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Haiti, studenti e docenti rimasti bloccati per tre giorni in una scuola di Port-au-Prince a causa degli scontri tra le bande armate rivali

Haiti, studenti e docenti rimasti bloccati per tre giorni in una scuola di Port-au-Prince a causa degli scontri tra le bande armate rivali

L’UNICEF media con le gang per l’apertura di un corridoio di sicurezza attraverso il quale mettere in salvo tutti

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ROMA – Con una complicata missione di salvataggio, sessanta tra studentesse e docenti della scuola salesiana “La Saline”, nell’area metropolitana di Port-au-Prince, sono stati evacuati e messi in sicurezza dopo essere rimasti bloccati per tre giorni a causa degli scontri violenti tra bande rivali.

La testimonianza. "Gli spari tra le gang rivali hanno cominciato a risuonare per le strade e non hanno mostrato segni di rallentamento", ha raccontato suor Altagaas Mathias, responsabile della scuola femminile “La Saline”, a Port-au-Prince. La suora temeva che i proiettili vaganti potessero fare breccia nell'istituto, mettendo in pericolo la vita degli studenti. Così i docenti hanno detto a tutti i bambini di accovacciarsi e di ripararsi sotto i banchi. “In quel momento regnava la confusione, erano tutti angosciati perché il rumore degli spari sembrava molto vicino” racconta suor Altagaas Mathias. Myrlande, 14 anni, una delle studentesse, ha raccontato all’UNICEF di essersi impegnata a tranquillizzare i bambini più piccoli, che piangevano perché gli spari erano sempre più forti. Le suore così hanno deciso di non fare uscire gli studenti e di tenerli a scuola per tutta la notte. Ma all’alba del giorno dopo, la violenza all’esterno è diventata ancora più intensa.

La seconda notte a scuola. “Quando abbiamo dovuto affrontare la prospettiva di dover sopportare una seconda notte, il panico ha preso il sopravvento, soprattutto tra i più piccoli”, continua la suora. Degli uomini armati hanno iniziato a bussare alla porta della scuola, in pochi minuti i gas lacrimogeni hanno riempito l’aria, era difficile vedere e anche respirare, aggiunge Myrlande. La seconda notte è stata terribile. Mentre la violenza tra le bande aumentava, l’UNICEF ha ricevuto un allarme dai suoi partner sul campo, così insieme al Ministero dell’Istruzione ha avviato una serie di misure per portare in salvo le studentesse intrappolate in quella che era diventata a tutti gli effetti una zona di guerra.

L’intervento dell’UNICEF. L’organizzazione innanzitutto ha rifornito la scuola di cibo e di acqua, poi ha mediato con le bande armate l'apertura di un corridoio umanitario e permettere il salvataggio delle persone rimaste bloccate a scuola, ha spiegato Bruno Maes, rappresentante dell'UNICEF ad Haiti. “Abbiamo mantenuto una comunicazione continua con la scuola per garantire che i bambini si sentissero sicuri, nonostante le allarmanti condizioni esterne”. In collaborazione con il partner sul campo, l’organizzazione Combite pour la Paix et le Developpement, l’UNICEF è riuscita ad aprire un corridoio di salvataggio per i bambini domenica pomeriggio. È stato noleggiato un autobus e così l'evacuazione è avvenuta in condizioni di sicurezza. “Siamo usciti dal retro della scuola, attraversando diverse strade strette prima di raggiungere l'autobus. È stato un momento di gioia per tutti noi. Ci siamo sentiti liberati”, ha raccontato Myrlande.

La violenza che persiste ad Haiti. Questa storia racconta in modo eloquente la quotidiana e persistente violenza che si vive ad Haiti, a causa degli scontri tra bande armate rivali che si contendono intere porzioni di territorio, soprattutto a Port-au-Prince. Ed è una violenza che tocca da vicino la vita dei bambini, i cui diritti vengono sistematicamente violati. Una recrudescenza degli scontri, soprattutto nell’area metropolitana della capitale, nelle ultime settimane ha messo in fuga migliaia di famiglie. Attualmente quasi 200 mila persone, la metà delle quali bambini, sono sfollate in tutto il Paese e 130 mila nella sola Port-au-Prince. Molti tentano anche di fuggire verso la Repubblica Dominicana, ma vengono quasi sempre respinti alla frontiera e si genera così un circolo vizioso che fa ulteriormente crescere il numero degli sfollati.

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