Mondo Solidale

Cosa pensano i ragazzi: tra paura del futuro e il bisogno di essere ascoltati

Cosa pensano i ragazzi: tra paura del futuro e il bisogno di essere ascoltati

L’indagine dei Salesiani per il sociale delinea le criticità e le fragilità della GenZ. Ai giovani è dedicata la campagna “Non lasciamo al buio i bambini più fragili” per sostenere istruzione e sostegno per i più deboli

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Una Gen Z in bilico tra il desiderio di costruire il proprio futuro e una vulnerabilità emotiva diffusa, con una visione disincantata degli adulti, non percepiti come guide di riferimento, ma con uno sguardo lucido sul mondo. È la fotografia scattata da Salesiani per il sociale, rete associativa impegnata nella tutela e nella protezione di minori e giovani.

Sotto pressione. L’indagine, condotta da AstraRicerche su un campione di quasi 1100 ragazzi tra i 14 e i 20 anni, offre un ritratto ricco e sfaccettato della prima parte della Gen Z italiana: se da un lato solo un po’ più della metà del campione si sente soddisfatto di sé come persona (55,6%), 1 su 2 (50,5%) si sente stressato e sotto pressione, un sentimento più marcato tra le femmine (58% vs il 43% dei maschi) e tra chi vive in famiglie con difficoltà economiche (59%).

Il futuro dei ragazzi. Ma che cosa preoccupa di più i giovani italiani? Soprattutto il costo della vita (48,8%) e la stagnazione dei guadagni dei lavoratori (38,5%). Le guerre (40,8%) sono percepite come una minaccia immediata, superando le preoccupazioni ambientali e la questione di genere. Paure che in qualche modo si riflettono sull’equilibrio emotivo: se il 60,9% degli intervistati dichiara una buona salute fisica, la percezione crolla al 42,2% quando si parla di salute mentale, con un altro 42,2% che la giudica solo sufficiente o appena discreta e un 15,5% che la definisce insufficiente o persino pessima.

“I risultati della ricerca confermano ciò che osserviamo quotidianamente nei territori più fragili – sottolinea don Francesco Preite, presidente di Salesiani per il sociale – Molti ragazzi, soprattutto quelli che vivono situazioni di disagio familiare, sociale o economico, affrontano pressioni e incertezze che incidono profondamente sul loro percorso di crescita. Per loro, l’accesso a servizi educativi, spazi protetti e relazioni qualificanti non è un supporto accessorio, ma una necessità.

Prendersi cura. I dati dell’indagine si riflettono nella crescente richiesta di supporto psicologico rilevata dalla rete Salesiani per il sociale, specialmente nelle Case Famiglia: le équipe multidisciplinari, composte da educatori e psicologi, garantiscono una presenza continua, 24 ore su 24, offrendo ascolto, stabilità e punti di riferimento. Guardando al futuro, la maggioranza dei ragazzi prevedere di avere un lavoro stabile tra 10 anni (64,7%), ma solo il 50,2% valuta gli adulti (famiglia, insegnanti, educatori) come un aiuto concreto nelle proprie scelte e nel raggiungimento dei propri obiettivi. Insomma, gli adulti non sempre sono percepiti come guide efficaci per il futuro. "Investire nella cura e nel sostegno dei bambini e degli adolescenti oggi – conclude Preite – significa costruire adulti più consapevoli, resilienti e capaci di contribuire positivamente alla società di domani. Il nostro impegno è garantire interventi professionali e continui che li aiutino a ritrovare stabilità, fiducia e prospettive concrete per il futuro”.

La campagna. Da oltre trent’anni, Salesiani per il sociale opera proprio nei contesti in cui i giovani sono più esposti al rischio di marginalità: per continuare in maniera sempre più incisiva in questa direzione, dal 19 gennaio al 1° febbraio 2026, Salesiani per il sociale promuove la Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Non lasciamo al buio i bambini più fragili”: tutti possono donare chiamando da rete fissa o inviando un SMS al numero solidale 45598.

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