSF a Rutshuru.
"Non c'è tempo da perdere". E' l'appello ribadito da Piret di MSF. "La comunità di aiuti e le autorità devono raddoppiare gli sforzi per garantire che gli aiuti umanitari raggiungano le persone che ne hanno bisogno, ovunque si trovino, mentre tutte le parti in conflitto devono impegnarsi a facilitare l'accesso delle organizzazioni umanitarie".
La risposta d'emergenza di MSF. L'Organizzazione medico-sanitaria - Premio Nobel per la pace - ha lanciato una risposta di emergenza per fornire assistenza medica agli sfollati nel territorio di Rutshuru nell'aprile 2022. Dopo l'arrivo del primo flusso di sfollati a Goma nel maggio dello scoro anno, i team di emergenza di MSF hanno fornito assistenza medica, allestito forniture d'acqua e migliorato le condizioni igieniche nei siti informali per sfollati, prima a Munigi e Kanyaruchinya, e più recentemente a Bulengo e Lushagala. Nel febbraio 2023, le équipe di MSF hanno garantito assistenza medica e aiuti umanitari a circa 30.000 sfollati temporanei nella città di Mweso. Lo staff di MSF sta attualmente lavorando tra gli sfollati a Kayna, nel territorio di Lubero, e a Minova (Sud Kivu). Nel frattempo, le équipe mediche di MSF mantengono le loro attività regolari a Goma, Rutshuru, Kibirizi, Bambo, Binza, Mweso, Masisi e Walikale, fornendo cure mediche di base a migliaia di persone nella provincia del Nord Kivu.