Mondo Solidale

Asili Notturni, l’aiuto a chi non ha nulla: cibo, un letto, l'ambulatorio, medicine, il sostegno psicologico e abiti per italiani e stranieri

Fondati a Torino nel 1886 da un gruppo di persone che ancora oggi offrono, senza distinzione di nazionalità e religione, un ricovero notturno temporaneo a persone bisognose
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ROMA - Persone che vivono per strada, giovani e anziani, senza un tetto, lontani dalla terra d'origine e dalla famiglia, sbandati, sconvolti dalla fame e dal freddo, bussano ogni anno sempre più numerosi alle porte degli Asili Notturni, fondati a Torino nel 1886 da un gruppo di persone che, all’insegna del motto Labor, virtus, caritas, decisero di offrire, senza distinzione di nazionalità e religione, un ricovero notturno temporaneo a persone residenti in quella città o di passaggio, sprovviste di mezzi e bisognose di  asilo.

Farmaci e cure garantite dai privati. “Domina nel loro animo un distacco da tutto e tutti, specie dalla società da loro giudicata egoista, indifferente, inumana. Una cena ristoratrice, una notte trascorsa al caldo, una benevola e scrupolosa assistenza medica, il dono inaspettato di indumenti decorosi di ogni genere dissipano la loro acredine e ridanno loro fiducia verso il prossimo”, si legge nel sito. Nella struttura vengono curate malattie da raffreddamento, frequenti in chi è costretto spesso a vivere in strada,  malattie dentarie, malattie dermatologiche e oculari. Vengono inoltre medicate contusioni, ferite varie, ulcere agli arti inferiori legate a problemi circolatori e di scarsa igiene. “L’aiuto offerto è purtroppo spesso limitato - dicono i responsabili del centro - poiché limitati sono i mezzi a nostra disposizione: i costi dei farmaci che noi forniamo a chi è affetto da varie patologie acute o croniche sono, in genere, elevati e le case farmaceutiche che, tempo addietro, distribuivano campionature gratuite, hanno quasi sospeso tali elargizioni". 

Oltre 200 volontati e 60.000 pasti caldi. I farmaci devono quindi essere acquistati direttamente dagli Asili Notturni, i cui introiti sono in massima parte frutto di generosità privata. Ogni anno, grazie al contributo di oltre 200 volontari, vengono offerti a persone bisognose e in condizione di fragilità, italiane e straniere, 60mila pasti caldi, cinquemila notti ai senza fissa dimora, cinquemila interventi sanitari di cui oltre quattromila  prestazioni dentistiche (anche per le cure ortodontiche riservate ai bambini in affido) ed oculistiche. Gli Asili Notturni forniscono inoltre un centro psichiatrico di prevenzione e cura del disagio psichico. 

Più della metà sono italiani. “È interessante analizzare la tipologia di persona che accede agli Asili – osserva il dottor Piero Digirolamo,  direttore sanitario Asili Notturni - sino a pochi anni fa erano i veri homeless, i clochard, stranieri senza fissa dimora, mentre nel corso degli ultimi anni si è osservato un drammatico ampliamento della nostra utenza oggi rappresentata per oltre la metà da cittadini italiani classificati con un termine agghiacciante di nuovi poveri, cioè persone che oltre alla casa, al lavoro ed all’indipendenza economica, hanno perso la dignità sociale. Siamo passati da quella che possiamo definire medicina di strada ad una richiesta di prestazioni polispecialistiche più articolate di quanto si possa vedere in un qualunque ambulatorio di medicina generale". 

L'aumento di alcune patologie. Si scoprono sempre più diabetici scompensati, cardiopatici o poli-vasculopatici non curati, patologie neurologiche, dermatologiche o respiratorie croniche. Sono state anche portate avanti delle iniziative di ricerca e di screening sia sull’individuazione di malattie cardiache, che sulla diffusione della TBC e dell’ HIV tra la popolazione senza un tetto, rilevando dati preoccupanti, specie alla luce del fatto che i pazienti sarebbero sfuggiti a qualunque altro tipo di indagine statistico-epidemiologica mantenendo il loro status di invisibili per la nostra società. "E un invisibile è tale anche per i servizi offerti dal Servizio Sanitario Nazionale - ha aggiunto il dottor Piero Digirolamo - che di fatto sono preclusi a chi ha evidenza solo se viene colto dal solito servizio giornalistico sul morto assiderato su una panchina in una rigida notte invernale, ma che normalmente può tentare di risolvere i propri bisogni di salute esclusivamente ricorrendo (molto spesso in modo improprio) al Pronto Soccorso".

Sempre attivi nonostante la pandemia. In collaborazione con l’Assessorato al Welfare del Comune di Torino è stato riattivato in una settimana una vecchia residenza assistita per anziani in disuso, in via Ravenna, diventata sede distaccata degli Asili e capace di ospitare un totale di 40 persone tra singoli o nuclei famigliari con evidenti disagi d'ogni sorta, psichici, economici, abitativi e magari anche positivi al tampone. Sono state create aree di isolamento per la quarantena e attivato procedure che consentono di mantenere la struttura immune da contagi. In pratica, grazie ai volontari, anche nei periodi più difficili della pandemia, non si è chiuso nulla né si sono interrotte le attività, rispondendo - come si è potuto - a chiunque bussasse alla porta.