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Haiti, in attesa delle elezioni si intensifica la violenza delle gang fuori controllo

Haiti, in attesa delle elezioni si intensifica la violenza delle gang fuori controllo

A Port-au-Prince aumenta il numero dei morti e dei rapimenti, con le bande criminali che prendono sempre più di mira i civili. Nel frattempo il Paese prepara le prime presidenziali

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ROMA – A Ginevra, Volker Türk, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, ha messo tutti in allarme per l’inquietante aumento del numero di armi in mano ai gruppi criminali che, di fatto, mantengono il controllo su un’area sempre più estesa del territorio di Haiti, ognuna sulla propria zona di influenza, conquistata dopo conflitti sanguinosi con altre bande.Dall’inizio del 2026 – ha detto in sostanza Türk – almeno 5.800 persone hanno perso la vita o sono rimaste gravemente ferite, vittime della brutale violenza delle bande armate. Migliaia sono anche i cittadini, estranei alle gang, coinvolti e uccisi nelle operazioni di contrasto da parte delle inermi, mal pagate e corrotte forze di polizia. E tutto questo con all’orizzonte le prossime elezioni presidenziali, annunciate per il prossimo 13 dicembre.

300 gruppi armati, il 75% nella capitale, con la metà dei membri minorenni. Qualcuno ha calcolato che ad Haiti – che condivide la stessa isola caraibica di Hispaniola con la Repubblica Domenicana, sebbene i due Stati abbiano storie, culture e situazioni sociali ed economiche diversissime – scorrazzano indisturbati circa 300 gruppi criminali, armati fino ai denti, che controllano l’intero territorio nazionale, ma con una presenza davvero massiccia pari al 70-75% nella capitale, Port-au-Prince. I componenti delle bande sarebbero – sempre secondo le stime sommarie di Agenzie Onu e Ong – tra i 10.000 e i 15.000 membri totali, con una percentuale di minorenni, potenziali assassini, veramente allarmante: si calcola che siano circa la metà.

La forza d’urto delle super-coalizioni. Per controllare le rispettive zone di influenza, le gang hanno spesso bisogno di coalizzarsi, sebbene con accordi fluidi, capaci di rompersi da un momento all’altro. Dunque i gruppi non agiscono quasi mai da soli. Assai nota è la G9 Famiglia, con i suoi alleati, i G9 an fanmi. Una formazione che fa capo ad un ex poliziotto, con un soprannome che è tutto un programma: Barbecue. Il suo vero nome è però Jimmy Chérizier: sarebbe lui la mente operativa della banda armata più temuta e potente del Paese, capace di ostentare potere paralizzando porti, impedendo i rifornimenti di carburanti e di generi alimentari.

L’altra alleanza che contende gli spazi di controllo della capitale. A contendere il primato di Barbecue c’è la G-Pèp, da sempre rivale G9, con la quale ingaggia sempre più spesso battaglie a fuoco per il controllo degli spazi di alcuni quartieri di Port-au-Prince. Sullo sfondo avanza Viv Ansanm, un’altra accolita di delinquenti, una alleanza che è stata capace di aggregare numerose piccole frazioni di criminali, in passato nemiche tra loro.

Sequestri di persona e stupri. Nella sua relazione a Ginevra, Volker Türk ha anche fatto sapere che dal gennaio scorso fino a un mese fa le bande armate hanno sequestrato più di 230 persone e stuprato un migliaio di donne. Sembrano numeri inverosimili. Ma chi li ha diffusi assicura che le vittime potrebbero essere molte di più, facendo anche notare la assoluta impotenza delle iniziative internazionali contro questa tragedia. Dunque, il Paese più povero del continente americano si sta letteralmente disgregando, da più 10 anni immerso com’è in una crisi che non ha paragoni possibili nella storia dell’America Latina.

La domanda: da dove arrivano tutte quelle armi in un Paese così povero? Come fanno, in sostanza, ad entrare così tanti fucili d'assalto, come gli AK-47, AR-15 e persino mitragliatrici pesanti? La risposta, che arriva da studi e analisi della principale istituzione sovranazionale, intergovernativa e globale, cioè le Nazioni Unite (sempre meno ascoltata e sempre più depotenziata) ci dice che la stragrande maggioranza delle armi e delle munizioni che riforniscono regolarmente le bande armate ad Haiti proviene dagli Stati Uniti. In particolare dallo Stato della Florida. E questo, nonostante l'embargo totale sulle armi “imposto” dall’UNODC, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo e il contrasto al traffico di droga, alla criminalità organizzata, alla corruzione, al terrorismo. I mercanti d'armi non trovano insomma nessuna difficoltà a varcare i confini di Haiti, complice anche la corruzione che avvelena le istituzioni di ciò che rimane dello Stato haitiano.

La rete che permette l’arrivo delle armi. Secondo i report dell’UNODC e le evidenze investigative si delinea una rete che si fonda su tre pilastri principali:

1) – I prestanome comprano negli Usa.

Le armi si acquistano legalmente nei negozi degli Stati Uniti, con dei prestanome che nascondono il fatto che il destinatario finale sia all'estero.

Le rotte di mare e aeree. Le armi arrivano quasi tutte via mare da porti della Florida, da Miami, principalmente, oppure per via aerea, nascoste all'interno di merci commerciali legittime, elettrodomestici, doppi fondi di container e scatole di cibo.

La scappatoia delle Repubblica Domenicana. Una parte del traffico passa il confine con la Repubblica Dominicana. Ma possono passare anche attraverso la Giamaica il Venezuela e la Colombia.

2) – I finanziatori haitiani: l'élite economica e politica

Le bande non sono indipendenti, sono da sempre finanziate e fomentate da attori interni alla società haitiana, per evidenti ragioni di potere.

Gli oligarchi e le famiglie influenti. Imprenditori e magnati locali, che controllano a vario titolo i porti privati e i flussi commerciali del Paese, finanziano le gang o le armano per proteggere i propri interessi economici per boicottare la concorrenza.

La corruzione della politica. Deputati del Parlamento, funzionari ed ex funzionari di governo, così come esponenti politici (molti dei quali sanzionati dall'ONU, dagli USA e dal Canada) hanno fornito armi e risorse finanziarie alle gang per intimidire l'opposizione, per reprimere le proteste o controllare i voti nei quartieri poveri.

3) – La complicità locale e il furto istituzionale

Il ruolo dei funzionari doganali. Altre indagini dell'ONU hanno confermato il ruolo di funzionari doganali corrotti che facilitano l'ingresso dei container pieni di armi automatiche e fucili di precisione.

In giro anche le armi della polizia deviata. Le munizioni provengono dalla parte deviata della Polizia Nazionale Haitiana, che vendono i rifornimenti di armi e munizioni governativi alle bande per trarne profitto personale.

I contractor privati: anche loro sono della partita. Le aziende di sicurezza private sono un ulteriore canale opaco per l'importazione di armi da fuoco sul territorio.

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