ROMA – Un’istantanea sulla situazione attuale in Nigeria – e in particolare sulla regione nordoccidentale del Paese – non può che partire da un dato statistico, che da solo illustra lo stato delle cose nella nazione più popolosa dell’Africa (210 milioni di abitanti) con un alto tasso di crescita economica, tutt’altro che equamente distribuito. Secondo il Nigerian Bureau of Statistics, infatti, circa il 78% delle persone nel Nord-Ovest della Nigeria vive al di sotto della soglia di povertà, circa 1.50 dollari al giorno. I costi dell'assistenza sanitaria è per le famiglie spesso insostenibile e comunque risulta ovunque difficile curarsi. Questo è uno dei motivi per cui molti bambini non sono mai stati vaccinati contro le comuni malattie infantili.
La piaga della malnutrizione dilagante. Il fenomeno della malnutrizione si intnesifica specie nel Nord-Ovest della Nigeria e questo – avverte Medici Senza Frontiere (MSF) – potrebbe provocare conseguenze disastrose senza un'azione urgente da parte del governo di Abuja e degli organismi umanitari internazionali. L’organizzazione Premio Nobel per la Pace chiede dunque al governo nigeriano e alle autorità sanitarie locali di agire ora, subito, per prevenire una perdita catastrofica di vite umane nei prossimi mesi.
Decine di migliaia di minori presi in cura. Tra gennaio e maggio di quest'anno, le équipe di Msf nel Nord-Ovest della Nigeria hanno fornito cure ospedaliere a 10.200 bambini gravemente malnutriti con complicazioni mediche e hanno ammesso 51.000 bambini ai nostri programmi di alimentazione ambulatoriale. I ricoveri ospedalieri sono stati del 26% più alti rispetto allo stesso periodo del 2022, numeri che erano già senza precedenti. Le équipe hanno rafforzato le attività nella regione, aprendo tre nuovi centri di alimentazione terapeutica ambulatoriale. Inoltre, gestiamo 10 centri ospedalieri e 32 centri ambulatoriali negli stati di Kano, Katsina, Kebbi, Sokoto e Zamfara.
Le scorte di cibo in esaurimento. Quest'anno, le ammissioni dovrebbero continuare ad aumentare. La "stagione magra" - il periodo tra i raccolti in cui le scorte di cibo si esauriscono, che va da maggio ad agosto in Nigeria - è iniziata solo di recente, ma l'occupazione dei posti letto è già al 100% in diversi centri di cura di MSF. "Il numero di bambini malnutriti che accogliamo nelle nostre strutture – dice Htet Aung Kyi, coordinatrice medica di MSF – è un forte indicatore del fatto che più entriamo nella stagione magra, più casi riceveremo".
Un’area con i peggiori indicatori sanitari. La Nigeria nordoccidentale – a forte presenza musulmana - ha alcuni dei peggiori indicatori sanitari del Paese. I crescenti livelli di violenza negli ultimi anni hanno contribuito a trasformare un'allarmante situazione di malnutrizione in una vera e propria crisi. I gruppi armati fanno regolarmente irruzione nelle città, saccheggiano proprietà e rapiscono la popolazione locale per ottenere un riscatto. Molti residenti sono fuggiti dalle loro case per zone più sicure. Altri sono rimasti ma non sono in grado di accedere alle loro fattorie o ai luoghi di lavoro a causa dell'aggravarsi dell'insicurezza. Le persone bisognose di cure mediche affrontano difficoltà nel raggiungere i centri sanitari e gli ospedali a causa dei rischi di viaggiare su strade non sicure.
Si fatica a trovare cibo. I bambini che si riprendono dalla malnutrizione e vengono dimessi – si legge in una nota di Msf – spesso devono essere riammessi in seguito, poiché le loro famiglie faticano a trovare cibo a sufficienza per mantenerli in salute. Questo tiene i bambini bloccati in una spirale di scarso cibo poco nutriente dalla quale è difficile uscire. "Mangiamo quando abbiamo cibo, ma ci sono giorni in cui soffriamo la fame. Spesso i bambini devono andare a mendicare cose da mangiare", dice Sadiya, il cui bambino è stato curato per la malnutrizione presso il centro terapeutico di MSF a Katsina.
L’atavico conflitto pastori-agricoltori. Gli scontri sanguinosi tra agricoltori e pastori sono quotidianamente la principale sfida alla sicurezza della Nigeria. Lo ribadisce un report dell’International Crisis Group (Icg), secondo cui quello per le risorse idriche era diventato un conflitto ormai più mortale – oltre 20mila persone uccise dal 2000 secondo i dati dell’International Committee on Nigeria (ICON) – rispetto all’insurrezione del gruppo jihadista Boko Haram nel Nord-Est. Il secolare conflitto sulla proprietà della terra tra pastori nomadi e agricoltori sedentari si è così trasformato in una lotta asprerrima per le risorse, causata dalla siccità e dalla desertificazione nel Nord della Nigeria e in generale nell’intera area del Sahel, che spingono i pastori a migrare verso Sud. Il Sahel, lo ricordiamo, comprende anche Senegal, Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso, Ciad e Sudan.