Mondo Solidale

Kenia, la piccola rivoluzione agraria dei contadini delle regioni centrali

Il progetto di irrigazione di una zona semi-arida alle pendici del monte Kenya: il Ng'uuru Gakirwe Water Project, piccolo miracolo di tenacia, buona organizzazione e intraprendenza commerciale. Fondato dalla Diocesi di Meru e finanziato con i fondi della Cooperazione italiana e dell'UE grazie all'Ong AES/CCC di Padova. Il marchio Meru Herbs, entrato nel circuito del commercio equo e solidale. Gli ordinativi della Coop Equomercato e del CTM Altromercato in Italia

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ROMA - I contadini del Kenya producono un'enorme ricchezza per il loro Paese, ma restano ancora poveri. Due terzi della forza lavoro della nazione africana è impiegata in agricoltura e contribuisce per un terzo del Prodotto Interno Lordo e per il 50 per cento del valore delle esportazioni. I prodotti degli agricoltori del Kenya, dal caffè al tè, dal cacao alla frutta, sono venduti in Europa e Medio Oriente. Tuttavia, i coltivatori kenioti vivono nell'insicurezza alimentare, senza acqua potabile o servizi igienici, senza le risorse sufficienti per l'assistenza sanitaria o l'istruzione dei propri figli. E' questo il quadro che emerge dai dati del Kenya National Bureau of Statistics  l'istituto di statistica del Paese africano.

Un piccolo miracolo di tenacia. Eppure, da oltre 20 anni, c'è un progetto che ha invertito questa tendenza. Nato negli anni '80 come progetto di irrigazione di una zona semi-arida alle pendici del monte Kenya, il Ng'uuru Gakirwe Water Project è un piccolo miracolo di tenacia, buona organizzazione e intraprendenza commerciale. Fondato dalla Diocesi di Meru e finanziato con i fondi della Cooperazione italiana e dell'UE grazie all'Ong AES/CCC di Padova, in oltre due decadi il progetto ha cambiato la vita di più di duemila famiglie keniote, pari a circa ventimila beneficiari complessivi. E da iniziativa squisitamente idrica, è diventato uno dei fiori all'occhiello della produzione del commercio equo e solidale per il mercato internazionale diventando, fin dal 2000, interamente auto-finanziato, auto-gestito e compiutamente sostenibile.

Un modello partecipativo.
Strutturato secondo un modello partecipativo - ogni agricoltore paga una quota minima di 18 euro l'anno per l'utilizzo dell'acqua - ogni beneficiario del progetto può eleggere il comitato di gestione del sistema di irrigazione. Secondo uno schema di colture a rotazione - necessarie per non usurare eccessivamente il terreno - ogni contadino ha il diritto di coltivare un ettaro di terra all'anno. Per coprire le spese di manutenzione e gestione dell'impianto di irrigazione si è trovato un metodo alternativo di finanziamento che non pesasse sulle poco solide spalle degli agricoltori locali. Ed ecco qui subentrare il marchio Meru Herbs, entrato nel circuito del commercio equo e solidale con la produzione con certificazione biologica di marmellate di mango, papaia e ananas, infusi di carcadè, tè e camomilla che finiscono nella mani di consumatori consapevoli dall'Europa al Giappone.

Un esempio virtuoso. Perché, a differenza di quello che avviene di solito, Meru Herbs vende sul mercato locale ed esporta, fin dal 1991, prodotti confezionati secondo gli standard richiesti dalle norme internazionali, non materie prime. Una lavorazione che ha richiesto del tempo per essere affinata - pensate a gestire un qualsiasi processo produttivo nel mezzo della campagna africana con l'elettricità a singhiozzo e la città più vicina a 30 chilometri di strada sterrata - e che oggi avviene all'interno di un piccolo stabilimento di oltre mille metri quadri installatosi nel cuore del progetto di irrigazione e che impiega alcune decine di lavoratori, in prevalenza donne. Da un container di prodotti esportato all'anno si è oggi arrivati ad container al mese, a volte anche due, grazie agli ordinativi della Coop Equomercato e del CTM Altromercato in Italia. L'esempio virtuoso costituito dalla Meru Herbs è diventato anche meta di ecoturismo, con gruppi organizzati dall'ACLI e dalla LVIA che giungono in Kenya una volta l'anno. Il legame con l'Italia si è ulteriormente rafforzato con la creazione della Meru Herbs Italia Onlus, con compiti di raccolta fondi e sostegno tecnico.

Un fondo di credito cooperativo. Con i conti certificati da società di auditing indipendenti, i profitti dell'attività di commercializzazione dei prodotti coprono il deficit del progetto idrico, mentre il surplus restante viene re-investito nel miglioramento della produzione. Per sostenere dipendenti ed agricoltori è stato creato un fondo di credito cooperativo per fornire piccoli prestiti per mandare i bambini a scuola o per le spese sanitarie. Un piccolo miracolo in terra africana che ha pienamente realizzato le parole pronunciate nel lontano 1989 dall'allora Vescovo Silas Njiru: "Il progetto idrico è vostro. Non posso darvi del denaro, né chiedervene. Sta voi membri del progetto fare in modo che funzioni. E' la legge del più forte".