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Respingimenti: la pratica delle "riammissioni informali" praticata dal governo è illegale, lo stabilisce una sentenza del 2021

Respingimenti: la pratica delle "riammissioni informali" praticata dal governo è illegale, lo stabilisce una sentenza del 2021
La denuncia della rete Rivolti ai Balcani. Sono gli stessi provvedimenti avviati nel 2018 dall’attuale ministro dell’Interno Piantedosi, allora capo di gabinetto di Matteo Salvini al Viminale
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ROMA - Le “riammissioni alla frontiera”. Le chiamano così, ma sono veri e propri respingimenti, e in quanto tali violano il diritto nazionale e le norme europee: la loro illegittimità è stata stabilita da una sentenza del Tribunale di Roma nel gennaio 2021, in seguito a un ricorso delle avvocate Anna Brambilla e Caterina Bove dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI). I giudici hanno riconosciuto anche l’illegittimità dell’Accordo bilaterale di riammissione tra Italia e Slovenia, risalente al 1996 ma mai ratificato dal Parlamento, a cui dal 2018 a oggi si è fatto più volte ricorso per respingere i migranti. Oggi il governo è pronto a ricominciare con le “riammissioni”, puntando sulla sicurezza e sulla difficoltà di gestire gli ingressi nella cosiddetta Lampedusa del Nord, ovvero in quell’area del Paese compresa tra Monfalcone, Gorizia e Udine. I dati raccolti dalle istituzioni parlano di un aumento dei flussi del 204 per cento, ovvero circa quattromila persone in più rispetto al migliaio dell’anno scorso.

La storia. Il ricorso dell’ASGI che ha portato a questa sentenza nasce da una segnalazione di Border Violence Monitoring Network, con una vicenda emblematica. Nell’estate del 2020 un giovane pachistano fu trovato dai carabinieri a Trieste senza documenti. Scappato dal Paese d’origine perché il suo orientamento sessuale lo avrebbe messo in pericolo di vita, il ragazzo aveva espressamente detto di voler fare richiesta di asilo in Italia. Ma le forze dell’ordine lo arrestarono, gli sequestrarono il cellulare e lo costrinsero, insieme ad altri, a firmare dei documenti scritti in italiano senza traduzione. Poi lo caricarono su un furgoncino e lo portarono in prossimità della frontiera con la Slovenia. Da lì, dopo un chilometro di cammino, il giovane fu nuovamente arrestato dalla polizia slovena.

L'ordinanza del Tribunale di Roma. Anche in Slovenia il ragazzo espresse la volontà di richiedere asilo, ma dopo una notte trascorsa in una stanza senza cibo, senza acqua e senza servizi igienici e dopo aver subito violenza dalle forze dell’ordine – si legge nell’ordinanza del tribunale di Roma – venne caricato su un altro camion e portato al confine con la Croazia. Arrivato qui venne ancora una volta arrestato e “picchiato dalla polizia con manganelli avvolti nel filo spinato”, scrive la giudice Silvia Albano, poi di nuovo caricato su un camioncino e trasferito al confine con la Bosnia. Fu portato nel campo profughi di Lipa, ma non essendoci posto per lui, venne abbandonato in campagna. Da lì raggiunse Sarajevo, dove ancora oggi vive in un palazzo in decadenza.

Il parere degli esperti della rete Rivolti ai Balcani. “La notizia che il governo vuole riprendere con le riammissioni informali alla frontiera ci preoccupa prima di tutto dal punto di vista umano, perché sappiamo a quali abusi vanno incontro le persone durante i respingimenti a catena. E poi dal punto di vista giuridico, perché le riammissioni sono già state giudicate illegittime, dato che violano il diritto nazionale e le norme europee”, spiega l’avvocata Caterina Bove nel corso di una conferenza stampa. I respingimenti sono contrari anche all’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, aggiunge l’avvocata Anna Brambilla, di ASGI. La CEDU vieta i trattamenti inumani e degradanti e dunque non si può respingere perché non si ha la garanzia che nei paesi terzi le persone migranti vengano trattate con rispetto e dignità. In più, sottolinea Gianfranco Schiavone di ICS Trieste, con i respingimenti si impedisce alle persone di fare richiesta di asilo.

Si respinge anche chi chiede protezione internazionale. Eppure si parla di un diritto fondamentale, garantito dall’articolo 10 dalla Costituzione oltre che dalla normativa europea e internazionale in materia di protezione. Solo in seguito alla richiesta si può decidere se questa debba essere presentata in un altro Paese, come stabilisce anche il Regolamento di Dublino III. Nel 2020 il governo italiano ha ritenuto di poter procedere con gli accordi di riammissione persino nei confronti dei richiedenti la protezione internazionale. E su questo punto si è espresso non solo il tribunale di Roma ma lo stesso governo Draghi, che rispondendo a una interrogazione parlamentare di Riccardo Magi, di Più Europa, aveva precisato che le riammissioni non possono in alcun modo essere applicate ai richiedenti asilo.