Celebra 10 anni di attività la Fondazione Nicola Trussardi che si è distinta a Milano non solo perché ha saputo offrire esposizioni di artisti contemporanei internazionali, ma anche per la scelta di ospitarli in luoghi itineranti, dando così la possibilità di scoprire ambienti segreti e suggestivi della città di cui diversamente non si sarebbe potuta varcare la soglia. Con la mostra "Fault Lines" di Allora & Calzadilla, continua la collaborazione tra Beatrice Trussardi e il direttore artistico Massimiliano Gioni, alleanza felice e mai interrotta. La retrospettiva ospitata nel cuore di Brera a Palazzo Cusani, ex sede del Comando del III Corpo d'Armata, presenta i principali lavori e le performance di una coppia di artisti, unita anche nella vita.
LE IMMAGINI
"Allora e Calzadilla si sono conosciuti a Firenze ma sono nati lei - Jennifer Allora - a Philadelphia, lui - Guillermo Calzadilla - a Cuba. Vivono insieme a Puerto Rico, dove si sono inventati un'estetica assolutamente personale: una forma d'arte concettuale caraibica - potremmo chiamarla - o una Land Art da tristi tropici. Come bricoleur spiaggiati su un'isola deserta, novelli Robinson Crusoe, Allora e Calzadilla si sono fatti notare all'inizio degli anni duemila con una serie di opere che mescolavano oggetti riciclati e culture meticce". Così li presenta il curatore Massimilano Gioni, che prosegue elencando le loro opere cardine realizzate in questi anni, quelle emblematiche per capire il valore della loro ricerca. "La prima opera che li ha resi noti, esposta alla prestigiosa Tate Modern di Londra, era chiara e precisa come un vero manifesto programmatico: una scultura di luci del celebre artista minimalista americano Dan Flavin, che Allora e Calzadilla avevano collegato a una pila caricata con pannelli solari esposti alla luce del sole dei Caraibi. Come a ricordarci che l'energia dell'America del Nord getta le sue radici nello sfruttamento dell'America del Sud. In un'altra occasione hanno utilizzato una scultura luminosa di Jenny Holzer per tenere in vita una palma tropicale".
Per il grande pubblico il primo incontro con questi artisti è stato alla Biennale di Venezia 2011, quella precedente la direzione di Gioni, in cui avevano portato ai Giardini un carro armato e lo avevano posizionato a "testa in giù", trasformandolo in un gigantesco tapis roulant su cui avevano invitato un campione maratoneta a correre alcune ore al giorno. Il significato era chiaro: ridurre un'arma da guerra a strumento ginnico per ironizzare sulle azioni belliche statunitensi.
"Rappresentare gli Stati Uniti è stato il più incredibile appuntamento al buio della nostra vita. Il risultato è solo una delle infinite possibilità di rappresentazione di questo Paese. Siamo partiti da temi come il nazionalismo, la competizione, la guerra e il commercio globale e siamo arrivati a questa conclusione, la nostra conclusione " hanno ammesso gli artisti.
La mostra a Palazzo Cusani presenta lo stretto rapporto che la coppia ha con la musica. Nella corte centrale una grezzo cumulo di cemento contiene e nasconde alcuni cantanti lirici, che a intervalli si esibiscono intrappolati nella materia. Nella sala principale di Palazzo Cusani, il Salone Radetzky, Allora e Caldazilla hanno deciso di dare spazio ad uno strano pianoforte. Il pianista suona la tastiera al rovescio, perché grazie a un buco si trova in piedi al centro della coda dello strumento, dalla parte opposta rispetto alla corretta posizione. Esegue l'Inno alla gioia di Beethoven al contrario, camminando e spingendo il piano in giro per la sala.
Continua ad essere protagonista la musica anche nei tre nuovi video che si incontrano proseguendo la vista. Nel primo viene ripreso un grifone che ascolta le note provenienti da un flauto preistorico, di 15mila anni fa, ricavato dalle ossa di un animale. Nel filmato successivo Apotom?, Tim Storms canta davanti allo scheletro di due elefanti portati a Parigi come bottino di guerra alla fine del '700. Per l'ultimo video della trilogia Allora e Calzadilla hanno avuto accesso alla Venere di Lespugue, conservata al Musée de l'Homme di Parigi, che nel filmato hanno accostato a una serenata per violoncello. Fault Lines, letteralmente linee di faglia, è il titolo dell'esposizione che indaga le fratture che si formano all'incontro tra due masse. Come archeologi del presente, i due artisti cercano di svelare al vasto popolo dei "fedeli dell'arte contemporanea" gli elementi che legano gli individui alle varie forme di organizzazione del potere. Al centro pongono l'uomo, il suo corpo e le relazioni intime tra sensi e suoni, ed esprimono, attraverso reperti della nostra quotidianità, interpretazioni e giudizi crudi sul nostro tempo.
La mostra della Fondazione Nicola Trussardi "Fault Lines" di Allora & Calzadilla proseguirà fino al 24 novembre, stessa data di chiusura della Biennale d'arte di Venezia.
Informazioni utili qui.
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"Allora e Calzadilla si sono conosciuti a Firenze ma sono nati lei - Jennifer Allora - a Philadelphia, lui - Guillermo Calzadilla - a Cuba. Vivono insieme a Puerto Rico, dove si sono inventati un'estetica assolutamente personale: una forma d'arte concettuale caraibica - potremmo chiamarla - o una Land Art da tristi tropici. Come bricoleur spiaggiati su un'isola deserta, novelli Robinson Crusoe, Allora e Calzadilla si sono fatti notare all'inizio degli anni duemila con una serie di opere che mescolavano oggetti riciclati e culture meticce". Così li presenta il curatore Massimilano Gioni, che prosegue elencando le loro opere cardine realizzate in questi anni, quelle emblematiche per capire il valore della loro ricerca. "La prima opera che li ha resi noti, esposta alla prestigiosa Tate Modern di Londra, era chiara e precisa come un vero manifesto programmatico: una scultura di luci del celebre artista minimalista americano Dan Flavin, che Allora e Calzadilla avevano collegato a una pila caricata con pannelli solari esposti alla luce del sole dei Caraibi. Come a ricordarci che l'energia dell'America del Nord getta le sue radici nello sfruttamento dell'America del Sud. In un'altra occasione hanno utilizzato una scultura luminosa di Jenny Holzer per tenere in vita una palma tropicale".
Per il grande pubblico il primo incontro con questi artisti è stato alla Biennale di Venezia 2011, quella precedente la direzione di Gioni, in cui avevano portato ai Giardini un carro armato e lo avevano posizionato a "testa in giù", trasformandolo in un gigantesco tapis roulant su cui avevano invitato un campione maratoneta a correre alcune ore al giorno. Il significato era chiaro: ridurre un'arma da guerra a strumento ginnico per ironizzare sulle azioni belliche statunitensi.
"Rappresentare gli Stati Uniti è stato il più incredibile appuntamento al buio della nostra vita. Il risultato è solo una delle infinite possibilità di rappresentazione di questo Paese. Siamo partiti da temi come il nazionalismo, la competizione, la guerra e il commercio globale e siamo arrivati a questa conclusione, la nostra conclusione " hanno ammesso gli artisti.
La mostra a Palazzo Cusani presenta lo stretto rapporto che la coppia ha con la musica. Nella corte centrale una grezzo cumulo di cemento contiene e nasconde alcuni cantanti lirici, che a intervalli si esibiscono intrappolati nella materia. Nella sala principale di Palazzo Cusani, il Salone Radetzky, Allora e Caldazilla hanno deciso di dare spazio ad uno strano pianoforte. Il pianista suona la tastiera al rovescio, perché grazie a un buco si trova in piedi al centro della coda dello strumento, dalla parte opposta rispetto alla corretta posizione. Esegue l'Inno alla gioia di Beethoven al contrario, camminando e spingendo il piano in giro per la sala.
Continua ad essere protagonista la musica anche nei tre nuovi video che si incontrano proseguendo la vista. Nel primo viene ripreso un grifone che ascolta le note provenienti da un flauto preistorico, di 15mila anni fa, ricavato dalle ossa di un animale. Nel filmato successivo Apotom?, Tim Storms canta davanti allo scheletro di due elefanti portati a Parigi come bottino di guerra alla fine del '700. Per l'ultimo video della trilogia Allora e Calzadilla hanno avuto accesso alla Venere di Lespugue, conservata al Musée de l'Homme di Parigi, che nel filmato hanno accostato a una serenata per violoncello. Fault Lines, letteralmente linee di faglia, è il titolo dell'esposizione che indaga le fratture che si formano all'incontro tra due masse. Come archeologi del presente, i due artisti cercano di svelare al vasto popolo dei "fedeli dell'arte contemporanea" gli elementi che legano gli individui alle varie forme di organizzazione del potere. Al centro pongono l'uomo, il suo corpo e le relazioni intime tra sensi e suoni, ed esprimono, attraverso reperti della nostra quotidianità, interpretazioni e giudizi crudi sul nostro tempo.
La mostra della Fondazione Nicola Trussardi "Fault Lines" di Allora & Calzadilla proseguirà fino al 24 novembre, stessa data di chiusura della Biennale d'arte di Venezia.
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