ROMA – La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato le popolazioni più povere del mondo e le fasce deboli delle città. Insomma, il cambiamento climatico e le disuguaglianze globali formano un circolo vizioso, nel nostro tempo, per cui chi inquina di meno subisce i danni peggiori. Il 10% più ricco del pianeta genera circa metà delle emissioni di gas serra, mentre la metà più povera della popolazione mondiale ne produce solo una piccola parte, pur dovendo affrontare carestie, siccità e povertà crescente.
L'urgenza di previsioni più accurate e sistemi di allerta precoci. Così, mentre numerose zone del Pianeta sono alle prese con siccità, incendi e altri fenomeni meteorologici estremi, l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) sottolinea l’urgenza di previsioni più accurate e di sistemi di allerta precoce per proteggere vite umane e mezzi di sussistenza. Il mese scorso - spiega l'OMM - è stato il secondo luglio più caldo mai registrato a livello globale. Le temperature medie dell'aria in superficie sono state di 1,47 °C superiori alla media preindustriale, mentre quelle della superficie del mare hanno raggiunto i valori più alti mai avuti a luglio.
E non si tratta solo di caldo estremo. Molti servizi meteorologici e idrologici nazionali, squadre di gestione e intervento per le emergenze e operatori sanitari lavorano instancabilmente a causa del clima, commenta Clare Nullis, portavoce dell'OMM, durante una conferenza con i giornalisti a Ginevra. E non si tratta solo di caldo estremo, perché il cambiamento climatico sta portando anche piogge torrenziali e cicloni tropicali. L'Europa occidentale ha registrato il periodo giugno-luglio più caldo di sempre e alcuni Paesi, tra cui Svizzera e Francia, si trovano ora ad affrontare la quarta ondata di calore dell'estate.
La siccità che dilaga. Sta già producendo effetti preoccupanti sull'agricoltura, sui raccolti, sui trasporti, sull'energia e sul livello dei fiumi, in particolare della Senna, del Danubio e del Reno. Insieme alle temperature sopra la media, aumenta il rischio di incendi boschivi. A soffrire non è solo l'Europa. La scorsa settimana anche Giappone e Corea del Sud hanno registrato temperature record, così come altre zone dell'Asia, del Medio Oriente e dell'America Latina.
Gli incendi. Il Servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus mostra che le emissioni legate agli incendi dall'inizio dell'anno in Francia sono paragonabili o superiori a quelle registrate negli anni 2022-2023, quando l'Europa fu colpita da una serie di roghi boschivi. Nel frattempo in Nord America una serie di combustioni imperversa in alcune zone degli Stati Uniti occidentali mentre in Canada si contano, per ora, 591 incendi attivi, di cui 43 classificati come fuori controllo.
Le piogge e le inondazioni improvvise. L'OMM pubblica ogni settimana un bollettino idrologico globale (Global HydrometScan), che viene poi inviato alle agenzie umanitarie. L'ultimo ha segnalato forti piogge, rischio di inondazioni improvvise e frane nell'India nord-orientale e occidentale, nel Pakistan orientale, in Nepal, in Bangladesh, in Bhutan, in Myanmar e in alcune zone del Sud-est asiatico. Anche la Cina ha effettuato evacuazioni di massa in vista dell'arrivo del tifone Dolphin, il tredicesimo della stagione, a seguito dei numerosi avvisi di possibili alluvioni.
L’aumento della temperatura globale tra novembre e gennaio. Con El Niño ormai consolidato nel Pacifico, l'OMM prevede un ulteriore aumento della temperatura globale tra novembre e gennaio. Alla luce di questi sviluppi l'agenzia delle Nazioni Unite sta lavorando per migliorare le previsioni e gli allarmi precoci, considerati ormai una priorità assoluta per tutelare la vita umana e il lavoro.