MILANO - La Open Arms, nave umanitaria dell’omonima ONG, ha lasciato il porto di Burriana, in Spagna, per far rotta verso il Mediterraneo centrale. A bordo un equipaggio di 20 persone, tra le quali un medico, un infermiere e un mediatore culturale di EMERGENCY. Le due organizzazioni uniscono di nuovo le forze per tornare sul confine più letale del Pianeta e soccorrere bambini, donne e uomini che fuggono da guerre e violenza, mettendo a rischio la propria vita. La partenza avviene a un anno di distanza dalla "missione 65", durante la quale 107 naufraghi sono stati trattenuti a bordo della Open Arms, al largo delle coste di Lampedusa per oltre 20 giorni e che ha portato all’apertura di un’indagine per sequestro di persona a carico dell’ex ministro degli Interni, Matteo Salvini.
Il rispetto dei protocolli necessari. “Torniamo operativi dopo molti mesi di cantiere – dice Riccardo Gatti, presidente di Open Arms Italia e capo missione - la nostra imbarcazione aveva infatti bisogno di una ristrutturazione completa e l’arrivo della pandemia ha reso ancora più urgente e necessario ridisegnare spazi e ambienti all’interno della nave. Abbiamo fatto in modo che venissero rispettati tutti i protocolli necessari - ha aggiunto Gatti - così da poter tornare in mare in assoluta sicurezza. In questi mesi il Mediterraneo ha visto naufragi, respingimenti, omissioni di soccorso. In questo momento, inoltre, le navi umanitarie presenti in zona SAR sono pochissime, quasi tutte bloccate dalle autorità con cavilli amministrativi. Torniamo quindi in mare - ha concluso il capo missione - consapevoli che la nostra presenza è sempre più necessaria, a salvare vite naturalmente ma anche a denunciare le continue violazioni dei diritti da parte dei governi europei”
Cos'è la "Zona SAR. E' l'area che impone l’obbligo per gli Stati di garantire la sicurezza della vita umana in mare. Obbligo che discende dalla Convenzione SOLAS (acronimo di Safety of Life at Sea); dalla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, adottata ad Amburgo nel 1979; dalla Convenzione del diritto del mare del 1982 (Cnudm).
Il ruolo di EMERGENCY a bordo della nave. Mentre l’equipaggio della ONG spagnola, la Open Arms, si occuperà di coordinare la missione e le operazioni di soccorso, EMERGENCY gestirà l’assistenza medica a bordo. La nave seguirà dunque protocolli medici, sviluppati sulla base delle attività di prevenzione del contagio che EMERGENCY ha già sperimentato nei mesi scorsi nei suoi progetti di risposta al Covid in Italia e nel mondo: sono previste quindi misure per la compartimentazione dei flussi, il monitoraggio e la segnalazione di eventuali casi sospetti tra i migranti. L’equipaggio sarà sottoposto, inoltre, al tampone prima della partenza e una volta rientrato in porto così da poter identificare subito eventuali casi positivi.
Da gennaio ad oggi 514 migranti annegati. “Da inizio anno, 514 migranti sono annegati nel Mar Mediterraneo, oltre due morti al giorno, trasformando quelle acque in un cimitero. L’Europa maschera i respingimenti illegali con il proprio supporto alla Guardia Costiera libica che, dal 2017, ha riportato indietro circa 40.000 persone in un Paese in guerra, dove i diritti umani vengono sistematicamente e costantemente violati. Non esiste alcuna missione di ricerca e soccorso comune e, con il pretesto del Covid-19, i governi ostacolano ulteriormente le organizzazioni della società civile che operano in mare, camuffando tali decisioni come politiche di tutela della salute pubblica.
"Conosciamo bene quei Paesi dai quali si fugge". "Ma per l’EMERGENCY, che dal 1994 cura le vittime dei conflitti e conosce molto bene i Paesi di provenienza e di transito da cui scappano queste persone, l’imperativo morale non può che essere quello di soccorrere chi fugge dall’inferno alle porte di casa nostra - dice Rossella Miccio, presidente di EMERGENCY - pensiamo che le vite umane debbano essere salvate anche in questo periodo di pandemia, e che si possa farlo in sicurezza. Per questo, forti di una esperienza pluriennale nella gestione delle epidemie, sulla Open Arms - ha concluso Miccio - applicheremo tutte le misure possibili per minimizzare il rischio di contagio e proteggere l’equipaggio e i naufraghi”. La missione, dunque, si atterrà strettamente ai principi della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e della Convenzione di Ginevra.
Due parole su EMERGENCY. E' un’associazione indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Da allora, ha curato oltre 10 milioni di persone, una ogni minuto. L'organizzazione fondata da Gino Strada promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.
E due parole su OPEN ARMS. E' un'organizzazione non governativa che si batte per i diritti umani nel mare. Inizia le sue missioni di salvataggio nel settembre del 2015 a Lesbo (Grecia) dove salva mille persone nel Mar Egeo. Nell'inverno del 2016 estende le sue missioni nel Mediterraneo centrale, dove in 4 mesi salva 15.000 vite a bordo della barca a vela Astral. Dall'inizio delle sue missioni nel Mediterraneo centrale, salva 26.500 persone, 5.000 a bordo della Open Arms. Tutto grazie al supporto della società civile.
Il rispetto dei protocolli necessari. “Torniamo operativi dopo molti mesi di cantiere – dice Riccardo Gatti, presidente di Open Arms Italia e capo missione - la nostra imbarcazione aveva infatti bisogno di una ristrutturazione completa e l’arrivo della pandemia ha reso ancora più urgente e necessario ridisegnare spazi e ambienti all’interno della nave. Abbiamo fatto in modo che venissero rispettati tutti i protocolli necessari - ha aggiunto Gatti - così da poter tornare in mare in assoluta sicurezza. In questi mesi il Mediterraneo ha visto naufragi, respingimenti, omissioni di soccorso. In questo momento, inoltre, le navi umanitarie presenti in zona SAR sono pochissime, quasi tutte bloccate dalle autorità con cavilli amministrativi. Torniamo quindi in mare - ha concluso il capo missione - consapevoli che la nostra presenza è sempre più necessaria, a salvare vite naturalmente ma anche a denunciare le continue violazioni dei diritti da parte dei governi europei”
Cos'è la "Zona SAR. E' l'area che impone l’obbligo per gli Stati di garantire la sicurezza della vita umana in mare. Obbligo che discende dalla Convenzione SOLAS (acronimo di Safety of Life at Sea); dalla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, adottata ad Amburgo nel 1979; dalla Convenzione del diritto del mare del 1982 (Cnudm).
Il ruolo di EMERGENCY a bordo della nave. Mentre l’equipaggio della ONG spagnola, la Open Arms, si occuperà di coordinare la missione e le operazioni di soccorso, EMERGENCY gestirà l’assistenza medica a bordo. La nave seguirà dunque protocolli medici, sviluppati sulla base delle attività di prevenzione del contagio che EMERGENCY ha già sperimentato nei mesi scorsi nei suoi progetti di risposta al Covid in Italia e nel mondo: sono previste quindi misure per la compartimentazione dei flussi, il monitoraggio e la segnalazione di eventuali casi sospetti tra i migranti. L’equipaggio sarà sottoposto, inoltre, al tampone prima della partenza e una volta rientrato in porto così da poter identificare subito eventuali casi positivi.
Da gennaio ad oggi 514 migranti annegati. “Da inizio anno, 514 migranti sono annegati nel Mar Mediterraneo, oltre due morti al giorno, trasformando quelle acque in un cimitero. L’Europa maschera i respingimenti illegali con il proprio supporto alla Guardia Costiera libica che, dal 2017, ha riportato indietro circa 40.000 persone in un Paese in guerra, dove i diritti umani vengono sistematicamente e costantemente violati. Non esiste alcuna missione di ricerca e soccorso comune e, con il pretesto del Covid-19, i governi ostacolano ulteriormente le organizzazioni della società civile che operano in mare, camuffando tali decisioni come politiche di tutela della salute pubblica.
"Conosciamo bene quei Paesi dai quali si fugge". "Ma per l’EMERGENCY, che dal 1994 cura le vittime dei conflitti e conosce molto bene i Paesi di provenienza e di transito da cui scappano queste persone, l’imperativo morale non può che essere quello di soccorrere chi fugge dall’inferno alle porte di casa nostra - dice Rossella Miccio, presidente di EMERGENCY - pensiamo che le vite umane debbano essere salvate anche in questo periodo di pandemia, e che si possa farlo in sicurezza. Per questo, forti di una esperienza pluriennale nella gestione delle epidemie, sulla Open Arms - ha concluso Miccio - applicheremo tutte le misure possibili per minimizzare il rischio di contagio e proteggere l’equipaggio e i naufraghi”. La missione, dunque, si atterrà strettamente ai principi della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e della Convenzione di Ginevra.
Due parole su EMERGENCY. E' un’associazione indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Da allora, ha curato oltre 10 milioni di persone, una ogni minuto. L'organizzazione fondata da Gino Strada promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.
E due parole su OPEN ARMS. E' un'organizzazione non governativa che si batte per i diritti umani nel mare. Inizia le sue missioni di salvataggio nel settembre del 2015 a Lesbo (Grecia) dove salva mille persone nel Mar Egeo. Nell'inverno del 2016 estende le sue missioni nel Mediterraneo centrale, dove in 4 mesi salva 15.000 vite a bordo della barca a vela Astral. Dall'inizio delle sue missioni nel Mediterraneo centrale, salva 26.500 persone, 5.000 a bordo della Open Arms. Tutto grazie al supporto della società civile.