MILANO - Prosegue in Sudan lo scontro sanguinoso tra le Forze armate sudanesi (Saf) e i paramilitari delle Rsf, provocato da un nodo politico-economico che non si riesce a sciogliere: quello del ruolo delle forze armate ufficiali, che manovrano politica ed economica, con il capo delle Forze di supporto rapido, antagonista rispetto ai vertici dell'esercito regolare, che vorrebbe più potere una volta integrato nei ranghi delle forze armate del Paese. Intanto - segnala Amnesty International - "i civili del Darfur continuano a soffrire a causa dell'incapacità delle autorità del Paese di garantire la sicurezza" e la giustizia "per i crimini di guerra e altre violazioni a 20 anni dall'inizio del conflitto", in questo stato del Sudan. "La nuova escalation del conflitto - dice ancora Amnesty - aggrava 20 anni di sofferenze per i civili del Darfur". "Negli ultimi giorni - ha detto Tigere Chagutah, direttore regionale dell'Organizzazione per l'Africa orientale e meridionale - civili sono stati uccisi con l'uso di armi pesanti in aree densamente popolate".
Il Sudan in poche cifre. La maggior parte della popolazione sudanese (oltre il 70%) vive in condizioni di povertà, vale a dire con meno di 2 dollari al giorno e con forti diseguaglianze sociali. L'aspettativa di vita alla nascita è di 60 anni per gli uomini e 64 per le donne. Ogni donna mette al mondo una media di 4.5 bambini e 73 bambini su 1.000 muoiono entro il quinto anno d'età. Il Sudan si trova ai livelli più bassi dell'Indice di sviluppo umano: al 171esimo posto su 187 Paesi, con gravi squilibri tra centro e periferia, oltre che per la carenza e il degrado dei servizi pubblici essenziali, come l'acqua, la sanitá, l'educazione e le infrastrutture.
Le scelte di EMERGENCY. Sul fronte medico-umanitario, c'è da segnalare che sono sette gli operatori di EMERGENCY che hanno scelto di tornare in Italia con il convoglio di evacuazione organizzato dall’ambasciata italiana. Tre di loro avevano già programmato il rientro, ma erano stati bloccati nel Paese dall’inizio degli scontri. Altri 46 operatori internazionali dell'Organizzazione umanitaria fondata da Gino Strada hanno invece deciso di rimanere in Sudan dove proseguiranno il loro lavoro negli ospedali di Khartoum, Nyala e Port Sudan. “Sono giorni estremamente difficili e di grande tensione a Khartoum – spiega Franco Masini, coordinatore medico del Centro Salam di cardiochirurgia di EMERGENCY nella capitale sudanese – ma abbiamo deciso di rimanere qui per gli 81 pazienti in cura nel nostro ospedale. Non possiamo abbandonarli perché rischierebbero la vita. Tuttora - ha aggiunto - molti colleghi dello staff locale non possono tornare a casa per motivi di sicurezza e stanno dormendo in ospedale per dare continuità di cura a pazienti ricoverati”.
Chiuso il centro pediatrico di Mayo. “Finora, nessuna delle nostre strutture e nessuno del nostro staff è stato attaccato o minacciato direttamente - aggiunge Muhameda Tulumovic, coordinatrice del Programma di EMERGENCY in Sudan - ognuno ha deciso individualmente se lasciare l’ospedale sulla base della valutazione delle precarie condizioni di sicurezza della capitale e dei bisogni dei pazienti. Oggi rimane chiuso il Centro pediatrico di Mayo, alle porte della capitale, dove non avremmo potuto garantire nessuno standard di sicurezza né per lo staff, né per i pazienti. Abbiamo ripreso il lavoro a Nyala, nel Sud Darfur, dove negli ultimi giorni i combattimenti si sono attenuati. Anche nel nostro Centro pediatrico di Port Sudan stiamo continuando le attività, ma lì la situazione è sempre rimasta sotto controllo”.
Il lavoro dell'organizzazione in Sudan. EMERGENCY è presente nel Paese africano con il Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum e con i centri pediatrici di Mayo (Khartoum), Nyala (Sud Darfur) e Port Sudan dove offre cure gratuite ai minori di 14 anni. L'Organismo medico-umanitario è nato in Italia nel 1994 per offrire cure mediche e chirurgiche alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà ma, nello stesso tempo, anche per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Tra il 1994 e il 2023, in tutte le strutture sanitarie di EMERGENCY sono state curate gratuitamente più di 12 milioni di persone. Una ogni minuto. Il lavoro degli staff è possibile grazie al contributo di privati cittadini, aziende, fondazioni, enti internazionali e alcuni dei governi dei Paesi dove l'Organizzazione interviene.